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Internet, mobile e on demand: è la tv della nuova frontiera

Il mercato televisivo italiano è arrivato al giro di boa e nei prossimi due anni si assisterà ad un exploit di offerte. E sono pronti a scendere in campo i grandi player internazionali come Google Apple e Amazon

25 Gen 2016

Flavia Gamberale

Alla fine anche il mercato televisivo italiano è arrivato al giro di boa. Seppur in ritardo rispetto agli altri Paesi, soprattutto anglosassoni, l’Italia nei prossimi due anni assisterà a un exploit dell’offerta tv sul canale Internet e mobile. Se Netflix ha fatto già il suo ingresso alla fine dello scorso anno, “i prossimi a sbarcare in Italia e a contendersi i telespettatori nostrani potrebbero essere altri player internazionali come Amazon, Apple e Google”, confida Augusto Preta, Ceo di ITMedia Consulting.

Del resto il trend sembra essere già tracciato: l’unico canale su cui l’audience televisiva è data in crescita è quello broadband. Secondo il rapporto di ITMedia Consulting, nei prossimi due anni il segmento della pay tv, nonostante il calo previsto sul satellite, crescerà del 3,45% soprattutto grazie allo sviluppo dell’offerta su banda larga. Trend confermato da Pwc secondo cui i ricavi del comparto media e entertainment nel giro di 4 anni potrebbero crescere più del Pil. Uno scenario che innescherà una feroce competizione tra broadcaster tradizionali e nuovi operatori, i quali in Italia non avranno vita facile.

Le grandi società televisive come Mediaset e Sky sono, infatti, già corse ai ripari sviluppando l’offerta sul canale Internet rispettivamente con Infinity e Sky online e, come evidenzia la recente indagine di Accenture condotta a livello mondiale su 24mila intervistati, per il 44% del campione italiano i fornitori di contenuti tv preferiti restano i broadcaster tradizionali, mentre Netflix incontra il gradimento solo del 9% degli intervistati. Una percentuale ancora bassa, probabilmente destinata a crescere nel tempo quando il business della società statunitense, approdata in Italia da ottobre scorso, si consoliderà anche nel nostro Paese. Tuttavia, se il buongiorno si vede dal mattino, il mercato televisivo italiano non appare ancora contraddistinto da grande dinamismo. Su ciò pesa anche il ruolo defilato delle telco che, a differenza di altri Paesi, si limitano a fornire banda ai broadcaster tradizionali senza offrire contenuti televisivi in proprio.

“Le nostre società di telecomunicazioni non stanno investendo in quest’ambito, al contrario di altri contesti. Penso ad esempio al Regno Unito, dove British Telecom destina ogni anno 2 miliardi di risorse allo sviluppo dei contenuti premium”, rileva Preta. Insomma, in Italia il pallino resta per ora in mano ai broadcaster vecchio stampo. Ciò, tuttavia, alla lunga potrebbe rivelarsi un freno per il pieno sviluppo della broadband tv, segnala Preta. “I broadcaster tradizionali hanno più limiti rispetto ai nuovi operatori. È verosimile che cerchino di non farsi concorrenza sugli altri canali di loro proprietà”. Quel che è certo è che la domanda di contenuti tv via Internet è in aumento.

Secondo il Tv and Media Report 2015 del ConsumerLab di Ericsson, il 60% degli italiani guarda video on demand in streaming almeno una volta al giorno, con un incremento del 15% rispetto al 2012. Cresce il pubblico e cambiano i modelli di fruizione. “Su internet gli switching cost sono molto più bassi e le modalità di accesso più flessibili e personalizzate”, sintetizza Preta. E il modello on demand si conferma vincente. “Si va verso un tipo di fruizione frammentata, con gli spettatori che sottoscriveranno di volta in volta le offerte a loro più gradite”, prevede Aurelio Severino, Direttore tv e media di Ericsson Italia. Dunque, la tv tradizionale pronta a imboccare il viale del tramonto? Non proprio. Basti ricordare che, sempre in base allo studio della Ericsson, ben il 75% degli italiani tra i 60 e i 69 anni accende la tv tutti i giorni; il 65% se consideriamo la fascia di pubblico tra i 16 e i 34 anni. Per Severino, la tv tradizionale probabilmente rimarrà il canale privilegiato per la visione dei contenuti live, come le partite di calcio. Intanto tra i canali di fruizione del futuro si fa strada anche il mobile. Il Tv and Media Report 2015 del ConsumerLab di Ericsson evidenzia che coloro che utilizzano lo smartphone per guardare i video in tre anni sono aumentati del 125%, soprattutto grazie ai teenager.

Oggi il 65% degli italiani dichiara di accedere ai contenuti tv dallo schermo del proprio telefonino. Una tendenza che attualmente pone dei problemi in termini di connettività. Le criticità maggiori non sono dovute tanto all’ampiezza della banda. “Per avere una connessione video di elevata qualità bastano due megabyte al secondo”, spiega Severino. La vera sfida è un’altra: garantire la fruizione contemporanea dei contenuti video a un numero potenzialmente illimitato di persone. “Per fare ciò ci viene in aiuto la tecnologia Lte Broadcast, in Italia non ancora diffusa a livello commerciale, a differenza degli Stati Uniti dove molti produttori di telefonia mobile la stanno adottando”, rivela il direttore tv e media di Ericsson Italia. “La tecnologia è matura”, prosegue, “Bisogna soltanto che ci siano terminali che la implementino. Secondo gli analisti ciò dovrebbe avvenire già a partire da quest’anno”.

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