LA RICERCA

In Usa 5 “leoni dell’innovazione”: ecco le città preferite dai talenti hi-tech

Secondo una ricerca di Brookings Institution sono San Francisco, San Jose, Seattle, San Diego e Boston i centri che attirano la maggior parte dei lavoratori innovativi nel campo delle tecnologie

11 Dic 2019

Antonio Dini

L’Innovation Industry genera ricchezza e attrae talenti. La maggior parte dei quali, spiega uno studio del think thank Brookings Institution, fondazione per l’information technology e l’innovazione, si ferma in cinque città costiere americane che diventano sempre più ricche.

Fra il 2005 e il 2017 le cinque aree metropolitane – San Jose, San Francisco, Seattle, San Diego, e Boston — non solo hanno creato molti posti di lavoro ma sono anche diventati luoghi dominanti nei settori dell’industria del software, del farmaceutico e dell’aerospaziale. In tutto, secondo i ricercatori della fondazione, 13 settori industriali richiedono i maggiori investimenti in ricerca e sviluppo e danno da lavorare al maggior numero di laureati in discipline Stem.

La conclusione a cui giungono i ricercatori, utilizzando una metodologia di analisi calibrata per valutare la ricchezza delle aree in relazione agli investimenti e alle tipologie di attività condotte e alla tipologia di lavoratori assunti, è che un pugno di aree geografiche stanno accelerando rispetto a tutto il resto degli Stati Uniti e ce generano il maggior numero di lavori pagati meglio e di investimenti di settore. E il tasso di crescita non accenna a diminuire, visto che nelle comunicazioni alla Sec, la Consob americana, tutti i big del tech presenti in queste aree hanno annunciato piani quinquennali o decennali di sviluppo di strutture di lavoro e di complessi abitativi per aumentare il numero di dipendenti di migliaia di unità.

Ci sono anche altre possibili metriche per vedere se altre città stanno crescendo negli Usa. Ed effettivamente succede, ad esempio New York e Austin stanno crescendo in varie aree occupazionali così come altre città più piccole. Il problema però, sostengono gli analisti della fondazione, è legato al modo con il quale si analizza il mercato del lavoro. “Molte città – dice Mark Muro, senior fellow di Brookings e autore dello studio – stanno facendo crescere i loro tassi di occupazione e questa è un’ottima notizia. La domanda però e se stanno avendo un impatto in questi settori industriali”. Secondo l’indagine, i settori industriali esaminati sono quelli che attraggono maggiori capitali e investimenti, stipendi più alti e un tasso di crescita maggiore dei vari settori industriali legati al tech.

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Nonostante da tempo nella Silicon Valley si sia diffuso un sentimento di pessimismo, secondo i ricercatori in realtà questa tendenza è assolutamente positiva e va avanti da almeno venti anni. I grandi centri di innovazione insomma si consolidano sempre di più e i ricchi diventano veramente più ricchi.

In parte questo è dovuto anche a un effetto controintuitivo della tecnologia, che in teoria non dovrebbe essere legata a una particolare area geografica e potrebbe invece crescere ovunque. In realtà, spiega l’economista di Berkeley Enrico Moretti, gli hub per l’innovazione hanno un fattore di attrazione e moltiplicazione del ruolo dei talenti. Inoltre, la focalizzazione sul talento delle persone anziché sulle infrastrutture o l’organizzazione del territorio rende più flessibili e resilienti gli hub dell’innovazione. In sostanza, spiega l’economia che non ha partecipato allo studio della fondazione, ad essere determinanti non sono i luoghi o le infrastrutture di per sé, ma la concentrazione di talenti, che genera valore e contemporaneamente attrae sempre più nuovi talenti.

Cinquant’anni fa, dice l’economista, costruire le infrastrutture adatte era la ricetta giusta per incoraggiare la crescita di posti di lavoro di un’area. Oggi dipende tutto da dove si riesce a concentrare il maggio numero di talenti nei settori STEM. Per questo nello studio viene evidenziato che esistono anche città più piccole ma in rapida crescita che fanno da “secondo livello” rispetto ai cinque big dello studio: posti come Pittsburgh e Madison ne Wisconsin, ad esempio, che stanno creando un ecosistema di università, startup e posti di lavoro per laureati nelle materie Stem, attraendo anche investitori e capitale di ventura.

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