IL CASO

Immuni, Pisano si difende: “Nessuna opacità nella scelta”

La ministra risponde alle accuse di scarsa trasparenza nella selezione: “Percorso accompagnato dalle valutazioni tecniche della task force e da verifiche condivise in sede governativa con vari soggetti competenti”. Report Altrconsumo: il 66% degli italiani favorevoli all’uso dell’app

07 Mag 2020

F. Me

Nessuna opacità sulla scelta di Immuni. La ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, si difende dalla accuse mossele nei giorni scorsi in una lettera inviata al Il Foglio. Il quotidiano avevaaccusato il suo dicastero di aver forzato la relazione della task force attribuendo ai tecnici la scelta dell’applicazione sviluppata da Bending Spoons, contrariamente a quanto indicato dalla stessa relazione.

Il ministero dell’Innovazione non ha mentito, né “proferito bugie e opacità” al presidente del Consiglio e ai cittadini nel comunicare la scelta dell’app Immuni come soluzione migliore per realizzare il sistema di tracciamento anti Covid-19, scrive Pisano.

“Spiace rilevare – evidenzia la ministra – che il Suo giornale abbia estrapolato e dato conto solo di alcuni passaggi della relazione finale della task force, senza riportare tuttavia il suo giudizio conclusivo sulla comparazione effettuata tra l’app Immuni e l’altra soluzione tecnologica esaminata”, ovvero CovidApp, individuata dai tecnici come altra soluzione possibile e da testare in parallelo.

Pisano riporta quindi un passaggio della relazione in cui i tecnici riconoscono a Immuni “uno stadio di sviluppo più avanzato” rispetto alle altre soluzioni. Valutazioni che l’avrebbero premiata per una maggiore garanzia “sia sul piano operativo e della tutela della privacy, sia sul piano della maturità e dello stadio più avanzato di sviluppo”. Nella scelta Immuni èrisultata essere quindi l’app “più rispondente alle attuali necessità”.

“Mi corre l’obbligo di precisare – scrive ancora il ministro – che la comunicazione della scelta dell’app, da parte mia e del ministro della Salute Roberto Speranza è stata accompagnata dall’invio al presidente del Consiglio di tutte le relazioni e gli atti di valutazione compiuti dalla task force”. “Peraltro”, prosegue, “il percorso che ha portato alla scelta dell’app è stato accompagnato, oltre che dalle valutazioni tecniche della task force, da una serie di attente verifiche e valutazioni condivise in sede governativa con vari soggetti competenti, deputati a valutare tutti gli aspetti, non ultimi quelli della protezione dei dati personali e della sicurezza nazionale”.

“Di questo percorso – conclude la lettera – ho dato pienamente atto nelle sedi istituzionali, rispondendo al Parlamento in varie audizioni e pubblicando in trasparenza tutti gli atti della procedura”.

Italiani favorevoli all’utilizzo di app di contact tracing

La polemica su Immuni non ha però scalfito il punto di vista degli italiani che sono pronti ad usare il contact tracing per la lotta contro il Coronavirus, pur con qualche timore per la privacy.  A dirlo un report di Altroconsumo che ha censito 1.132 soggetti, di età compresa fra i 18 e i 74 anni: più del 70% degli intervistati ha già scaricato un’applicazione o è intenzionato a farlo, il 66% si dichiara predisposto all’utilizzo dell’app Immuni e per il 73% degli utenti la condivisione di dati personali può contribuire a salvare delle vite.

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Per quanto riguarda il download di app dedicate a gestione, tracciamento e contenimento del coronavirus, più del 70% dei soggetti è intenzionato a scaricare una app o l’ha già fatto. Quasi il 20% dei rispondenti ha già scaricato uno dei software disponibili e il 55% è intenzionato a farlo. La maggior parte utilizza app che offrono informazioni sul virus (64%) o statistiche sul contagio (62%). Già da questa prima fase di analisi emerge la forte predisposizione delle persone ad adottare misure tecnologiche legate alla situazione sanitaria. Infatti, quasi il 40% sostiene anche di aver scaricato app che richiedono la condivisione di dati personali e il 28% ha persino acconsentito alla geolocalizzazione.

Lo studio si sofferma anche sull’anonimizzazione dei dati: 1 italiano su 2 è favorevole all’utilizzo in forma non anonima di app che certificano l’immunità dal Covid-19. Sebbene ci sia una tendenza a preferire l’utilizzo delle piattaforme in forma anonima, l’inchiesta mostra che per quanto riguarda alcuni tipi di app, i soggetti sono disposti anche a rendere nota l’identità. La maggior parte degli intervistati utilizzerebbe un’applicazione che dimostri l’immunità dal coronavirus sia in forma anonima (64%) che non (52%). Anche nel caso in cui fosse obbligatorio per i positivi al virus scaricare una app per monitorare il rispetto della quarantena da parte dei contagiati, il 65% degli intervistati sarebbe favorevole all’utilizzo in forma anonima e il 51% anche rendendo nota l’identità.

Forte anche la disponibilità degli utenti verso la condivisione di informazioni in questo momento di necessità. Il 68% degli italiani sostiene infatti che l’uso di dati personali può essere di grande utilità per controllare la diffusione del Covid-19. Ma il tema della privacy preoccupa. L’84% si dichiara, infatti, d’accordo nel ritenere che i dati non siano mai realmente anonimi e che ci sia sempre un modo per risalire alla fonte. Inoltre, il 64% degli intervistati mostra la sua preoccupazione riguardo alle conseguenze che la crisi in corso possa avere sui diritti di privacy.

La maggior parte spera che sia possibile trovare una tecnologia che utilizzi i dati privati per fronteggiare le problematiche legate al coronavirus e che allo stesso tempo protegga la privacy degli utenti (73%). Comunque, più della metà dei rispondenti sarebbe d’accordo con la raccolta in forma anonima della posizione tramite i dati Gps delle compagnie telefoniche, per tenere traccia dei comportamenti nella mobilità delle persone; il 30% lo farebbe anche senza anonimato. Insomma, nella scelta fra privacy e salute gli italiani sembrano dare più importanza alla salute.

Alla domanda ”Se le autorità richiedessero il download di una app richiedendo l’accesso a informazioni sui movimenti e la geolocalizzazione, cosa faresti?”, il 22% la scaricherebbe se obbligatorio, mentre il 40% lo farebbe anche se non lo fosse. Di questi l’85% terrebbe l’applicazione sempre attiva. ”Se il presupposto per l’efficacia di Immuni è l’utilizzo da parte di una percentuale consistente della popolazione (si parla di una soglia del 60%) – commenta Ivo Tarantino, responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo – il Governo deve da subito, prima ancora della messa in esercizio della applicazione, avviare una campagna di comunicazione attraverso tutti i canali disponibili (Tv, radio, internet, posta) per diffondere la conoscenza dello strumento, chiarirne le funzionalità ed il periodo di utilizzazione da parte dei cittadini così da instaurare un clima di piena fiducia”.

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