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IL DIBATTITO

Innovazione e formazione chiavi di crescita: ora serve una scommessa politica forte

Sulla digital transformation si sta giocando il futuro dell’Italia: i sistemi che vinceranno la partita non lasceranno nulla agli altri. Sul tema si sono confrontati legislatori, imprese, startupper, Ott a “Digital & Payment Summit 2018″. Ecco l’analisi di Maurizio Pimpinella presidente Apsp

12 Giu 2018

Maurizio Pimpinella

Presidente Apsp

La “Relazione sui progressi del settore digitale in Europa (Edpr)” della Commissione europea ci dice che l’Italia è ultima in Ue per utilizzo di Internet con dispositivi mobili (sotto il 40% degli utenti Internet) a fronte dell’88% della Spagna, che è prima. Secondo la ricerca “Il futuro è oggi: sei pronto?” sulle competenze digitali e imprenditoriali degli studenti universitari italiani, di University 2 Business, infatti, il 73% degli universitari del nostro Paese non sa cosa sia l’Industria 4.0, l’85% circa non ha mai sentito parlare di blockchain e solo il 6% sa definire cosa sia il cloud computing. Invece, il 75% dei responsabili risorse umane ritiene fondamentali le competenze digitali ed al tempo stesso la medesima percentuale sostiene che sia molto difficile trovare profili che le maneggino con cognizione di causa: questo perché formazione ed informazione culturale sul digitale devono essere il nostro pane quotidiano.

Una piccola premessa per dimostrare quanto sia necessario per il futuro del nostro Paese che legislatori, imprese, startupper, Over the Top, si siano confrontati in una sorta di “parlamento digitale” nella 15esima edizione di “Digital & Payment Summit 2018″.

Il Digital & Payment Summit rappresenta l’appuntamento di riferimento sull’evoluzione del mercato digitale italiano e del sistema dei pagamenti, la migliore occasione per conoscere i trend emergenti, le nuove tecnologie e gli approcci più innovativi.

Al termine di questa giornata che ha visto la partecipazione di moltissimi parlamentari possiamo dire che la politica sembra segnare il passo rispetto alle evoluzioni tecnologiche e sociali che ci riguardano. Servono norme chiare che incentivino l’uso della moneta elettronica, norme che rassicurino i consumatori perché i pagamenti digitali non sono soltanto fattore di legalità, ma anche di trasparenza e di convenienza economica. Altri Paesi lo fanno: pagando con una carta si può arrivare a risparmiare anche il 50% rispetto al contante.

Senza cultura e formazione non può esserci lavoro, non può esserci impresa, non può esserci alcun tipo di innovazione dovuta alle startup ed è impossibile riuscire a fare realmente sistema. La formazione, quindi, e qui, nuovamente, mi appello agli esponenti delle istituzioni  presenti, ma non solo, deve essere la prima priorità per il rilancio del ‘Sistema Paese’. Una buona formazione rende i nostri giovani e le nostre imprese competitive sul mercato internazionale, sempre più globale. Ora la sfida non è più tra le Pmi del nostro Paese, ma tra queste, che devono essere in grado di ragionare in maniera sistemica, e le imprese straniere che sono forti, agguerrite ed estremamente competitive nei mercati internazionali. Nel contesto della formazione, gli istituti d’insegnamento in genere devono prendere le redini della formazione. L’università, in particolare, deve fare nuovamente proprio il suo compito educativo e non lasciarsi semplicemente sballottare dalle varie tendenze che la società propone.

L’Italia deve investire sulle competenze digitali dei Millennials, che sono il presente ed il futuro della generazione dei nativi digitali. Il gap che segna il nostro ritardo può essere superato solamente con un approccio sistemico nella formazione dei giovani.

L’innovazione tecnologica nel mondo dei pagamenti dovrebbe essere rivolta anche al raggiungimento di una maggiore trasparenza di  questo settore. Cosa che non sempre si verifica e che, talvolta, viene ostacolata in parte dalle istituzioni stesse, che si appellano a cavilli legali. Ad esempio, è recente la sentenza del Consiglio di Stato che ha bloccato la sanzione amministrativa di 30 euro per gli esercenti che non accettano pagamenti digitali, così come stabilito inizialmente dalla legge di stabilità 2016.  Mi auguro che la risoluzione di questa situazione diventi un impegno del nuovo Governo, in modo che sia possibile applicare delle sanzioni certe a chi si rifiuta di accettare pagamenti tramite POS, considerato anche che nel nostro Paese sono 2.5 milioni i dispositivi attivi per accettare pagamenti (più di tanti altri paesi), ma che vengono scarsamente accettati.

Pagamenti, innovazione, digitalizzazione e formazione sono temi molto più connessi tra loro di quanto si possa immaginare ed è necessario prepararci fin da ora alle sfide che già sono in atto, perché i sistemi che vinceranno questa che è una vera e propria competizione, non lasceranno nulla agli altri. In questo caso, il vincitore prende tutto.

Mi piacerebbe che da questa giornata venissero fuori degli impegni: la politica assicuri norme chiare che incentivino l’utilizzo dei pagamenti digitali e quindi  la trasparenza; le imprese diano la certezza di assoluta sicurezza e massima velocità ai consumatori; le università che hanno patrocinato questo Summit forniscano  ai nostri ragazzi gli strumenti di conoscenza che permettano loro un lavoro di qualità e un successo personale che significherà lo sviluppo e il successo del nostro Paese.

Abbiamo messo allo stesso tavolo legislatori, professionisti, startupper e Over the Top. Insieme, possiamo farlo.

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