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IL CASO

“Internet diritto costituzionale”

Una proposta dell’Associazione Cultura Democratica si inserisce nel dibattito sul futuro della Rete

20 Nov 2014

Maurizio Matteo Dècina

A “mali estremi, estremi rimedi” dicevano gli antichi. Una diceria che torna di moda In questi giorni poiché in parlamento si stanno discutendo varie proposte che potrebbero dare nuova linfa al settore delle Tlc, soprattutto in una situazione caratterizzata da disoccupazione galoppante e stagnazione economica. A riguardo non si può certo sedere sul ponte della nave aspettando il naufragio, solamente pochi fortunati e maledetti avrebbero la scialuppa di salvataggio. Occorre dunque muoversi in fretta.

Oltre al progetto di scorporo della rete presentato dal M5Stelle, in questi giorni sono all’appello altre due proposte. La prima è stata presentata da Sergio Boccadutri del Pd e riguarda una nuova normativa di legge che renderebbe obbligatoria la diffusione gratuita del wi-fi in luoghi pubblici. La seconda è stata presentata dalla Associazione Cultura Democratica, un gruppo di giovani affiatati e determinati a cambiare la Costituzione inserendo tra i principi inviolabili anche l’accesso ad Internet. Si, avete capito bene; sono intenzionati a cambiare la Costituzione. Avrebbero già contatti in parlamento con diversi partiti politici tra cui il Pd proponendo “l’introduzione nella Costituzione di un articolo 34-bis che prevede il diritto del cittadino ad accedere a Internet ad alta velocità su tutto il territorio nazionale e l’obbligo dello Stato di attuare questo diritto, diffondendo la banda larga ad alta velocità su tutto il territorio nazionale.”. Secondo il responsabile di Cultura Democratica Guido D’Ippolito, autore del disegno di legge presentato dal senatore Campanella il 10 Luglio in parlamento, la proposta accelererebbe di gran lunga l’iter per la costruzione di una nuova Italia digitale. “Erano mesi che lavoravamo a questo progetto, ora che si è trasformato in disegno di legge siamo soddisfatti”.

Mentre il progetto di legge presentato da Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) e già firmato da 106 deputati riguarderebbe l’acceso gratuito in tutti gli spazi commerciali (ristoranti, bar, alberghi…) di dimensioni superiori a 100m2 e in tutti gli spazi quali amministrazioni pubbliche, uffici postali, stazioni ferroviarie, aeroporti, università, autobus di linea e metropolitane. L’impatto sul Pil sarebbe molto rilevante. Si pensi ad esempio agli effetti sulla mobilità e sul telelavoro. La possibilità di utilizzare internet gratuitamente in luoghi pubblici, oltre ad incrementare il traffico con gli effetti macroeconomici previsti dalla Banca Mondiale, potrebbe avere un ruolo non trascurabile sul potenziamento dei mezzi pubblici a scapito di quelli privati e nello sviluppo del telelavoro per quei segmenti occupazionali di nuova generazione.

Per quanto riguarda il settore turistico, se sono vere le statistiche che attribuiscono ai social network un ruolo chiave nella scelta della meta, risulta indispensabile disporre di una rete gratuita ed ubiqua per inviare commenti e foto in tempo reale. Effetti chiaramente non quantificabili in maniera dettagliata ma sicuramente ingenti. Si pensi ad esempio che se fosse approvata la legge ci sarebbero almeno 500.000 hot spot disponibili sul territorio con una capacità di traffico potenziale addizionale del 10-20% sulle stime attuali. Numeri enormi con diretto effetto sulla produttività e sulla qualità della vita. I benefici ricadrebbero anche per gli esercenti e per gli operatori di Tlc, i due grandi antagonisti di questo scenario. I primi ci guadagnerebbero in fidelizzazione attraverso la possibilità di erogare servizi di advertising e web marketing, i secondi per via degli investimenti in nuovi hot spot in una situazione di non erosione del traffico privato che sarà completamente a tariffa flat.

Come rileva il professor Francesco Vatalaro, ci sono però alcune problematiche quali l’assenza di progetti simili nel mondo e il contrasto con il principio di neutralità della rete. A tale scopo il raggio di azione del progetto potrebbe essere ricalibrato sul settore pubblico e sugli spazi privati di grosse dimensioni. A mio parere il grosso degli impatti riguarda proprio il settore della mobilità e del turismo; trascurabili invece sono gli effetti sul segmento ristorazione e negozi.

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