LA RICERCA

Intelligenza artificiale, la metà degli italiani teme un calo dell’occupazione

Emerge da un sondaggio YouTrend realizzato per la Fondazione Pensiero Solido: i lavori percepiti come più sostituibili dal’AI sono quelli svolti da impiegati, operai e commessi. Antonio Palmieri: “Dobbiamo uscire dall’emotività e chiarire le opportunità e le sfide, sapendo che la prima responsabilità sta in capo a chi progetta i software”

Pubblicato il 22 Mag 2023

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Italiano impreparati sull’intelligenza artificiale. La fotografia è scattata da un sondaggio YouTrend presentato in occasione dell’evento “Intelligenza artificiale. E noi? Sfide, opportunità e responsabilità” della Fondazione Pensiero Solido, dal titolo “Gli italiani e l’intelligenza artificiale. Cosa ne pensano, cosa si aspettano”. La ricerca fotografa lo stato dell’arte sul pensiero degli italiani riguardo l’intelligenza artificiale (AI), un tema di cui si è iniziato a parlare molto anche nel nostro Paese, con un focus sulle conseguenze per il mondo del lavoro. 

Gli italiani e l’intelligenza artificiale 

Dal sondaggio emerge che la maggioranza della popolazione italiana, il 54%, non è preparata sul tema dell’intelligenza artificiale. Una percentuale ancora più alta di intervistati (59%) pensa che la politica e le leggi dello Stato dovrebbero intervenire il più possibile, anche vietandone l’uso se fosse il caso, o comunque regolamentando la maggior parte dei casi di utilizzo. 

Intelligenza artificiale e occupazione

Sul fronte occupazionale, tra gli italiani prevale in generale la percezione che l’intelligenza artificiale porterà a un calo complessivo dei posti di lavoro: a pensarla così è il 51% degli intervistati, mentre per il 10% l’occupazione aumenterà e per il 26% i posti di lavoro resteranno più o meno gli stessi, anche se cambieranno le mansioni. La maggioranza degli occupati (55%) non sarebbe, inoltre, disposta a farsi dare volentieri istruzioni dall’intelligenza artificiale sul lavoro, mentre il 37% risponde affermativamente, sebbene il controllo e la valutazione automatica siano comunque percepiti più come un vantaggio, soprattutto tra i giovani e i laureati (per il 47%) che come uno svantaggio (per il 30%).

I lavori percepiti sostituibili dall’intelligenza artificiale

I lavori percepiti come più sostituibili da un’intelligenza artificiale sono quelli svolti da impiegati (56%), operai (51%) e commessi (43%), ossia mansioni che non richiedono titoli di studio elevati, mentre all’opposto quelli che vengono percepiti come meno sostituibili da un’intelligenza artificiale sono l’artista (24%), l’imprenditore (26%) e il medico (27%). Solo una minoranza degli occupati si sente aiutata (23%) o all’opposto minacciata (21%) dai cambiamenti portati da queste nuove tecnologie, mentre la maggioranza (50%) non si sente né aiutata né minacciata.

“La ricerca –commenta Antonio Palmieri, Fondatore e Presidente Fondazione Pensiero Solido  dimostra che gli italiani hanno desiderio di comprendere meglio cosa sia l’intelligenza artificiale, in quanto ne sono preoccupati, tanto è vero che chiedono un intervento normativo. Dobbiamo uscire dall’emotività e arrivare a una consapevolezza diffusa, volta a chiarire le opportunità e le sfide dell’AI, sapendo che la prima responsabilità sta in capo a chi progetta questi software. In tal senso, occorre da parte di programmatori e imprese una maggiore responsabilità sociale”.

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