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Intelligenza artificiale, in Italia giro d’affari da 760 milioni: in campo il 60% delle grandi imprese

Incremento del 52% in un anno. Impatti sull’occupazione, Miragliotta: “C’è timore ma la società saprà trarre vantaggio dallo sviluppo della tecnologia”. Secondo un report Aws l’AI può generare un potenziale da 329 miliardi nel nostro Paese

Pubblicato il 01 Feb 2024

Domenico Aliperto

Il mercato dell’intelligenza artificiale, in Italia, cresce in maniera impetuosa. Il 2023 segna infatti un incremento del 52%, raggiungendo il valore di 760 milioni di euro, dopo che già nel 2022 aveva registrato un +32% rispetto all’anno precedente.

La gran parte degli investimenti riguarda soluzioni di analisi e interpretazione testi per ricerca semantica, di classificazione, sintesi e spiegazione di documenti o agenti conversazionali tradizionali, mentre sono ancora limitati al 5% (38 milioni di euro) i progetti di generative AI. Sei grandi imprese italiane su dieci hanno già avviato un qualche progetto di intelligenza artificiale, almeno a livello di sperimentazione, ma ben due su tre hanno già discusso internamente delle applicazioni delle generative AI e tra queste una su quattro ha avviato una sperimentazione (il 17% del totale).
Di certo, gli impatti sul mondo del lavoro saranno molto significativi. Già oggi, in Italia, l’intelligenza artificiale ha un potenziale di automazione del 50% di “posti di lavoro equivalenti” (l’equivalente in posti di lavoro della somma del tempo impiegato in singole attività che possono essere affidati alle macchine), ad oggi realizzato in minima parte, considerando anche che il ruolo dell’AI è più di supporto che di vera e propria sostituzione. Ma da qui a dieci anni, le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone in Italia.
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano.
“Quest’anno l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante anche in Italia”, afferma Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence. “Il mercato è in forte crescita, come i progetti, e ormai quasi tutti gli italiani hanno sentito parlare di AI, ma guardano a questo ambito con interesse e qualche timore. Nel valutare il reale impatto sul lavoro, però, bisogna tenere in considerazione le previsioni demografiche che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, prospettano un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti entro il 2033. Tuttavia, soltanto prestando attenzione alle nuove esigenze dei lavoratori, alla formazione e ad un’equa redistribuzione dei benefici, la società riuscirà a trarre valore dallo sviluppo dell’AI”.

La fisionomia del mercato italiano

Il 90% del mercato dell’intelligenza artificiale in Italia è dovuto alle grandi imprese. Il resto è suddiviso in modo equilibrato tra pmi e Pubblica Amministrazione. La quota più significativa del mercato dell’intelligenza artificiale italiano (29%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Data Exploration & Prediction, Decision Support & Optimization Systems). Il 27% è per progetti di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato (Text Analysis, Classification & Conversation Systems). Il 22% per algoritmi che suggeriscono ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation Systems). Il 10% analisi di video ed immagini, 7% Process Orchestration Systems, il 5% Generative AI. Guardando alla spesa media in intelligenza artificiale per azienda, ai primi posti Telco-Media e Assicurazioni, seguiti da Energy, Resource & Utility e Banche e Finanza.
Il 61% delle grandi imprese ha all’attivo, almeno al livello di sperimentazione, un progetto di intelligenza artificiale, mentre si scende al 18% tra le piccole e medie imprese (+3% rispetto al 2022). L’adozione nelle imprese è sostanzialmente stabile rispetto al 2022. Le aziende che avevano già avviato almeno una sperimentazione proseguono e accelerano. Nelle aziende in ritardo, sono invece rari i casi in cui l’avvento della AI generativa ha già dato vita ad una sperimentazione. Il 37% delle grandi realtà che non hanno progetti all’attivo ha intenzione di attivarli nei prossimi 12 mesi e si moltiplicano le iniziative di workshop ispirazionali/formativi sul tema. Circa 2 grandi aziende su 3 hanno discusso internamente delle applicazioni delle Generative AI, tra queste una su quattro ha avviato una sperimentazione (il 17% del totale, dunque). D’altro canto, soltanto il 7% delle piccole e medie imprese sta riflettendo su potenziali applicazioni e solo il 2% ha concretamente attivato almeno una sperimentazione.
L’Osservatorio ha analizzato la maturità delle grandi organizzazioni nel percorso di adozione dell’AI, arrivando a individuare cinque diversi profili. L’11% è avanguardista (in crescita di 2 punti percentuali rispetto all’anno scorso), aziende che hanno raggiunto la piena maturità a livello tecnologico, organizzativo e gestionale nell’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale. Il 23% è apprendista, hanno diversi progetti avviati ma difficilmente impiegano metodologie strutturate nel gestirli e tendono a far ricorso a soluzioni standard o pronte all’uso. Nel restante 66% dei casi, permangono situazioni eterogenee: ci sono organizzazioni in cammino (29%), dotate degli elementi abilitanti ma con pochi progetti, e aziende che non percepiscono il tema come rilevante e non dispongono di un’infrastruttura IT adeguata alla gestione di grandi quantità di dati.

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In Italia l’AI potrebbe generare valore per 329 miliardi di euro

La spinta, dunque, c’è. Ma quali sono le prospettive per il medio termine? Prova a rispondere la ricerca “Unlocking Europe’s AI Potential”, realizzata per il secondo anno consecutivo da Amazon Web Services, che analizza il livello di trasformazione digitale di tutta Europa in relazione agli obiettivi del Decennio Digitale Europeo, il programma sviluppato dall’Ue per rendere l’Europa un leader digitale entro il 2030. Lo studio, basato su una relazione del 2022 redatta da Public First e commissionata da Aws, ha visto la partecipazione di mille imprese e mille cittadini in Italia ed evidenzia la necessità di un miglioramento delle capacità digitali del Paese al fine di realizzare a pieno i vantaggi del futuro digitale.

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Con un aumento, rispetto al 2022, del 28% del numero di imprese che hanno adottano soluzioni costruite sull’intelligenza artificiale, il mercato ha registrato vantaggi significativi, tra cui una maggiore efficienza e una nuova spinta all’innovazione. Se l’Italia riuscirà a mantenere questo livello di integrazione digitale fino al 2030, il valore dell’economia nazionale potrebbe espandersi di 329 miliardi di euro, 78 miliardi in più rispetto alle previsioni dello scorso anno.

Il potenziale in crescita delle tecnologie digitali

Secondo l’indagine, le imprese italiane stanno accogliendo con entusiasmo le soluzioni digitali, e a un ritmo ancora più rapido rispetto agli altri Paesi europei. È interessante notare che il 93% delle aziende esprime una forte dipendenza quotidiana dalla tecnologia digitale, indicando che non potrebbe operare efficacemente senza di essa. Questo dato supera nettamente la media del 79% delle imprese europee. Cresce dunque la spesa: gli investimenti sono infatti aumentati del 49% dal settembre 2022 e le imprese prevedono di aumentarli ulteriormente del 51% nei prossimi 12 mesi. L’83% del campione, del resto, considera le tecnologie digitali di cruciale importanza al fine di raggiungere gli obiettivi di crescita a cinque anni.

Le imprese italiane hanno registrato un forte aumento del tasso di integrazione delle tecnologie AI nel 2023, con il 23% del campione che ha adottato la tecnologia nel settembre 2023, rispetto al 18% del 2022, ovvero un tasso di crescita del 28%. Inoltre, il 51% di chi adotta l’AI utilizza sistemi Llm o AI generativa. Se l’integrazione digitale continuerà in modo continuativo, le imprese italiane saranno sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo fissato dalla Commissione europea, ovvero il 75% di imprese che utilizza l’AI entro il 2030.

Sebbene le imprese italiane accolgano con entusiasmo l’idea di utilizzare strumenti di AI e l’integrazione sia in crescita, essa è leggermente in ritardo rispetto ai colleghi europei. L’adozione dell’AI in Europa ha raggiunto il 33% nel settembre 2023, con un tasso di crescita del 32% rispetto al 2022.

Tuttavia, una maggioranza significativa (67%) di aziende italiane ritiene che l’AI trasformerà in modo sostanziale il proprio settore nei prossimi cinque anni, al di sopra della media europea (63%) e coloro che hanno adottato strumenti di AI assistono già ai primi vantaggi per le loro attività.

Tra questi figurano una maggiore efficienza (88%), pratiche aziendali semplificate (75%) e stimolo all’innovazione aziendale (75%). Inoltre, l’AI sta aiutando le imprese italiane a crescere; infatti, il 63% dichiara che l’uso di questa tecnologia ha aumentato i ricavi. Si Stima che l’adozione dell’AI in Italia continui ad aumentare, man mano che la potenza di questa tecnologia si rende disponibile a un numero sempre maggiore di imprese.

Cloud: una tecnologia fondamentale (ma l’Italia è ancora indietro)

Lo studio sottolinea che il cloud computing rappresenta il punto di partenza nel percorso dell’Europa per diventare leader digitale e costituisce la base per l’adozione di tecnologie digitali e di AI. In particolare, il cloud è alla base dei Foundation Model che costituiscono le fondamenta dell’AI generativa.

Le imprese italiane sono ampiamente consapevoli del concetto di cloud computing, ma non hanno una comprensione approfondita della tecnologia. L’83% delle aziende conosce il cloud computing, un dato paragonabile alla media europea (85%). Tuttavia, è necessaria una maggiore consapevolezza dei vantaggi della tecnologia cloud, poiché, in Italia, la familiarità con il cloud si presenta più debole rispetto al resto d’Europa, dove solo il 29% delle imprese ritiene di averne una forte consapevolezza, rispetto al 39% in tutta Europa.

Ciononostante, le imprese che utilizzano il cloud computing in Italia hanno già ottenuto diversi benefici. Il principale, riportato dal 42% degli intervistati, è il miglioramento delle modalità di lavoro con i fornitori, soprattutto attraverso la condivisione di dati.

Il bando “crescereAI” entra nel vivo

Sono 90 le proposte arrivate in risposta al bando “crescerAI” pubblicato dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa sociale e sostenuto da Google.org, che mira a selezionare progetti rivolti allo sviluppo di soluzioni di Intelligenza Artificiale di tipo open source destinate alle piccole e medie imprese del Made in Italy, incluse le imprese sociali, con una particolare attenzione alle realtà operanti in settori e contesti svantaggiati. È già stata avviata la fase di valutazione.

Con “crescerAI” si vogliono individuare progetti scalabili, capaci di generare un beneficio funzionale alle esigenze del tessuto produttivo di PMI e imprese sociali italiane. Il bando mette a disposizione in totale 2.200.000 euro.

I progetti che accederanno all’ultima fase di selezione verranno valutati anche da un panel di esperti che include il Prof. Vincenzo Ambriola (Direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa), la Prof.ssa Raffaella Cagliano (Direttrice del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano), Eleonora Faina (Direttrice Generale di Anitec-Assinform), Mario Nobile (Direttore Generale di AgID), Agostino Santoni (Vice Presidente di Confindustria con delega al Digitale).

L’appello per l’approvazione dell’AI Act

Intanto sale l’attesa per l’approvazione dell’AI Act. E le associazioni che raccolgono autori ed editori invitano gli Stati membri dell’Unione Europea a dare prova di leadership globale e approvare l’AI Act alla riunione del Coreper del 2 febbraio.

“L’AI Act è un atto legislativo fondamentale che regolamenterà il ruolo dell’AI in Europa e contribuirà a stabilire uno standard globale per il funzionamento dei sistemi di Intelligenza Artificiale. L’Europa ha quindi un’opportunità unica di dimostrare una leadership globale nel quadro dell’AI, a beneficio dei cittadini, degli autori, dei titolari dei diritti, dell’economia europea in generale”. 

L’appello è firmato da Associazione Italiana Editori, Confindustria Cultura Italia – Federazione Italiana dell’Industria Culturale, Federazione Industria Musicale Italiana, Produttori Musicali Indipendenti Italia, SIAE e Sugar Music.

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