Intel, la pandemia zavorra i conti, margini a picco - CorCom

TRIMESTRALE

Intel, la pandemia zavorra i conti, margini a picco

Ricavi in calo del 4% e utile netto giù del 29%. Il colosso dei chipset risente dei minori investimenti in data center e della domanda dei consumatori orientata su Pc di fascia bassa. Ma la prospettiva migliora a fine anno con l’aumento della produzione di processori a 10 nanometri

23 Ott 2020

Domenico Aliperto

Diminuiscono gli utili di Intel e il titolo in borsa ha perso quasi il 10% del valore. Lo specialista dei chipset ha addotto come causa il fatto che nell’ultimo trimestre i consumatori hanno acquistato laptop più economici mentre le aziende e le pubbliche amministrazioni, colpite dalle conseguenze della pandemia, hanno diminuito gli investimenti in data center. Le vendite di chip per Pc, inoltre, sono in forte espansione a livello globale, ma in generale i clienti preferiscono acquistare processori a un prezzo inferiore anziché puntare sulle offerte di Intel a maggior valore, riducendo così i margini lordi complessivi.

La trimestrale nel dettaglio

Il fatturato si assesta nel terzo trimestre fiscale a 18,3 miliardi di dollari, in calo del 4% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le vendite relative ai chipset per data center sono per l’appunto calate del 10%, mentre quelle dei processori per Pc hanno registrato ricavi in crescita dell’1% a 9,8 miliardi, una performance superiore alle attese degli analisti. La maggior domanda di processori di fascia bassa ha però ridotto i margini operativi del settore al 36% dal 44% dell’anno precedente. Ecco perché l’utile operativo è in forte riduzione: 5,1 miliardi di dollari con un tonfo del 22%, mentre quello netto è diminuito del 29% a 4,3 miliardi. L’utile per azione ha è arrivato a 1,02 dollari, in calo del 25%.

Le prospettive per il medio termine

“Stiamo assistendo al passaggio della domanda dai desktop e dai Pc aziendali di fascia alta ai Pc consumer e per l’istruzione entry-level”, ha dichiarato a Reuters il direttore finanziario George Davis in un’intervista. “Anche se il volume è buono, i prezzi di vendita medi stanno scendendo, quindi questo influisce un po’ sui margini lordi”. Davis ha affermato che una dinamica simile ha colpito il business dei data center, dove la spesa del governo e dei clienti aziendali è crollata del 47% dopo due trimestri di crescita e i margini operativi sono scesi dal 49% al 32%. Secondo FactSet, i ricavi delle attività di data center di Intel sono diminuiti del 7% a 5,9 miliardi di dollari nel trimestre riportato.

“Il problema principale per il passaggio di Intel al 2021 rimane la pressione sul margine lordo e l’ulteriore deterioramento della sua posizione di leadership a causa dei ritardi nella roadmap dei nodi di processo”, ha commentato KinNgai Chan, analista di Summit Insights Group.

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Intel deve affrontare la sfida che si prepara con rivali come Advanced Micro Devices e Nvidia, che utilizzano produttori esterni e hanno capitalizzato l’esperienza e gli errori di Intel per guadagnare quote di mercato sia nei data center che nei Pc, con Amd in particolare che ha registrato la sua quota di mercato più alta dal 2013 proprio all’inizio del 2020.

Intel, tuttavia, ha affermato che uno stabilimento in cui si producono chip a 10 nanometri in Arizona ha raggiunto la piena capacità di produzione e che ora prevede di distribuire il 30% di volume in più rispetto alle aspettative di gennaio.

Ecco perché nonostante la situazione attuale Intel dichiara di aspettarsi a fine anno un fatturato di 75,3 miliardi di dollari (+5% sul 2019) con performance sugli utili non ancora ottimali proprio per la quota maggiore di produzione di chipset di nuova generazione, più costosa rispetto a quella dei processori a 14 nanometri.

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