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IoT, Mattevi (Telecom): “Reti da potenziare, ma non c’è rischio tilt”

Il responsabile del Segment marketing direct channel-business: “Le connessioni punto-punto non appesantiscono il sistema e utilizzano altri protocolli”

30 Nov 2014

Patrizia Licata

Il mondo in cui persone, oggetti e applicazioni sono sempre più interconnessi grazie alle reti broadband (ma non solo) rappresenta quella che Telecom Italia ha ribattezzato la “digital life”. Un altro modo di definire la Internet delle cose e l’M2M, un mercato in forte espansione e evoluzione, come spiega Stefano Mattevi, responsabile Segment Marketing Direct Channel – Business di Telecom Italia. “Il mercato cambierà: oggi in Italia è ancora prevalentemente caratterizzato da oggetti connessi con Sim M2M, ma in futuro gli oggetti connessi saranno di svariata natura e useranno molteplici protocolli di comunicazione”.
Allora non c’è da temere il collasso delle reti mobili con il boom di oggetti in rete?
In Italia sono previsti 7 milioni di oggetti connessi tramite Sim a fine 2014, ma solo circa il 10% funge da concentratore e il resto è rappresentato da connessioni punto-punto. La vera IoT sarà proprio costituita da questi oggetti che si connettono in modo autonomo sulla rete e, mentre i concentratori dovranno passare sulle reti mobili, i singoli oggetti, soprattutto se comunicano in condizioni di prossimità, possono essere collegati con altre tecnologie, dalle reti su frequenze dedicate a Bluetooth, a Zigbee. Ciò non toglie che le reti broadband vadano potenziate, ma non c’è solo la banda larga: per esempio i “wearables”, che consumano molta energia, possono comunicare molto più efficientemente con protocolli come Bluetooth, arrivando poi ai concentratori che hanno le connessioni su banda larga con i datacenter.
La IoT richiede dunque non solo infrastrutture, ma anche conservazione e gestione dei dati?
Le tecnologie dietro l’IoT sono tante, non solo connettività, ma anche cloud e Big Data. Telecom Italia, per esempio, sta mettendo in campo sia le reti che la sua capacità di raccolta dati nei datacenter con le tecnologie cloud della Nuvola Italiana. E ha creato una business unit dedicata all’Iot e al M2M all’interno della società del gruppo Telecom Italia Digital Solutions.
Quali i settori che fanno da traino allo sviluppo della IoT?
Oggi il 50% delle Sim M2M si trova a bordo delle automobili: la maggior parte delle applicazioni è per le Connected car. Lo sviluppo di questo settore sarà garantito anche dall’obbligo di adozione dell’eCall, il sistema europeo di chiamata di emergenza automatizzato. Ma ci sono altri passaggi normativi che daranno impulso al settore: per esempio l’Autorità per l’energia ha stabilito che entro il 2018 in Italia il 60% dei contatori del gas dovrà essere in rete e ha selezionato la frequenza dedicata per far comunicare i contatori; Telecom Italia si sta occupando di realizzare la rete. Queste reti dedicate su frequenze specifiche potranno essere utilizzate per svariate applicazioni per le Smart city. Un altro fattore trainante è il nuovo Patto della salute, che ha un capitolo dedicato all’ehealth.
Ci sono dei possibili ostacoli?
Uno è senz’altro l’eterogeneità di device e protocolli di comunicazione. Per questo Telecom Italia ha lanciato la soluzione Nuvola It Oggetti in Rete, una piattaforma cloud che semplifica il dialogo con i vari oggetti e standard dell’internet of Things facilitando il lavoro delgi sviluppatori di applicazioni. Un altro nodo è che in Italia i progetti sono per la maggior parte a livello sperimentale e spesso a macchia di leopardo: occorrono una regia forte e un indirizzo strategico per usare bene i fondi europei, far partire progetti su scala nazionale e risolvere le questioni connesse con la IoT, prima fra tutte quella della gestione e protezione degli open data.

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