In Uk stretta su Google & co: via all'Authority delle Big tech - CorCom

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In Uk stretta su Google & co: via all’Authority delle Big tech

La Digital markets unit vigilerà su eventuali abusi di mercato e sugli impatti di advertising e informazione sulla concorrenza. In cantiere un codice di condotta per i colossi del digitale, con sanzioni in caso di non-compliance

07 Apr 2021

Patrizia Licata

giornalista

È ufficialmente attiva da oggi la Digital markets unit, nuovo regolatore britannico che supervisiona i colossi del digitale. Lanciato l’anno scorso si tratta di un ente regolatore, parte dell’Autorità per la concorrenza di mercato (Cma), il cui obiettivo specifico è vigilare e valutare le accuse di comportamento anticompetitivo da parte delle più grandi aziende tecnologiche mondiali, come Google, Facebook, Amazon e Apple.

Per il governo britannico si tratta di un necessario un intervento antitrust per arginare il quasi-monopolio dei giganti del digitale. La Digital markets unit dovrà assicurare che queste aziende non sfruttino il loro dominio di mercato per soffocare la concorrenza e impedire l’ingresso di nuovi attori. I suoi poteri sono attualmente limitati ma verranno ampliati dall’anno prossimo.

Un codice di condotta vincolante per le Big tech

Come primo compito la Dmu creerà un nuovo codice di condotta per le Big tech la cui adozione diventerà obbligatoria non appena il Parlamento avrà approvato la legge che sancisce e regola i poteri del nuovo ente (approvazione prevista per l’inizio del 2022). Il codice verrà preparato in collaborazione con l’autorità antitrust Cma, il regolatore del settore telecom, Ofcom, e l’Information Commissioner’s Office.

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Al momento, dunque, la Dmu non può imporre sanzioni, ma, una volta approvato dal Parlamento il quadro legale che definisce i suoi poteri, potrà avere autorità per sospendere, bloccare e ribaltare decisioni prese dalle Big tech, ordinare di intraprendere specifiche azioni per adeguarsi al codice di condotta e imporre multe per la non compliance.

La Dmu avvierà anche un’analisi della relazione dei colossi del digitale con i creatori di contenuti e chi acquista spazi pubblicitari.

“I colossi hitech saranno soggetti a un nuovo regime per dare ai consumatori più scelta e controlllo sui loro dati, per aiutare le piccole imprese ad avere successo e assicurare che i siti dei gruppi editoriali non siano costretti a uscire dal mercato a causa di rivali più grandi”, si legge nel comunicato ufficiale con cui il governo britannico ha presentato la Dmu.

“Saremo il mercato online più competitivo del mondo”

L’istituzione della Dmu segue la pubblicazione del report “Unlocking Digital Competition” commissionato dal ministero delle Finanze del Regno Unito nel 2019. Lo studio si conclude con la proposta di far vita a un regolatore digitale ad hoc per arginare lo strapotere dei grandi gruppi tecnologici, accusati di rappresentare un freno alla concorrenza di mercato e al progresso tecnologico.  Il report chiede un tempestivo aggiornamento della normativa antitrust adeguandola all’era digitale in modo da difendere la pluralità di scelta del consumatore e restituire agli utenti il controllo sui dati personali. Altro settore da vigilare attentamente sono le attività di M&A dei colossi del digitale, si legge ancora nello studio (qui i dettagli).

Commentando la nascita del Dmu, il segretario di Stato britannico per il digitale e la cultura, Oliver Dowden, ha affermato che si tratta di “una pietra miliare nella creazione del mercato online più competitivo al mondo”. Dowden si è sempre definito “spudoratamente pro-concorrenza“.

Il segretario di Stato per gli affari economici, l’energia e la strategia industriale, Kwasi Kwarteng, ha detto che la creazione del nuovo ente contribuirà a sanare le distorsioni create dal “predominio” dei giganti del settore tecnologico.

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