RETI

Internet of Things, Vodafone scommette sulla “banda stretta”

Nel 2017 la telco britannica attiverà reti narrowband in tutta Europa per sostenere il boom della IoT: la tecnologia connetterà molteplici device low-cost con amplissima copertura e bassissimo consumo di energia

Pubblicato il 20 Ott 2016

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Non solo banda larga: anche la “banda stretta” (narrowband) può avere utilizzi nel mondo dell’Internet delle Cose. Anzi, questa tecnologia è considerata tra le più appropriate per applicazioni in campi come utility meters, sensor monitoring e asset-tracking, nonché per collegare device di ogni genere della case. Il sistema è pensato soprattutto per apparecchi che non devono mandare segnali in continuazione (come un’auto connessa, per esempio) ma che fanno “check in” sporadicamente sulla rete. Vodafone è tra le più grandi paladine della banda stretta applicata alla IoT e si prepara ad attivare le sue reti narrowband Internet of Things (NB-IoT) sui maggiori mercati europei nel corso del primo trimestre del 2017.

I primi network saranno attivati in Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Spagna; gli altri mercati seguiranno nel corso del prossimo anno. L’obiettivo di Vodafone è di completare il roll-out della sua rete NB-IoT su tutti i mercati in cui è presente entro il 2020.

La soluzione NB-IoT offre una copertura di rete significativamente migliore per le connessioni tra cose, garantendo al tempo stesso la riduzione del consumo energetico (low-power, wide-area o LPWA). Il networking della NB-IoT si basa sull’utilizzo di spettro licenziato per fornire comunicazione a due sensi su lunghe distanze anche in sedi e località altrimenti difficili da raggungere ed è capace di supportare un numero altissimo di device poco costosi e con basso throughput. La soluzione è stata standardizzata di recente dal 3GPP (come parte della LTE Release 13).

La scorsa settimana Vodafone ha completato il suo primo trial della NB-IoT su una rete commerciale: Vodafone Spain ha connesso un sensore in un parcheggio della Vodafone Plaza a Madrid; una app su smartphone ha indicato in base ai dati ricevuti se lo spazio di parcheggio era libero o occupato. Qualche mese fa Vodafone Australia aveva testato la NB-IoT a Melbourne.

“La NB-IoT aiuta a risolvere due problemi: la durata della batteria e la penetrazione all’interno di edifici”, ha indicato Ivo Rook, IoT director di Vodafone. “Il bassissimo costo dei moduli ci lascia prevedere una massiccia diffusione dei device connessi e un boom della domanda sul mercato”.

La narrowband potrebbe connettere di tutto, con applicazioni sia enterprise che consumer, e per le telco rappresenta una potenziale fonte di entrate che bilancia la perdita di revenue da servizi più tradizionali. Bloomberg indica che i device connessi per le case costano una decina di dollari, le batterie durano per anni e il servizio di connettività potrebbe pesare per non più di 2 dollari al mese, anche se le telco non hanno ancora indicato quale sarà il modello di pricing: allo studio ci sarebbero sia una tariffa fissa per un periodo di utilizzo di alcuni anni che soluzioni pay-per-message, abbonamenti mensili o anche carte prepagate ricaricabili.

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