Industria 4.0, Radaelli: "Non solo manifattura, la sfida è innovare tutto il sistema produttivo" - CorCom

IL PIANO

Industria 4.0, Radaelli: “Non solo manifattura, la sfida è innovare tutto il sistema produttivo”

Il presidente di Anitec promuove il piano Calenda: “Incentivi fiscali, iperammortamento e credito di imposta elementi essenziali per il rilancio dell’economia”

22 Set 2016

F.Me

“Tredici miliardi di incentivi fiscali, l’incremento dell’aliquota dell’iperammortamento al 250% dall’attuale 140% per i beni legati alla manifattura 4.0 e del credito di imposta per ricerca e innovazione, contenuti nel piano presentato dal ministro Calenda e dal premier Renzi sono elementi importantissimi per rilanciare l’economia e l’industria italiana”. È il commento Cristiano Radaelli, Presidente Anitec, l’associazione confindustriale dell’Ict e dell’elettronica di consumo.

“Da aggiungere poi la notizia positiva – aggiunge Radaelli – delle detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti in start-up fino a 1 miliardo di euro. Sono misure concrete molto apprezzate per il rilancio non solo manifatturiero, ma di tutto il potenziale industriale italiano”.

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Il piano, focalizza anche il tema delle competenze con l’obiettivo è avere 200 mila studenti e 3 mila manager specializzati sui temi dell’Industria 4.0, raddoppiando il numero degli iscritti agli istituti tecnici superiori focalizzati su questo verticale. A supporto della trasformazione digitale saranno istituiti, sempre a partire dal 2017, competence center e digital innovation hub nazionali, sei consorzi deputati alla discussione sugli standard dell’IoT e un roadshow di sensibilizzazione lungo tutta la Penisola (“saremo anche a Napoli, Bari e Palermo”, ha promesso Renzi) a cui prenderanno parte associazioni, università, aziende testimonial e le più alte cariche istituzionali.

Il tutto sarà gestito dalla cabina di regia composta dalla presidenza del Consiglio dei ministri, dai dicasteri dell’Economia, dello Sviluppo, dell’Istruzione, del Lavoro, delle Politiche Agricole e dell’Ambiente e da una rappresentanza degli atenei tecnici, dei centri di ricerca, dell’imprenditoria e delle organizzazioni sindacali. “Una sorta di consiglio di amministrazione che valuterà a intervalli regolari lo svolgimento dei lavori e il conseguimento degli obiettivi, apportando le eventuali correzioni di rotta”, ha detto Calenda, che ha aggiunto: “L’Italia è il Paese della non-governance, un piano di questo genere deve invece evitare di generare energie centrifughe e soprattutto rispettare le peculiarità del nostro tessuto imprenditoriale. Non possiamo imporci il modello tedesco, o quello americano o francese, ma cogliere il meglio degli altri approcci e specialmente continuare a utilizzare gli strumenti che hanno già dimostrato di saper funzionare”.