Industria 4.0, Carli: "IoT e servizi smart nel futuro delle Pmi del Lazio" - CorCom

Industria 4.0, Carli: “IoT e servizi smart nel futuro delle Pmi del Lazio”

La presidente della sezione IT di Unindustria racconta il progetto Cicero per la creazione di un hub tecnologico a sostegno delle imprese: “Puntiamo a mettere a sistema le eccellenze del territorio”. E sul piano Calenda: “Bene il superammortamento ma evitare discriminazioni tra gli atenei”

14 Set 2016

Federica Meta

Internet delle cose e servizi intelligenti. Così il Lazio scende in campo per vincere la sfida di Industria 4.0. Proprio in questa regione nascerà un hub tecnologico per il sostegno alla transizione delle piccole e medie imprese verso lo smart manufacturing. Il progetto si chiama Cicero (acronimo di Cps/Iot Ecosystem of Excellence for Manufacturing Innovation) e darà attenzione precipua a sistemi di Cyber physical systems e Internet of things. Vittoria Carli, presidente della sezione IT di Unindustria, che coordina l’iniziativa, anche con il sostegno della Regione Lazio, la racconta a CorCom.

Come nasce il progetto Cicero?

L’iniziativa è stata selezionata dall’Unione europea nell’ambito del bando “I4MS” (Ict Innovation for Manufacturing SMEs) insieme a quelle di altre 4 regioni italiane che sono Marche, Puglia, Emilia-Romagna e Piemonte. Complessivamente sono state scelte 29 regioni europee che svilupperanno progetti pilota, supportate dal “ mentoring della commissione europea, per guidare le piccole e medie imprese verso la trasformazione digitale.

Oltre a Unindustria quali realtà sono coinvolte nell’iniziativa?

Partecipano Capgemini, Ised e il Consorzio Roma Ricerche. Inoltre, con lettere di intenti, hanno mostrato interesse a scendere in campo anche aziende del calibro di Almaviva, Decisyon, Enel e Telecom Italia come seguono con molta attenzione il Cnr, l’Enea le principali università della regione. È oramai più che evidente che Industria 4.0 è la grande chance di rilancio per tutto il sistema Paese, che si ricorda è il secondo paese industriale d’Europa, come il Lazio è la seconda regione industriale d’Italia.

Quali azioni metterete in campo?

Una volta attivato, Cicero Hub supporterà le imprese nella loro trasformazione 4.0, promuovendo le best practice, contribuendo allo sviluppo di processi innovativi e facilitando la creazione di ecosistemi tra aziende grandi e Pmi, mondo della ricerca e Università in stretta relazione con gli altri hub di innovazione italiani ed europei e all’interno del network europeo di Centri di eccellenza che la Commissione europea ha avviato. La fase “organizzativa” durerà fino al 28 febbraio 2017 quando dovremmo sottoporre all’Europa il progetto operativo dell’HUB e alcune use cases laziali che possono fungere da driver per l’innovazione del territorio. Si tratta di un lavoro certosino ed essenziale per mappare lo stato dell’arte dello smart manufacturing nel Lazio e capire quali settori possono essere la chiave di volta.

Avete già in mente qualcosa?

Il Lazio è un territorio dove, ove, ad esempio, oltre ad un eccellente filiera Ict, i settori dell’aerospazio, della farmaceutica, dell’Automotive e dell’Agrifood sono molto avanzati. Ci sono aziende che hanno tutte le carte in regola per diventare campioni nazionali di Industria 4.0. Non a caso Confindustria ha inserito il Digital innovation Hub Lazio tra quelli scelti per la prima implementazione sul territorio nazionale per sviluppare centri di competenza avanzati ed infrastrutture abilitanti da affiancare alla strategia del ministero dello Sviluppo economico.

Il ministro Calenda ha anticipato, a grandi linee, quali saranno i pilastri della strategia italiana per Industria 4.0: un mix di incentivi alle imprese e azioni mirate per la formazione. Lei che idea si è fatta?

Giudico molto positivamente alcuni sistemi d’incentivazione, quali il superammortamento annunciato dal ministro anche per le piattaforme di Industria 4.0, perché, per la prima volta, l’incentivo non riguarda solo i macchinari ma anche i software, le piattaforme e le interfaccia digitali. Un’incentivazione all’innovazione agendo sulla leva della defiscalizzazione, dunque, che, se utilizzata con criterio, potrà facilitare la trasformazione digitale della manifattura.

Confindustria chiede da anni che si strutturi un legame solido con le università e i centri di ricerca. Sembra che il governo vi abbia ascoltato, annunciando che saranno potenziati 4-5 competence center in atenei di eccellenza. Come giudica la scelta?

Non mi convince la volontà di “puntare” solo sui Politecnici. Si tratta, a mio avviso, di una scelta restrittiva che rischia di gettare alle ortiche il lavoro e l’impegno di altre università di grande valore. È pensabile escludere, tanto per fare un esempio, università del calibro della Sapienza o di Tor Vergata?

E allora?

Allora è necessario superare la convinzione che la rivoluzione digitale dell’industria sia solo ed esclusivamente manifattura e tecnologie digitali per progettare e produrre – convinzione che spiegherebbe la predilezione per i Politecnici – quando, in realtà, essa supera la logica della produzione per allargarsi ai servizi, alla distribuzione, a tutta la supply chain, ai nuovi modelli di business, alla grande attenzione per le esigenze dei clienti. In questo contesto, occorre ripensare “più digitale” l’intero ciclo economico dal progetto al prodotto, alla sicurezza, all’ambiente, riducendo costi ed il time to market ed aumentando la qualità ed il gradimento dei prodotti.