IL REPORT

Lo skill gap zavorra l’Italia digitale

Istat registra un incremento del numero di cittadini che navigano, anche grazie alla diffusione degli smartphone. Ma oltre il 40% possiede basse competenze. Persistono le differenze tra aree di residenza, fasce di età e titolo di studio. Ancora troppo ampio il gender divide

18 Dic 2019

Patrizia Licata

giornalista

In Italia aumenta l’uso di Internet, trainato anche dalla diffusione degli smartphone, ma il 41,6% degli internauti ha competenze digitali basse; persiste il divario regionale nell’accesso a Internet e l’attività più diffusa resta quella di messaggistica, come WhatsApp. Crescono tuttavia l’e-commerce e l’online banking e il divario di genere nell’accesso a Internet è azzerato tra i giovani. Tre quarti delle famiglie navigano su banda larga (ma resta il nodo piccoli comuni). Questa la fotografia scattata da Istat nel nuovo rapporto “Cittadini e Ict”.

Nel 2019 il 67,9% della popolazione di 6 anni e più ha utilizzato Internet (nei tre mesi precedenti l’intervista), con un leggero incremento rispetto al 2018 (66,4%); ad aumentare è soprattutto l’uso quotidiano (da 51,3% al 53,5%).

I giovani si confermano i più assidui utilizzatori della rete (oltre il 90% dei 15- 24enni), ma la diffusione comincia a essere significativa anche tra i 65-74enni, tra i quali la quota di internauti raggiunge il 41,9%. Tuttavia solo il 29,1% degli internauti di 16-74 anni ha competenze digitali elevati; la quota sale al 45,1% tra i 20-24enni.

L’accesso a Internet e la diffusione della banda larga sono alcuni dei presupposti per la diffusione delle Ict tra la popolazione, si legge nella nota stampa di Istat. Nel 2019, in Italia, il 76,1% delle famiglie dispone di un accesso a Internet e il 74,7% di una connessione a banda larga; nelle aree metropolitane la quota delle famiglie cha naviga su broadband sale al 78,1%; nei comuni fino a 2mila abitanti tale quota scende al 68,0%.

Divario digitale nelle famiglie

Tuttavia tra le famiglie resta un forte divario digitale da ricondurre soprattutto a fattori generazionali e culturali. La quasi totalità delle famiglie con almeno un minorenne dispone di un collegamento a banda larga (95,1%); tra le famiglie composte esclusivamente da persone ultrasessantacinquenni tale quota scende al 34,0%.

La maggior parte delle famiglie senza accesso a Internet da casa indica come principale motivo la mancanza di capacità (56,4%) e il 25,5% non considera Internet uno strumento utile e interessante. Seguono motivazioni di ordine economico legate all’alto costo dei collegamenti o degli strumenti necessari (13,8%), mentre il 9,2% non naviga in rete da casa perché almeno un componente della famiglia accede a Internet da un altro luogo.

Si confermano rispetto al 2018 le ampie differenze tra le regioni, con un vantaggio del Centro e del Nord Italia; il Trentino Alto Adige, il Veneto e il Lazio sono le regioni con la percentuale più elevata di famiglie dotate di connessione a banda larga.

L’uso di Internet è ancora caratterizzato da un divario di genere a favore degli uomini (71,7% contro 64,2% delle donne) che rimane stabile rispetto al 2018. Fino ai 44 anni tali differenze sono tuttavia molto contenute e si annullano tra i giovani fino a 19 anni.

Il titolo di studio continua a essere un fattore discriminante nell’utilizzo di Internet: naviga sul web l’82,9% di chi ha un diploma superiore contro il 51,9% di chi ha conseguito al massimo la licenza media mentre tra gli occupati, le differenze tra i dirigenti, imprenditori e liberi professionisti e gli operai, negli anni, si vanno gradualmente attenuando (91,0% contro 80,0%).

L’analisi territoriale sugli internauti italiani conferma quanto registrato per l’accesso alla banda larga: si evidenziano forti differenze tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno (70,6% contro 62,5%). La Puglia e la Calabria sono le regioni con la quota più bassa di utenti di Internet (rispettivamente 59,7% e 60,1%) Rispetto al 2018 si registrano incrementi apprezzabili per Sicilia (+6,6 punti percentuali) e Campania (+3,5 punti percentuali).

Lo smartphone traina l’accesso al web

Cellulari e smartphone si confermano fattore di traino nell’accesso al web. Tra gli utenti di 14 anni e più, il 91,8% ha utilizzato lo smartphone, il 43,3% accede tramite Pc, il 27,2% utilizza il laptop o il netbook, seguono quelli che si avvalgono del tablet (25,7%) mentre il 6,1% utilizza e-book, smart watch o altri dispositivi mobili.

L’adozione dei dispositivi presenta alcune specificità generazionali. Sono i giovani di 20-24 anni a utilizzare in modo combinato Pc e smartphone (43,9% contro 35,7% della media) anche se una quota consistente accede esclusivamente tramite lo smartphone (29,5%). Le persone di 65 e più presentano la quota più elevata di chi accede esclusivamente attraverso il Pc (18,7% contro 5,4% della media).

L’uso esclusivo dello smartphone è più diffuso proprio tra quei segmenti di popolazione caratterizzati anche da un minor utilizzo di Internet, ovvero tra le persone con basso titolo di studio (51,7%) e tra i residenti nel Mezzogiorno (40,7%).

WhatsApp è l’attività più diffusa

Indipendentemente dal dispositivo utilizzato, le attività più diffuse sul web sono quelle legate all’utilizzo di servizi di comunicazione che consentono di entrare in contatto con più persone contemporaneamente.

Negli ultimi tre mesi, oltre otto internauti di 14 anni e più su dieci hanno utilizzato servizi di messaggeria istantanea e poco meno di due terzi (64,5%) hanno effettuato chiamate via Internet. Diffuso anche l’utilizzo del web per leggere informazioni e notizie (57,0%), per scaricare immagini, film, musica e/o giochi (incluso il giocare) (47,3%) e per i servizi bancari (46,4%). Il 29,3% utilizza il web per relazionarsi con la Pa.

Come va l’e-commerce

Più della metà degli utenti di Internet di 14 anni e più ha acquistato online (57,2%, pari a 20 milioni 403 mila persone); in particolare, il 36,1% ha ordinato o comprato merci o servizi negli ultimi 3 mesi, il 12,1% nel corso dell’anno e il 9,0% più di un anno fa. Sono più propensi a comprare online gli uomini (60,8%), i giovani tra i 20 e i 34 anni (71,3%) e i residenti nel Nord (60,6%).

Tra gli internauti che hanno fatto acquisti negli ultimi 3 mesi il 48,3% ha fatto uno o due ordini, il 28,8% tra i tre e i cinque, il 10,0% tra sei e dieci mentre solo una piccola quota dichiara di aver fatto più di dieci ordini (6,1%). I beni più acquistati sono abiti e articoli sportivi (45,3%), articoli per la casa (41,6%) e servizi riguardanti “viaggi e trasporti” (40,1%).

Il nodo delle competenze digitali

Il Parlamento e il Consiglio europeo individuano le competenze digitali come una delle otto competenze chiave per l’apprendimento permanente, finalizzate all’acquisizione di conoscenze che permangono nel tempo e necessarie a ogni cittadino per riuscire a inserirsi all’interno dell’ambito sociale e lavorativo.

Nel 2019, il 29,1% degli utenti di Internet di 16-74 anni ha competenze digitali elevate. La maggioranza degli internauti ha invece competenze basse (41,6%) o di base (25,8%). Inoltre vi è una nicchia di internauti che non ha alcuna competenza digitale (3,4%, pari a 1 milione e 135 mila).

L’età resta un fattore importante ma non decisivo: i giovani di 20-24 anni hanno livelli avanzati di competenze nel 45,1% dei casi. Un altro fattore discriminante è il grado di istruzione, anche se poco più della metà dei laureati che usano la rete hanno competenze digitali elevate (52,3%).

Se si analizzano separatamente le quattro dimensioni in base alle quali è calcolato l’indicatore composito emerge che gli internauti hanno competenze digitali più avanzate per e-skill legati al dominio della comunicazione (72,3%) e dell’informazione (61,8%) rispetto a quelli collegati alla capacità di risolvere problemi (49,8%) e di utilizzare software per trattare/veicolare contenuti digitali (42,6%).

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