LA CLASSIFICA

Intelligenza artificiale, Italia terza in Europa per pubblicazioni scientifiche

I dati emergono dall’analisi di Elsevier. Il nostro Paese nella top ten mondiale. In pole position il settore Ict poi scienze mediche, sociali ed economiche. Colaiacomo: “Un’opportunità per organizzare le attività e per perseguire obiettivi specifici di interesse nazionale”. La Commissione Ue pubblica le linee guida per l’uso responsabile dell’AI generativa nel mondo della ricerca

Pubblicato il 20 Mar 2024

L’Italia si posiziona, a livello globale, nella top 10 della ricerca scientifica nel campo dell’intelligenza artificiale in termini di pubblicazioni prodotte, una classifica attualmente guidata da Cina, Stati Uniti, Regno Unito e India. In Europa, invece, la ricerca italiana si attesta al terzo posto dietro l’Inghilterra e la Germania.

A dirlo è un’analisi Elsevier, tra i maggiori editori scientifici al mondo, presentata durante l’evento “Le sfide della scienza: dal policy making all’intelligenza artificiale” organizzato dal presidente della 7ª Commissione permanente del Senato della Repubblica Roberto Marti a cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Maria Chiara Carrozza, il presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiana Giovanna Iannantuoni, il presidente della Commissione AI per l’informazione Padre Paolo Benanti, il direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale Mario Nobile, il Commissario Agcom Massimiliano Capitanio e il vice president Global Academic Relations Elsevier Claudio Colaiacomo.

La fotografia italiana

L’analisi sottolinea la forte interdisciplinarità della ricerca italiana sull’AI. Nel panorama tricolore si trovano infatti pubblicazioni scientifiche afferenti all’AI negli ambiti più svariati.

Il tema della ricerca sull’AI non riguarda in effetti solo l’avanzamento della tecnologia di base (guidata da gruppi privati e grandi potenze), ma anche e soprattutto il suo impiego a livello multidisciplinare. Proprio l’utilizzo multidisciplinare dell’AI è visto come un fattore di accelerazione delle scoperte scientifiche e ciò vale anche per l’Italia: l’impatto citazione normalizzato è generalmente superiore per pubblicazioni sull’AI e sue applicazioni, suggerendo che tali pubblicazioni generino notevole interesse in seno alla comunità scientifica. Si nota un’inerente concentrazione di volumi in campo Ict, ma anche l’ambito di applicazione medica è degno di particolare nota per volume e impatto, così come gli ambiti economico/manageriale e delle scienze sociali.

“Sull’intelligenza artificiale il Governo ha grande consapevolezza della sensibilità dell’argomento e sta operando bene”, ha detto il presidente della 7ª Commissione del Senato Roberto Marti in apertura di convegno. “Sebbene l’AI presenti notevoli opportunità di sviluppo e applicazione in svariati settori, a partire dalla ricerca scientifica, è importante riconoscere il rischio di una mancanza di normative adeguate o di un approccio superficiale, che potrebbe favorire distorsioni o abusi nelle aree sensibili quali la sicurezza nazionale, la trasparenza, la privacy e i diritti degli utenti. È opportuno trovare un punto di equilibrio tra l’avanzamento tecnologico e la tutela dei diritti dei cittadini. Ci troviamo davanti a una nuova rivoluzione industriale e l’Italia è in prima linea per adottare il primo regolamento nazionale in materia, a seguito dell’emanazione dell’AI Act dell’Unione Europea. L’obiettivo primario è quello di massimizzare l’utilizzo positivo delle potenzialità dell’AI, anche con massicci investimenti, ma mitigando i rischi di questa nuova tecnologia”.

Focus su scienza e policymaking

Dall’analisi di Elsevier, emerge inoltre uno spaccato sull’importanza della ricerca italiana in ambito di policymaking. Dall’analisi del database SciVal, nel periodo 2013-2023, emerge che il 6.2% della produzione scientifica italiana ha ricevuto citazioni da policy internazionali. Un dato che pone il nostro Paese sopra la media mondiale ferma al 4.2% e quella dell’Unione (5.9%). Tra le Università che emergono per l’incidenza della loro ricerca nei documenti di policy troviamo La Statale di Milano, La Sapienza, il Cnr, l’Università di Bologna e l’Università di Padova.

Lo scenario globale

Guardando all’estero, in paesi come Cina (53%) e India (41%) la percentuale di giovani ricercatori in ambito AI è generalmente superiore. I giovani ricercatori e quelli a metà carriera nel campo dell’AI e delle sue applicazioni mostrano un impatto citazionale normalizzato superiore agli altri, specialmente nei Paesi anglofoni. La dinamica demografica suggerisce che alcuni Paesi – in particolare quelli anglofoni e la Cina – continueranno a esercitare la leadership nel prossimo decennio mentre gli altri (inclusa l’Italia) appaiono più vulnerabili.

È importante menzionare come la collaborazione di ricerca con il settore privato agisce da acceleratore di qualità misurata in termini di citazioni normalizzate ricevute. Ad esempio negli Stati Uniti ben l’11% di tutta la ricerca accademica è sviluppata in collaborazione con il settore privato. In Italia la percentuale è solo al 4% ma risulta in lavori scientifici ad altissimo impatto. Questo dato conferma da un lato l’importanza della collaborazione pubblico-privato e dall’altro come il settore privato spinge maggiormente sulla tecnologia.

Un’opportunità per perseguire obiettivi di interesse nazionale

“Governare la ricerca significa anticipare i cambiamenti. Dalla nostra analisi l’Italia si posiziona come uno dei leader globali nella produzione di conoscenza nel campo dell’intelligenza artificiale”, ha commentato Claudio Colaiacomo, vice president Global Academic Relations di Elsevier. “Come in altre discipline, il nostro Paese vanta standard elevati nella ricerca scientifica, sollevando però interrogativi cruciali sul modo migliore per capitalizzare questo potenziale. La situazione attuale potrebbe rappresentare un’opportunità per organizzare la ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale sia per perseguire obiettivi specifici di interesse nazionale, sia per aiutare il legislatore nel difficile compito di regolamentarne l’uso, sempre mantenendo il principio fondamentale della libertà di ricerca. Questi risultati mettono in luce l’importanza del lavoro svolto all’interno delle nostre istituzioni accademiche nel plasmare il dibattito e le azioni su scala globale, tuttavia, ci invitano a riflettere sulle potenzialità ancora inespresse e sulle opportunità di valorizzazione della ricerca italiana sia nel contesto dell’innovazione tecnologica e industriale sia nel contributo che la scienza può dare al legislatore”.

Le linee guida della Commissione Ue sull’uso dell’AI nella ricerca

Intanto la Commissione europea e i Paesi e le parti interessate dello Spazio europeo della ricerca hanno presentato congiuntamente una serie di linee guida per sostenere l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale generativa, perché i ricercatori siano consapevoli dei limiti della tecnologia, tra cui il possibile plagio, la rivelazione di informazioni sensibili o i pregiudizi intrinseci nei modelli.

“Siamo impegnati nell’innovazione dell’AI e nell’innovazione con l’AI – afferma Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo – E faremo del nostro meglio per costruire un fiorente ecosistema dell’AI in Europa. Con queste linee guida, incoraggiamo la comunità di ricerca a utilizzare l’AI generativa per contribuire a potenziare la scienza europea e le sue applicazioni a beneficio della società e di tutti noi”.

“L’AI generativa può dare un enorme impulso alla ricerca, ma il suo utilizzo richiede trasparenza e responsabilità – aggiunge Iliana Ivanova, commissaria per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Istruzione e la Gioventù – Queste linee guida mirano a sostenere l’integrità scientifica e a preservare la fiducia del pubblico nella scienza in un contesto di rapidi progressi tecnologici. Invito la comunità scientifica a unirsi a noi per trasformare queste linee guida in un riferimento per la ricerca europea”.

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