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LA PROPOSTA

Innovazione, cambiare modello sociale

L’Agenda Digitale è ancora concepita in un ambito strettamente tecnologico. Eppure si tratta del futuro sociale ed economico del nostro Paese: open innovation e open government le chiavi di volta

10 Feb 2013

Giuseppe Iacono, Stati Generali dell’Innovazione

C’è un filo rosso che lega i temi della lotta alla corruzione e alla burocrazia, il modello del lavoro, il reddito universale di cittadinanza, lo sviluppo delle competenze digitali, la diffusione di Internet, l’esercizio della democrazia e il benessere economico e sociale del nostro Paese, la ripresa dalla crisi e l’identificazione di una nuova prospettiva. È il filo rosso del cambiamento di modello sociale attraverso l’innovazione, tecnologica ma non solo, che i provvedimenti in tema di Agenda Digitale approvati a fine dicembre hanno solo lambito, su alcune aree, in modo significativo ma parziale.
Ma, soprattutto, ciò che è mancata è stata la definizione di una strategia che permettesse di vedere oltre i singoli interventi di innovazione e capire quale fosse la trasformazione economica e sociale che si puntava a realizzare. Le discussioni parlamentari su questo fronte sono state specchio di un approccio parziale e di una competenza insufficiente della gran parte dei parlamentari. Competenza che non si misura sulla capacità d’uso di un tablet o del numero di tweet giornalieri. È competenza sulle politiche dell’innovazione, è competenza digitale sull’agire politico.

La campagna elettorale appena avviata, da questo punto di vista, è “vecchia”, ha il sapore delle precedenti, e rivela una sottovalutazione dell’argomento anche da parte della gran parte dei giornalisti. La campagna elettorale si giocherà ancora su un approccio “televisivo”, con una comunicazione in modalità broadcasting. D’altra parte, gli ultimi dati Istat (2012), ci dicono che solo il 50,4% degli italiani dichiara di utilizzare Internet. Il tema dell’Agenda Digitale e, più in generale, dell’innovazione è ancora concepito in un ambito circoscritto, strettamente tecnologico. Eppure si tratta del futuro sociale ed economico del nostro Paese. Si tratta della qualità della vita di tutti noi.
Ma se è vero questo, allora è necessario operare rapidamente un profondo cambiamento sulle politiche dell’innovazione modificando radicalmente l’ottica con cui dobbiamo trattarle. Da area di intervento specifico a base per un paradigma del Sistema Italia.

La sensibilità e le competenze necessarie devono essere presenti nel prossimo parlamento in modo molto più diffuso di quanto non lo siano stati finora. Occorrerà,ad esempio, da parte delle forze politiche: favorire modalità di confronto e collaborazione, luoghi di elaborazione e progettazione per i parlamentari “innovatori”, costituendo da subito un gruppo interparlamentare; prevedere iniziative di sensibilizzazione e di formazione per rafforzare il gruppo degli “innovatori”; riconoscere come piattaforma di discussione sul tema dell’Agenda Digitale un insieme di punti strategici che consentano di impostare il confronto sulle strategie.

A questo proposito può essere utile la proposta della Carta d’Intenti per l’Innovazione, promossa dagli Stati Generali dell’Innovazione, che si propone come “l’indicazione delle priorità programmatiche per le politiche dell’innovazione” sulle quali viene chiesto un impegno a sostenerle ai candidati alle elezioni. La Carta si compone di dieci priorità: dall’alfabetizzazione al modello di lavoro, dalla banda larga all’Open Innovation, dall’Open Government al modello di sviluppo. Una piattaforma come base delle politiche per l’innovazione organiche ad un progetto più ampio di cui la lotta alla corruzione, promossa da Libera, è un nodo fondamentale. Digitalizzare l’esistente è inutile. Innovare significa cambiare modello in profondità, trasformando radicalmente prassi e culture che ostacolano l’innovazione. Questa è anche la partita che si gioca nelle prossime settimane.