La crescita dell’intelligenza artificiale sta concentrando enormi risorse sui chip per l’Ai, ma col rischio di carenze e aumento dei costi dei semiconduttori per altri settori fondamentali, come automotive, sanità, energia e industria. Per questo è necessario diversificare geograficamente la supply chain dei chip e garantire che forniture per tutte le diverse applicazioni. In questo scenario l’Africa può emergere come nuovo attore della filiera, non necessariamente costruendo grandi fabbriche di chip, estremamente costose, ma entrando in segmenti più accessibili: design, componentistica, assemblaggio, testing, packaging e lavorazione dei minerali.
La strategia vincente sarebbe una specializzazione tra diversi Paesi africani, collegati attraverso partnership regionali, invece di creare tanti hub nazionali indipendenti. Ma, per riuscirci, servono formazione tecnica, competenze ingegneristiche, affidabilità della fornitura di energia, infrastrutture, investimenti e collaborazione con aziende internazionali. Lo afferma un’analisi preparata dal World economic forum (Wef).
Il Wef vede nei semiconduttori un’opportunità per l’Africa di integrarsi nelle catene del valore tecnologiche globali e, al tempo stesso, di aumentare la propria industrializzazione e contribuendo a rendere la supply chain mondiale dei chip più diversificata e resiliente.
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Chip, non solo Ai: diversificare l’offerta globale
“L’intelligenza artificiale tende a dominare le dinamiche di approvvigionamento dell’industria globale dei microchip, ma i chip alimentano ogni genere di dispositivo essenziale”: smartphone, dispositivi medici, veicoli elettrici, macchinari industriali, reti energetiche, reti di telecomunicazione, sistemi di pagamento e attrezzature agricole, si legge ell’analisi del Wef. “Diversificare l’offerta globale di semiconduttori potrebbe contribuire a garantire che il boom dell’Ai non distorca la disponibilità e il costo dei chip“.
L’afflusso di sempre maggiori capitali, talenti e capacità verso la soddisfazione delle esigenze di calcolo dell’Ai produce, infatti, il rischio che questi altri settori, anch’essi essenziali per lo sviluppo economico, potrebbero trovarsi ad affrontare vincoli di approvvigionamento, costi più elevati o un rallentamento dell’innovazione.
Secondo il Global Semiconductor Industry Outlook 2026 di Deloitte, i chip per l’intelligenza artificiale hanno generato circa la metà del fatturato globale del settore dei semiconduttori nel 2026, pur rappresentando meno dello 0,2% del volume totale di chip.
Ma, se le nazioni africane riuscissero a ritagliarsi uno spazio nell’industria globale dei semiconduttori, si potrebbe aiutare a diversificare la catena di approvvigionamento, sostenendo la crescita del settore dei chip e, di riflesso, dell’economia digitale.
Un ruolo per l’Africa nella catena del valore
L’Africa potrebbe, secondo il Wef, adottare un approccio regionale che integri il continente nelle catene del valore globali dei semiconduttori, senza replicare gli hub esistenti.
Le nazioni africane non dovrebbero, quindi, considerare i semiconduttori esclusivamente in funzione della domanda di chip avanzati per l’intelligenza artificiale, ma posizionarsi all’interno della più ampia economia dei semiconduttori, andando a potenziare gli altri settori che richiedono questi dispositivi, come la sanità digitalizzata, l’energia rinnovabile, i trasporti e la produzione manifatturiera. Si contribuirebbe anche a promuovere l’inclusione digitale e lo sviluppo industriale del continente.
L’opportunità per l’Africa risiede nell’intero ecosistema dei semiconduttori, che comprende l’assemblaggio, il collaudo e il confezionamento (ATP), la lavorazione dei minerali, la produzione di componenti e la progettazione di chip.
“Si tratta di punti di ingresso realistici che non richiedono necessariamente impianti di produzione di chip da miliardi di dollari”, sostiene il Wef. “Hanno tuttavia bisogno di investimenti mirati in talenti ingegneristici, infrastrutture industriali, energia affidabile e partnership con aziende globali”.
I progetti in corso
Diverse economie africane dimostrano già il loro potenziale in diverse aree di questo ecosistema. Il Kenya ospita la Semiconductor Technologies Limited e ha ottenuto il sostegno degli Stati Uniti per uno studio di fattibilità relativo a un impianto di produzione di semiconduttori.
Il Marocco ha costruito una solida base per la produzione automobilistica. Il Sudafrica vanta una consolidata base di ricerca industriale grazie a istituzioni come il Consiglio per la Ricerca scientifica e industriale (CSIR). L’Egitto sta sviluppando competenze nella progettazione di semiconduttori, nell’elettronica e nei sistemi embedded. E la Nigeria offre un mercato di dimensioni considerevoli grazie alla sua popolazione di oltre 237 milioni di persone e alla sua vasta economia digitale e delle Ict.
Partendo da questa base, anziché perseguire strategie identiche, i paesi africani potrebbero specializzarsi e poi costruire partenariati regionali. Un approccio regionale consentirebbe all’Africa di integrarsi nelle catene del valore globali dei semiconduttori, anziché replicare gli hub esistenti.
Supply chain dei chip meno vulnerabili alla geopolitica
Questo sarebbe in linea con il Global Semiconductor Industry Outlook 2026 di Kpmg, che mostra come rendere le catene di approvvigionamento dei semiconduttori più flessibili e adattabili alle perturbazioni geopolitiche sia diventata la principale priorità strategica del settore. Una maggiore diversificazione geografica è l’azione principale che le aziende intendono intraprendere per raggiungere questo obiettivo.
L’Africa potrebbe offrire nuove partnership, mercati, bacini di talenti e corridoi industriali.
La stessa “diaspora africana” potrebbe svolgere un ruolo importante in questo piano. I professionisti africani lavorano nel settore dei chip o in settori affini in Nord America, Europa, Asia e Medio Oriente. Questi esperti potrebbero accelerare i progressi della filiera africana nel momento in cui tornano in madrepatria e mettono a disposizione le loro conoscenze e l’esperienza in settori quali la formazione e l’individuazione di opportunità di investimento, nonché la definizione di standard e regolamenti e la promozione di collaborazioni commerciali.
I governi potrebbero anche aver bisogno di aiuto per identificare quali segmenti della catena del valore dei semiconduttori siano praticabili per loro, economicamente fattibili e coerenti con i loro obiettivi di sviluppo nazionale.
Il boom dell’Ai è reale, conclude l’analisi, ma l’opportunità più grande risiede nel contribuire a costruire un ecosistema globale di fornitura di semiconduttori che produce non solo chip per l’intelligenza artificiale, ma anche per tutte le altre esigenze – non da ultimo, quelle di resilienza e sovranità.
Data center e Ai, il ruolo dell’Africa
Un recente rapporto di Heirs Technologies, azienda nigeriana di servizi per la trasformazione digitale, ha evidenziato le opportunità future di sviluppo tecnologico dell’Africa, ma anche le criticità che impediscono una crescita sostenibile.
Il continente ha davanti a sé un’opportunità straordinaria nell’ambito dell’intelligenza artificiale (Ai), con stime che parlano di un valore complessivo di 2,9 miliardi di dollari. Tuttavia, per poter sfruttare appieno il suo potenziale, l’Africa dovrà affrontare una serie di difficoltà strutturali legate a infrastrutture inadeguate, mancanza di competenze specializzate e politiche pubbliche non sempre all’altezza.
Per l’Africa, l’Ai non è solo una questione di innovazione tecnologica, ma una leva strategica per il suo sviluppo economico. Secondo il rapporto di Heirs Technologies, l’Africa ospita attualmente 211 data center, ma con una distribuzione molto disomogenea e solo quattro Paesi che concentrano quasi la metà degli impianti: Sudafrica, Kenya, Nigeria ed Egitto. In particolare, il Sudafrica si distingue con ben 49 data center, seguito dal Kenya con 18, la Nigeria con 16 e l’Egitto con 14.
Come evolve la connettività: il ruolo delle telco mobili
Le infrastrutture di banda ultralarga sono un altro fattore chiave in questo contesto. I progressi sono in corso: le tecnologie e i servizi di comunicazione mobile hanno contribuito all’economia dell’Africa nel 2025 con 240 miliardi di dollari, pari al 7,8% del Pil e la mobile economy ha sostenuto circa 13 milioni di posti di lavoro e generato 45 miliardi di dollari di entrate pubbliche, come rilevato dal nuovo studio “Mobile Economy Africa 2026” della Gsma.
Dopo aver dedicato l’ultimo decennio all’espansione della connettività, gli operatori si stanno concentrando sempre più sullo sfruttamento del pieno valore delle reti digitali per consumatori, imprese e governi e stanno evolvendo oltre il loro ruolo tradizionale di fornitori di connettività per diventare partner della trasformazione digitale, implementando l’Ai, espandendo i servizi digitali e aprendo le funzionalità di rete agli sviluppatori tramite Api standardizzate.
Secondo Gsma Intelligence, il 79% degli operatori in Africa identifica la trasformazione digitale come un obiettivo aziendale primario. La previsione è che, entro il 2030, le tecnologie e i servizi mobili contribuiranno con 290 miliardi di dollari all’economia africana, grazie alla crescente adozione del digitale e al continuo supporto della connettività mobile per la produttività, l’innovazione e lo sviluppo economico.
Gli operatori di telefonia mobile in tutta l’Africa investiranno oltre 76 miliardi di dollari in infrastrutture di rete tra il 2024 e il 2030, e l’adozione del 5G potrebbe raggiungere il 21% delle connessioni mobili totali nel 2030.







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