Immuni, test a Maranello in attesa delle Api Apple-Google - CorCom

DATA TRACING

Immuni, test a Maranello in attesa delle Api Apple-Google

Secondo quanto risulta a CorCom l’applicazione è in fase di sperimentazione nell’hub Ferrari. Per il debutto bisognerà aspettare il rilascio delle application programming interface che abilitano la comunicazione tra cellulari iOs e Android. Sogei e Sia in lizza per la gestione dei dati

28 Apr 2020

Federica Meta

Giornalista

Via ai test della app Immuni. Stando quanto risulta a CorCom l’app sviluppata dalla milanese Bending Spoons e scelta dal governo come sistema di tracciamento nazionale, è in sperimentazione a Maranello presso l’hub della Ferrari. Il debutto vero e proprio – sempre  quanto risulta al nostro giornale – è vincolato al rilascio delle Api di Apple e Google che facilitano la “comunicazione” tra gli smartphone con sistema iOs e Android.

Le Api delle due big tech abilitano il modello decentralizzato per la gestione dei dati per il quale ha optato la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano.

“Il sistema di contact tracing – ha spiegato la ministra – dovrà essere finalizzato tenendo in considerazione l’evoluzione dei sistemi di contact tracing internazionali, oggi ancora non completamente definiti (PEPP-PT, DP-3T, ROBERT), e in particolare l’evoluzione del modello annunciato da Apple e Google. Il codice sorgente del sistema di contact tracing sarà rilasciato con licenza Open Source MPL 2.0 e quindi come software libero e aperto“.

Nel modello decentralizzato nessuno conosce i contatti di tutti gli utenti, ma ciascun utente conosce i propri. Quando un utente risulta positivo, un suo identificativo anonimo viene reso pubblico – previo consenso dell’interessato – di modo che gli altri utenti possano verificare se sono entrati in contatto con il contagiato, senza però sapere di chi si tratta.

La necessità di accelerare sull’adozione è stata chiesta anche dalla task force governativa nel primo rapporto consegnato nei giorni scorsi alla Presidenza del Consiglio. Immuni è una delle leve per far ripartire l’Italia insieme allo screening sierologico, i tamponi, le cure a domicilio e la messa a disposizione di dispositivi di protezione.

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Nel rapporto si evidenzia anche la necessità di raggiungere “un’uniformità su scala nazionale nella gestione di informazioni e dati sul rischio medico sanitario e una tempestiva condivisione tra Regioni e Ministero della Salute”.

Oggi in conferenza stampa il commissario straordinario, Domenico Arcuri, ha fatto sapere che non è stato ancora deciso se i dati raccolti dalla App per il contact tracing saranno conservati sui device dei cittadini o su un server pubblico. “Al momento dello sviluppo si potrà decidere se lasciarli sul telefonino e/o su un server pubblico e italiano – ha spiegato – In ogni caso non cambia nulla sulla piena e assoluta garanzia della privacy in quanto i dati sono criptati.

Se si optasse per un server pubblico, in lizza per la gestione delle info ci sarebbero – secondo Milano Finanza – Sogei, controllata al 100% del Mef, e Sia di cui Cdp detiene l’80%.  Palazzo Chigi sarebbe più orientata sulla spa del Mef che già gestisce i dati dell’amministrazione fiscale.

Come funziona la app Immuni

L’app realizzata dalla milanese Bending Spoons attiva il data tracing grazie alla tecnologia Bluetooth . All’utente che scarica volontariamente Immuni viene assegnato un codice che viene poi scambiato con i dispositivi vicini tramite il BLE- Bluetooth Low Energy. Se un utente risulta positivo al Covid-19 potrà dare il consenso all’utilizzo dei suoi dati, in modo da rintracciare tutti i contatti avuti e ricostruire la cronologia dei suoi movimenti. Tramite un algoritmo, viene valutato il rischio contagio e stilato un elenco di utenti da avvertire tramite smartphone L’alert arriverà agli utenti dalle autorità sanitarie e chiederà di seguire un preciso protocollo. L’utente che ha scaricato l’applicazione e ricevuto la comunicazione di essere entrato in contatto con un positivo al Coronavirus, dovrà rispettare l’isolamento a casa. Se non lo farà, rischierà di essere denunciato penalmente per epidemia colposa, come già avviene per chi vìola la quarantena.

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