Internet of Things: nuove regole sulle sim, Agcom a lavoro - CorCom

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Internet of Things: nuove regole sulle sim, Agcom a lavoro

L’autorità avvia l’iter per regolare il mercato. Il commissario Nicita: “Con questa consultazione valutiamo se consentire agli operatori di telecomunicazioni di utilizzare numerazioni di altre nazioni sul suolo italiano”

10 Mag 2016

Alessandro Longo

Permettere ali operatori italiani di mettere un numero italiano su sim straniere inserite in oggetti connessi, come automobili e contatori della luce. E così partecipare appieno allo sviluppo del mercato internet delle cose.

E’ il senso di un processo di una delibera che Agcom ha messo ieri in consultazione pubblica per 30 giorni. L’impegno è concludere l’iter in 90 giorni, in questa che è la prima azione regolamentare in ambito di internet delle cose (o machine to machine) in Italia.

Il mercato ha 30 giorni per rispondere, laddove l’impegno dell’Autorità è quello concludere l’iter in 90 giorni. Si tratta di una delle prime azioni regolamentari nell’ ambito dell’ internet delle cose (o machine to machine) in Italia.

Come spiega a Corcom il commissario Antonio Nicita, relatore della delibera, “si tratta di valutare se modificare il piano di numerazione nazionale per consentire agli operatori fornire servizi Iot utilizzando numerazioni straniere, che possono essere presenti- per esempio- in SIM installate in automobili prodotte all’estero e circolanti da noi”.

Un’applicazione possibile riguarda i servizi di intrattenimento e Wi-Fi in auto. Come si legge nell’allegato B della delibera, “un MNO italiano, tramite la propria rete mobile, oltre a fornire il servizio di connettività verso gli access point M2M alla società produttrice delle automobili, renderebbe disponibili, riusando la stessa embedded global M2M SIM, servizi di accesso ad Internet, fruibili nell’automobile secondo le modalità di seguito indicate”.

”Gli utenti del servizio di accesso a Internet sono gli occupanti del veicolo per il tramite di un accesso Wi-Fi che irradia e riceve il segnale nella vettura, analogamente a quanto avviene in un hot spot pubblico. Il servizio di accesso a Internet è intestato al proprietario del veicolo e utilizzabile dagli altri occupanti lo stesso. L’accesso avviene tramite l’avvio di un browser, installato su di un dispositivo Wi-Fi nella vettura, e lo svolgimento di una procedura di accesso tramite password e registrazione. L’intestatario del contratto acquista, ad esempio tramite carta di pagamento nominativa, dal MNO italiano, un bundle di servizi prepagato (ad esempio con un ammontare di traffico dati pre-definito), senza costi di roaming. La rete host del cliente è quella italiana, nei termini in cui il servizio è erogato in permanent roaming sulla rete del MNO italiano. L’autenticazione del cliente viene effettuata, conformemente alle norme nazionali in materia, tramite carta nominativa”.

“Accanto al tema dell’autenticazione del cliente” aggiunge Nicita “ per l’Autorità è opportuno interrogarsi su come assicurare ai clienti che acquistino servizi Wi-Fi sulla propria vettura di poter cambiare operatore qualora non fossero soddisfatti. Essendo le SIM in questione installate nelle auto, il cambio operatore non potrà avvenire sostituendo la SIM dal nostro telefonino come facciamo abitualmente. Si dovranno quindi studiare modalità di cambio operatore da remoto, che non vadano a rimuovere il supporto fisico della SIM.”

Nel dettaglio, “tali servizi possono essere erogati o utilizzando risorse di numerazione attribuite a un partner estero (MNO affiliato non italiana dell’MNO Italiano) sulla base del relativo Piano nazionale di numerazione (PNN), aventi IMSI2 con codice MCC-MNC 2 International Mobile Subscription Identity (IMSI – costituito da 15 cifre decimali e, in particolare, da 3 campi: il Mobile Country Code (MCC), il Mobile Network Code (MNC) e il Mobile Subscription Identification Number (MSIN) 8 Allegato B alla delibera n. 43/16/CIR Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni extra-territoriale, che opererebbero in roaming permanente sulla rete del MNO italiano, o numerazioni “sovranazionali” (per servizi cosiddetti “global services3”, previsti dalla raccomandazione ITU-T E.164), assegnate dall’ITU4 , una volta verificato che l’impiego di tale numerazione è conforme alla raccomandazione ITU E.164. Tale codice IMSI non italiano o ITU verrebbe utilizzato, sulla rete del MNO italiano, per fornire sia i Servizi M2M sia i Servizi Hotspot Wi-Fi”.

Per tutto questo non è sufficiente avvalersi del classico roaming della sim straniera in Italia. A quanto riferisce Agcom, la novità regolamentare è richiesta da numerosi operatori. Quelli virtuali hanno un motivo in più: senza questa possibilità potrebbero non essere in grado affatto di gestire sim straniere, dato che non possono contare su accordi di roaming.

Si legge infatti: “tali operatori ritengono, altresì, che soluzioni apparentemente alternative, quali ad esempio la stipula di accordi di roaming nazionale con gli operatori di rete, non sono immediatamente praticabili, per due ordini di ragioni: 1) gli operatori di rete (MNO) non si ritengono obbligati a consentire l’accesso all’operatore mobile virtuale; 2) nella maggior parte dei casi il mobile host operator (MHO) non consente al proprio ospitato, nell’ambito dell’accordo di accesso, la possibilità di acquistare la fornitura del servizio di accesso mobile da un altro operatore”. Tra gli operatori che hanno richiesto l’intervento di AGCOM, particolarmente attiva è stata infatti Poste Mobile,

La delibera è comunque solo la prima azione che l’Autorità intende fare in questo ambito, a tutela del mercato nazionale. Lo si evince da uno studio che ha realizzato l’anno scorso e anticipato al Corcom. Per esempio, c’è il tema della standardizzazione. “Gli operatori internazionali stanno cercando di creare protocolli propretari mentre sarebbe bene avere standard interoperabili. Stiamo favorendo un coordinamento nazionale per affermare uno standard, ma tutto questo sarebbe più efficace se fatto a livello europeo. Che è quanto sta facendo il Berec. Il tema dell’interoperabilità riguarda molto i dispositivi installati nei veicoli e in casa”, ha detto Nicita in una precedente intervista al nostro sito.

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