In prigione per un "like": Internet è sempre meno libera - CorCom

IL REPORT

In prigione per un “like”: Internet è sempre meno libera

La ricerca di Freedom House: peggiora per il sesto anno di fila la libertà online. I social media bersagli preferiti dei regimi autoritari. Sanja Kelly: “Sotto attacco app come Whatsapp e Telegram”

14 Nov 2016

A.S.

C’è chi è finito in prigione per aver condiviso o segnalato con un “like” un contenuto su Facebook. Nel mirino della censura dei “regimi” e di alcuni governi nel mondo autoritari non ci sono più soltanto i social network, ma anche i servizi di messaggistica istantanea come Whatsapp e Telegram. A evidenziarlo è il rapporto anuale “Freedom of the Net” dell’Ong statunitense “Freedom House”, secondo cui la libertà su Internet è diminuita nel 2016 per il sesto anno consecutivo, con molti governi che proseguono nella loro strategia di reprimere i social media e le app che possono essere usati per esprimere dissenso.

“I social media più popolari come Facebook e Twitter sono stati soggetti a una crescente censura per vari anni, ma i governi ora se la prendono sempre di più con le messaggerie come WhatsApp e Telegram – afferma Sanja Kelly, responsabile dello studio – Le app di messaggeria sono in grado di diffondere le informazioni in modo veloce e sicuro e qualche governo lo ritiene una minaccia”.

Da giugno 2015 la libertà online è peggiorata in 34 del 65 Paesi sotto esame nel rapporto. Tra i luoghi in cui è peggiorata di più Uganda, Bangladesh, Cambogia, Ecuador e Libia, mentre la libertà in rete è cresciuta in Sri Lanka e Zambia e negli Stati uniti dove è stata approvata una legge che vieta la raccolta di metadati delle telecomunicazioni.

Freedom House rileva che il 67% degli utenti di Internet vive in un Paese in cui dove le critiche al governo, all’esercito o alle famiglie governanti sono soggette a censura. I governi di 24 Paesi hanno bloccato o limitato l’accesso ai social media o a strumenti di comunicazione, dai 15 dell’anno precedente.

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Anche alcuni governi democratici hanno preso di mira applicazioni che usano codici criptati, percepiti come una minaccia alla sicurezza nazionale, con WhatsApp ha subito restrizioni in 12 Paesi: “Se il blocco di questi strumenti tocca tutti, ha un impatto particolarmente dannoso sui difensori dei diritti umani, sui giornalisti e sulle comunità marginalizzate, che spesso dipendono da questa app per bypassare il controllo dello Stato”, aggiunge Kelly.

Per il secondo anno consecutivo la Cina è il Paese peggiore, seguita da Siria e Iran. Freedom House critica una nuova legge cinese che punisce con il carcere fino a sette anni chi diffonde voci sui social media, un’accusa solitamente usata per incarcerare gli oppositori.

Le autorità di 38 Paesi hanno eseguito arresti legati a post sui social media lo scorso anno, con un aumento del 50% dal 2013. In alcuni Paesi ci sono state condanne a oltre dieci anni di carcere.