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IL CASO

Ipv4, finiti gli indirizzi: “Accelerare sull’Ipv6 per sostenere l’IoT”

L’annuncio del registro Ripe Ncc: il boom degli oggetti connessi rende più che mai urgente passare al nuovo standard per il protocollo Internet. Ecco cosa succederà

27 Nov 2019

Patrizia Licata

giornalista

Gli indirizzi Ipv4 sono finiti: Internet deve affrettarsi nella transizione all’Ipv6. Lo comunica il Ripe Ncc (Réseaux Ip Européens network coordination centre), uno dei cinque registri Internet regionali esistenti in ambito Iana con delega per l’assegnazione degli indirizzamenti Ipv4 e Ipv6 in Europa, Medio Oriente e Asia centrale: nella nostra regione è stato assegnato l’ultimo blocco di indirizzi Ipv4 /22 finora disponibili. Solo a ottobre il Ripe aveva comunicato che in Europa erano rimasti a disposizione appena 1 milione di indirizzi Ipv4.

Alla ricerca degli indirizzi Ipv4 dismessi

Anche se i blocchi da /22 (i più grandi) sono terminati, restano da assegnare alcuni blocchi più piccoli (/24 e /32); i blocchi /8 si erano esauriti nel 2012. Il Ripe Ncc sta anche tentando di recuperare indirizzi Ipv4 non più utilizzati da soggetti che hanno cessato l’attività; questi indirizzi saranno assegnati ai membri del Ripe Ncc in base al loro posizionamento o seguendo una lista d’attesa recentemente attivata. Solo i membri che non hanno mai ricevuto un’assegnazione Ipv4 di qualunque tipo dal Ripe Ncc possono entrare nella lista d’attesa e possono comunque ottenere un solo blocco  /24.

Il registro europeo sottolinea tuttavia che potrà soddisfare in questo modo solo una frazione della domanda, che ammonta a “diversi millioni di indirizzi di cui le reti nella nostra regione hanno necessità” sotto la spinta della moltiplicazione degli oggetti connessi (IoT). È essenziale accelerare sulla transizione verso il nuovo standard, l’Ipv6, che esiste dal 2012.

Boom degli oggetti connessi

Un indirizzo IPv4 utilizza 32 bit e può quindi identificare un massimo di 232 indirizzi distinti. Ipv6 è la versione del protocollo Internet designata come successore dell’Ipv4; riserva 128 bit per gli indirizzi bit e quindi gestisce 2128 indirizzi.

L’esplosione della connettività globale e della Internet of things ha reso del tutto insufficienti gli indirizzi Ipv4: siamo vicini all’esaurimento degli spazi su scala mondiale, ammonisce il Ripe Ncc. Negli scorsi anni in Europa è emerso un mercato per il trasferimento degli Ipv4 e si è ricorso con maggiore frequenza a tecnologie come la Carrier grade network address translation, ma il problema si risolve solo col nuovo standard per il protocollo Internet.

Senza sviluppo dell’Ipv6 su larga scala rischiamo un futuro in cui la crescita di Internet è necessariamente limitata, dice il Ripe Ncc, e solo perché mancano gli indirizzi Ip pubblici che identificano in modo univoco i dispostivi connessi in rete: “Dobbiamo percorrere ancora molta strada e chiediamo a tutti gli stakeholder di fare la loro parte nel sostenere il roll-out dell’Ipv6”.

Adozione dell’Ipv6 a rilento, Italia al 4,2%

In Nord America gli indirizzi Ipv4 si erano quasi esauriti già nel 2015. Iana, la Internet assigned numbers authority, e i vari registri regionali spingono da anni i provider Internet e le società di telecomunicazioni a migrare reti e clienti su Ipv6. Ma non tutti i paesi sono stati ugualmente veloci nella transizione: secondo le statistiche pubblicate da Google, la Germania guida con un tasso di adozione oltre il 44%, cui si avvicina la Grecia al 43%, la Francia è al 34%, ma fanno bene anche Uk, Irlanda, Portogallo e Finlandia; l’Italia arranca e si trova poco sopra il 4%.

Su scala globale, gli Stati Uniti hanno un tasso di adozione del 35%, l’India del 38%, il Giappone del 31%; anche Brasile, Canada e Messico sono ben posizionati così come alcuni paesi del sud-est asiatico: Tailandia, Malesia, Vietnam.

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