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IL PAPER

Internet a rischio frammentazione, traballa il “modello Silicon Valley”

Nella geopolitica del World Wide Web si stanno definendo i confini delle nuove aree di influenza. Ecco come secondo gli esperti i Governi e le strategie economiche possono far saltare l'”apertura” di un ecoambiente con standard e governance condivisi

12 Dic 2018

Patrizia Licata

giornalista

Visto sotto la lente della geopolitica Internet non è affatto uno solo, e nemmeno un duopolio Usa-Cina, bensì diviso in quattro diverse forme e aree di influenza, di cui una creata dall’Europa. Lo scrive sul Financial Times Wendy Hall, Regius professor of computer science della University of Southampton, riprendendo un paper pubblicato insieme al collega Kieron O’Hara.

“Internet è un delicato e complesso sistema fatto di hardware, software, protocolli, standard, organizzazioni, database, sicurezza, telecomunicazioni e altro ancora”, scrive la professoressa Hall, una dei massimi esperti mondiali di società dell’informazione. “Non si tratta solo di un sistema tecnico ma sociale, una stretta interazione cui partecipa metà della popolazione mondiale. Internet influenza la società, la società influenza Internet”.

Anche se qualche studioso ha parlato di “splinternet”, un Internet spaccato in due tra Stati Uniti e Cina, secondo Hall e O’Hara ci sono quattro modelli di Internet, perché quattro sono le ideologie particolarmente influenti oggi nel mondo: sono state adottate a livello governativo e godono quindi di risorse per essere implementate e per sostenere e vendere la loro visione e le loro tecnologie a paesi “alleati”.

Questi quattro Internet coesistono in una pace apparente e ospitano persino un sistema parassita, scrive la Hall. Non sono affatto in equilibrio e potrebbero ridursi a uno o due dominanti, con impatti sulla politica, l’economia e la società.

Internet si basa su due requisiti tecnici: decentramento (non è di nessuno e tutti possono partecipare) e identificazione (tramite l’indirizzo Ip)”, argomenta la Hall. L’Internet numero uno è dunque quello della Silicon Valley, l’open Internet. A causa del sistema di identificazione è però stato colpito da due ‘piaghe’: violazioni della privacy e fake news. Di qui la nascita di un secondo Internet: partorito a Bruxelles, è basato sulle regole. Un “Internet borghese”, secondo Hall-O’Hara.

C’è poi un “Internet commerciale”, sostenuto innanzitutto dall’amministrazione di Donald Trump: premia l’innovazione ma fondata su sorveglianza e oligopolio – un modello opposto a quello dei colossi della Silicon Valley.

E poi c’è la Cina. Il quarto Internet è quello “autoritario” propagandato da Pechino, che usa la tecnologia per controllare e influenzare l’interazione sociale e gestire la sicurezza, la coesione sociale, la salute, i trasporti, i cambiamenti climatici e altro ancora.

Non va dimenticato il ‘parassita’ dei quattro Internet, ovvero “gli anarchici dell’hacking alleati dei nazionalismi paranoici che usano Internet per diffondere la sfiducia. E’ il troll di tutti gli Internet, non importa quale”.

Tutti i governi vogliono usare Internet per esiti positivi, “fare del bene” con la tecnologia, nota la Hall. Gestire la società può tuttavia trasformarsi in assoggettamento. Internet libero e aperto potrebbero diventare un clamoroso fallimento e la tecnologia dell’intelligenza artificiale rende il problema urgente. “Sono assolutamente convinta che l’AI sia una tecnologia positiva”, scrive la Hall, “ma gli algoritmi di AI sono alimentati dai dati raccolti sul web”, ovvero nei quattro sistemi mondiali di Internet, che sui dati hanno atteggiamenti ben diversi.

Nell’Internet europeo, infatti, i dati sono fortemente regolati; in quello americano lo sono molto meno e ciò beneficia il settore privato. Ma il rischio, secondo la Hall, è che vinca il modello della Cina, dove le aziende private seguono da vicino i dettami del partito di governo. Pechino apprezza alcuni aspetti dell’open Internet (comunicazioni dei cittadini al governo tramite i social), ma non instaura una vera conversazione. “Non è una tesi anti-Pechino”, chiarisce l’esperta. “Pechino ha tutto il diritto di regolare il suo paese come vuole e ogni stato trova attraente almeno qualche aspetto dell’Internet autoritario”. Ma la salute di Internet dipende dalla sua capacità di “mettere le persone al primo posto e rispettare le differenze” e la ricchezza di società, culture, idee, opinioni, conclude la Hall. “Dobbiamo riconoscere il valore di questa diversity e lavorare per assicurarci che gli standard restino aperti e la governance conforme a principi comuni”.

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