Industria 4.0, Musumeci (Cdti): “Spingerà la ripresa italiana”

Il presidente del club dirigenti tecnologie dell’informazione di Roma: “Ma bisognerà rimuovere una serie di fattori di debolezza, come l’incapacità di fare squadra, che impediscono alle imprese di sfruttare appieno le potenzialità dello smart manufacturing”

07 Ott 2015

A.S.

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“Il Cdti ha attivato all’inizio del 2015 un gruppo di lavoro su Industria 4.0 con l’obiettivo di analizzare le azioni realizzate nelle imprese, identificare le principali tendenze di Industria 4.0 che possono riflettersi sulle aziende, anche alla luce delle evoluzioni del mercato informatico nel settore del cloud, dei Big Data, dell’Ioe, e della sicurezza informatica, che sono strettamente collegati a Industria 4.0. Ne è emerso un forte interesse degli associati a questo fenomeno, che può costituire un importante propellente per la ripresa delle aziende italiane in questo delicato momento, ma anche una serie di fattori di debolezza dell’industria nazionale, che limitano le sue capacità di sfruttare a fondo le opportunità di Industria 4.0”. A parlare è Alessandro Musumeci, presidente del Club dirigenti tecnologie dell’Informazione di Roma, la principale organizzazione no-profit di dirigenti informatici della capitale, che associa oltre 450 dirigenti Ict, suddivisi tra rappresentanti della domanda, essenzialmente Cio dei principali ministeri e delle più importanti amministrazioni pubbliche, ed esponenti dell’offerta, imprenditori e dirigenti di aziende italiane e multinazionali. Fanno parte dell’associazione inoltre medici, impegnati in progetti di Sanità Digitale con il Ministero della Salute, professori universitari, e giuristi che lavorano nell’ambito della privacy dei dati e della protezione delle informazioni personali.

Musumeci, analizzando il fenomeno dell’industria 4.0 nel suo complesso, cosa manca all’Italia?

Dalle attività del gruppo di lavoro è emersa ad esempio l’incapacità di alcune aziende di “fare squadra”, sfruttando le opportunità tecnologiche offerte da altre imprese in settori collaterali, che, unendo le forze, potrebbero essere utilizzate per fare sinergia. Altro fattore di debolezza è la farraginosità delle procedure burocratiche che limitano la capacità dell’impresa di migliorare i processi produttivi, frenando spesso gli sforzi di innovazione dell’imprenditore e le opportunità offerte dalla nuove tecnologie. Il passaggio dall’analogico al digitale, dalla carta alla smaterializzazione dovrebbe essere agevolato anche dalle procedure burocratiche; invece in molti casi norme arretrate e procedure arcaiche limitano la possibilità per l’impresa di offrire servizi digitali. Manca in Italia una politica che incentivi il digitale a scapito dell’analogico, motivando, anche con benefici fiscali ed economici, le imprese e i cittadini ad utilizzare sistemi digitali, facendo risparmiare all’intero sistema economico e amministrativo risorse preziose per l’intero Paese.

Qual è il ruolo delle start-up nel passaggio a Industria 4.0 ?

E’ un ruolo prezioso perché le società innovative, fondate a volte da pochi giovani che decidono, magari con scarsissimi capitali, di cavalcare un’idea nuova, non trovano molto spesso nel sistema economico gli incentivi che le permettano di crescere e di prosperare. Il Cdti di Roma, rilevando tale problema, all’interno del gruppo di lavoro Industria 4.0, ha deciso di promuovere una giornata di presentazione dei progetti più innovativi, denominata Cdti Day, in collaborazione con l’Università di Roma “La Sapienza”. Sono stati presentati oltre 50 progetti industriali, che sono stati esaminati da una commissione formata da dirigenti Cdti di Roma e da professori dell’Università di Roma, che ha selezionato i migliori 7 che verranno presentati agli investitori il 14 ottobre p.v. presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma. In questo modo il Cdti di Roma intende contribuire concretamente alla crescita delle start-up di giovani che offrono servizi nello scenario Industria 4.0.

Le industrie italiane che dovrebbero investire nelle start-up sono preparate al 4.0?

Il problema è che molte aziende italiane non sono preparate alla cultura del servizio, ma perseguono una logica legata alla vendita del prodotto; negli ultimi anni è avvenuto uno spostamento degli utenti che ormai, ad esempio, non chiedono più un’automobile per spostarsi in città, ma vogliono un servizio di mobilità che consenta loro spostamenti veloci ed efficienti in un contesto urbano. Questo vuol dire reti integrate, car e bike sharing, servizi di mobilità intelligenti, sistemi di tutela ambientale, il tutto in una logica pubblico-privato che non è stata ancora acquisita né dalla pubblica amministrazione né da molti operatori privati che con essa operano. Il Cdti di Roma, non solo con il suo gruppo di lavoro Industria 4.0, ma anche con suoi gruppi di lavoro sulla Sanità Digitale, sul Cloud Computing e sull’Agenda Digitale Europea, sta dando un contributo concreto alla crescita culturale delle amministrazioni e delle aziende della capitale, con seminari ed eventi che favoriscono la crescita di una “cultura digitale” 4.0, che tutti auspichiamo.

L’emergere di servizi cloud in una logica Industria 4.0 non favorisce lo spostamento di competenze e di risorse fuori dal nostro paese?

Quello delle competenze digitali è un altro nodo da scogliere; lo scorso anno il Cdti di Roma ha collaborato con l’Agenzia per l’Italia digitale, nell’ambito di un progetto europeo, preparando un’analisi delle competenze digitali richieste dalle aziende per realizzare una nuova politica di servizi basata sul paradigma Industria 4.0. Il rapporto completo è stato presentato al Forum PA, e prevedeva l’adozione di servizi cloud, basati sul piano di Banda Ultra Larga (Bul) previsto dal Governo e finanziato da fondi europei con una partnership pubblico-privato. Solo realizzando questo piano e promuovendo l’adozione della banda larga in tutti gli uffici pubblici, scuole incluse, superando le situazioni di “Digital Divide” presenti in alcune parti del nostro Paese, è possibile scongiurare il pericolo che servizi a valore aggiunto, che in molti casi contengono anche dati sensibili dei cittadini, vengano realizzati e gestiti da aziende non italiane, con un grave danno per l’industria nazionale. Industria 4.0 costituisce una grande opportunità per il rilancio delle nostre aziende, in un momento di miglioramento complessivo dell’economia, a patto che implichi un cambio della mentalità manageriale, e un passaggio deciso ai servizi digitali; è un cambiamento che il CDTI di Roma vuole favorire e per il quale tutti i nostri associati e le imprese che essi rappresentano si stanno impegnando con grande dedizione.

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