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L'INTERVISTA

Indra verso i 1.000 dipendenti. Garcia Martin: “In Italia si gioca grande partita digitale”

Crescita inarrestabile per l’azienda dai natali spagnoli e dall'”anima” sempre più italiana. Il nostro Paese primo in Europa per business: andamento a due digit anche nel 2018. “Italia ricca di talenti, grande preparazione dei laureati. Ma il trucco è formarseli in casa”

26 Mar 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

È una crescita che appare inarrestabile quella di Indra in Italia. I numeri, quelli del business tricolore e quelli relativi alla forza lavoro sono diventati importanti al punto da annoverare la società dai natali spagnoli fra le società italiane “de facto”. L’assorbimento, appena portato a termine, del ramo di Ericsson specificamente dedicato allo sviluppo dei sistemi IT per Enel – una struttura da 160 dipendenti – è l’ennesima dimostrazione di quanto Indra creda nel nostro Paese, che rappresenta il primo mercato europeo al netto di quello spagnolo e fra i più importanti al mondo insieme con i Paesi sud-americani. Il business italiano sta crescendo a ritmi notevoli – il fatturato non scende sotto i due digit e le stime per l’anno in corso sono pienamente allineate – anche considerando competitor “ingombranti”, da Accenture a Engineering, da Reply a Ibm.

“La nostra avventura in Italia è partita sette anni fa e da subito abbiamo capito che il mercato italiano poteva rappresentare una grande opportunità sia sul fronte infrastrutturale sia del digitale”, racconta a CorCom Pedro Garcia Martin, Ad e presidente del cda in Italia.

Il 2018 che anno sarà?

Sarà un altro anno importante per noi. Il recente assorbimento del ramo di Ericsson significa aver portato in casa know how e competenze importanti. Il mercato energy italiano è fra i più avanzati d’Europa dunque le aziende che vogliono presenziare nel settore devono essere “smart” e a grande valore aggiunto. Peraltro la cessione da parte di Ericsson è caduta in un momento propizio per noi: Enel è già nostro cliente e volevamo rafforzare la squadra operativa. Quindi le due operazioni si sono incastrate perfettamente e non a caso la trattativa è stata rapida e l’operazione si è conclusa in appena tre mesi.

Dunque avete aggiunto altre 160 persone alla squadra. Sono sufficienti? O assumerete ancora?

Non ci fermeremo, almeno per quest’anno. E le annuncio che a fine 2018 supereremo la boa dei 1.000 dipendenti, un risultato eccezionale in pochissimi anni. Nel solo 2017 abbiamo assunto 180 persone e abbiamo tenuto una tabella di marcia da un centinaio di assunzioni l’anno.

Che tipo di figure cercate?

Prevalentemente giovani ingegneri. Talenti che poi ci formiamo in casa. Molte delle persone che sono entrate in Indra hanno partecipato all’iniziativa Smart Start, volta per l’appunto a facilitare l’assunzione di giovani laureandi e neolaureati, in grado di promuovere la nostra scommessa di trasformazione digitale e lo sviluppo di nuove soluzioni e servizi.

State crescendo molto ma avete anche parecchi competitor. Non facile

In Italia la competizione è forte e il mercato è presenziato da grandi attori, società molto note e accreditate, a partire dalle multinazionali. La nostra sfida è cercare di cogliere al massimo le esigenze di tipo locale ossia avvicinarci il più possibile al territorio. Non è un caso se la casa madre lascia molto spazio nella definizione delle strategie e dei piani sui mercati nazionali: ogni Paese ha le sue peculiarità e bisogna rispondere dunque ad una specifica domanda se si vuole avere la possibilità di competere e di crescere.

Quindi know how e competenze sono la chiave. Riuscite a trovare risorse di questo tipo sul mercato?

L’Italia è un Paese ricco di talenti, checché se ne dica. I giovani che abbiamo assunto sono tutti appassionati e anche competenti: il livello di preparazione universitaria è alto. Il Sud fra l’altro è stato una fucina importante in questo senso, in particolare Bari e Matera. Non è un caso se l’Italia sia diventata il centro di eccellenza più importante d’Europa per Indra in ambito customer experience. Su questo fronte il nostro centro è un “gioiello”, ampiamente riconosciuto dai clienti e siamo molto orgogliosi dei risultati che abbiamo raggiunto e che ci hanno consentito di accrescere il nostro business e la nostra quota di mercato.

Sono previste altre acquisizioni nel nostro Paese?

Non abbiamo nessun dossier specifico sul tavolo in questo momento ma siamo sempre in guardia. Se si presenteranno occasioni interessanti le coglieremo, come abbiamo fatto finora.

Che ne pensa del rischio di impasse politica? Che rischi intravede, se ne intravede, per il business di Indra?

I grandi contratti li abbiamo già siglati quindi di sicuro non ci saranno impatti immediati. Nel caso di uno stallo prolungato è presto dirlo ma non intravedo particolari negatività. Quel che posso dirle è che auspico si vada avanti sui progetti strategici per il Paese, a partire da Industria 4.0, ossia su progetti che possano consentire all’Italia di innovarsi e di trasformarsi in chiave digitale. Peraltro l’Italia è ben posizionata a livello europeo, quindi è opportuno che mantenga la posizione di “Paese-esempio”.

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