Internet governance e digital divide al centro dell'assemblea Onu - CorCom

WSIS+10

Internet governance e digital divide al centro dell’assemblea Onu

Il WSIS+10 tenuto al Palazzo di Vetro scongiura il tentativo di alcuni governi – in primis Russia e Cina – di sdoganare l’idea di portare almeno una parte del governo di Internet sotto il cappello degli stati. Conclusioni light sulla Net neutrality, focus sull’inclusione digitale

17 Dic 2015

Francesco Molica

Questa settimana l’Internet Governance era di scena al Palazzo di Vetro per uno degli appuntamenti internazionali più attesi degli ultimi anni: il WSIS+10. L’assemblea generale dell’Onu si è infatti riunita ieri e l’altro ieri per discutere risultati e prospettive del processo avviato dieci anni fa con il World Summit on the Information Society (WSIS) di Ginevra e Tunisi per promuovere una risposta internazionale concertata alle principali sfide legate all’emergenza del digitale. Su tutte quella del digital divide.

Ma anche il nodo del governo della Rete. Sul quale sin da allora continua a consumarsi un’accesa contesa diplomatica tra paesi difensori dell’attuale modello multi-stakeholder, fondato su un’architettura di gestione distribuita su una moltitudine di organismi tecnici e aperta alla società civile, il privato e l’università, e chi dall’altro lato caldeggia una maggiore attribuzione di poteri ai governi nazionali, attualmente relegati ad una funzione poco più che consultiva nell’amministrazione delle funzioni chiave di Internet (con l’eccezione degli Stati Uniti nel loro ruolo di supervisore di cui presto si spoglieranno).

Semplificando brutalmente: da un lato militano i paesi occidentali, in testa Usa ed Europa, dall’altro potenze come Cina, Iran e Russia, e una lunga lista di governi più o meno autocratici, con attori come India e Brasile che favoriscono un compromesso tra le due posizioni. Non stupisce dunque che l’elaborazione del testo finale del WSIS+10 (il cosiddetto Outcome Document) adottato dai delegati degli oltre 190 paesi Onu abbia visto i due schieramenti impegnati in una fin troppo familiare tenzone combattuta a colpi di sottigliezze verbali.

Con i soliti noti, a partire da Russia e Cina, che emendamento dopo emendamento hanno tentato invano di piazzare qui e là riferimenti più o meno espliciti al ruolo dei governi, ma soprattutto hanno provato in ogni maniera a far sostituire, anche qui senza successo, il termine “multistakeholder” con il più gradito “multilaterale”. Differenza decisiva per gli addetti ai lavori, in quanto il secondo offrirebbe uno scudo di legittimità internazionale, o detto in altra maniera sdoganerebbe l’idea di portare almeno un pezzo del governo di Internet sotto il cappello degli stati.

Per il resto, nel documento l’Onu ha confermato l’impegno a combattere l’esclusione digitale, che abbraccia ancora il 60% della popolazione mondiale, riconoscendo il “ruolo critico” rivestito da Internet nel centrare gli obiettivi di sviluppo del millennio. “Dobbiamo cooperare per fare in modo che Internet diventi sempre di più uno spazio inclusivo per il bene pubblico. Perciò occorre intensificare il nostro lavoro per costruire una Rete aperta, affidabile, sicura, stabile e inclusiva”, ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Mon a margine dell’incontro internazionale.

Il testo finale esprime, inoltre, una retorica ambiziosa sulla libertà di espressione in rete, nonché sulla protezione dei diritti fondamentali (“devono essere tutelati online gli stessi diritti di cui le persone godono offline”). “Avremmo raccomandato un linguaggio più coraggioso sulla natura senza confini di Internet, alla luce delle politiche (di stampo nazionalista, ndr) adottate da un numero sempre più elevato di stati”, nota il Ceo dell’Isoc Kathy Brown, seppure si dica globalmente soddisfatta.

Gli attivisti digitali, nei giorni scorsi, avevano invece puntato il dito contro l’inclusione nel documento di un richiamo troppo debole alla net neutrality. Allarme parzialmente rientrato. Con il documento che per lo meno “annota le importanti iniziative legislative e regolamentari sull’Open Internet messe in campo da alcuni stati”, in testa Usa e Ue, ma si guarda bene dall’esprimere raccomandazioni su un tema così divisivo. Viene, inoltre, rinnovato per altri 10 anni il mandato dell’Internet Governance Forum, la piattaforma di discussione istituita dall’Onu proprio all’indomani del WSIS e che in questi anni ha giocato un ruolo centrale nel promuovere un dibattito aperto a tutti attorno ai temi della governance della Rete.

Peccato, infine, che nonostante fosse chiamato a discutere il futuro della Rete, il WSIS+10 sia stato quasi completamente ignorato dalla stampa: “non interessa a nessuno”, ha ironizzato amaro Forbes, tra i pochissimi media ad averne parlato.

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