IL REPORT

Istat: e-commerce spina nel fianco della digital economy italiana

Solo il 12,5% delle aziende ha canali di vendita attivi. Gap rilevante con l’Europa. E c’è ancora molto da fare sul fronte della connettività ultrabroadband. Sul tavolo delle imprese anche il “dossier” competenze

21 Dic 2017

Mila Fiordalisi

Direttore

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Avanti ancora troppo piano. L’Italia di Internet sta crescendo, ma i numeri ci piazzano ancora lontano dai migliori della classe in Europa e il gap, su alcuni fronti – e-commerce in pole position – è addirittura rilevante. È quanto emerge dal rapporto Istat “Cittadini, imprese e Ict”, secondo cui c’è ancora molto da fare per digitalizzare il Paese.  “Il quadro informativo integrato sull’utilizzo delle tecnologie Ict da parte di cittadini e imprese mostra un impiego sempre più diffuso ed evoluto di queste tecnologie nelle attività economiche e nella vita quotidiana – si legge nel report -. Tuttavia, rimane un gap rilevante dell’Italia rispetto agli altri paesi Ue soprattutto per il ricorso l’e-commerce come canale di acquisto e vendita di beni e servizi”.

La quota di imprese che vendono online si attesta infatti appena al 12,5%, in aumento di appena un punto e mezzo percentuale da un anno fa. Pesa molto il ruolo degli intermediari: il 30% delle imprese che ha venduto via web ha realizzato almeno tre quarti del fatturato web tramite siti o app di intermediari.

Ancora limitato anche l’uso della banda ultralarga da parte delle imprese. In crescita, dal 16,5% nel 2016 al 23,6% nel 2017, la percentuale di imprese connesse in banda larga fissa che dichiarano velocità in download di connessione a Internet di almeno 30 Mbit/s. Ma si tratta appunto di una quota non rilevante. Altro nodo quello delle competenze digitali: solo il 16,2% delle imprese4 con almeno 10 addetti ha addetti specializzati in Ict e solo il 12,9% organizza attività formative in materia informatica.

Ampio, inoltre, il divario tra grandi e piccole imprese nel livello di digitalizzazione misurato dall’indicatore composito Digital intensity indicator che, per livelli almeno alti di digitalizzazione, è pari all’11% per le piccole imprese e raggiunge il 47% tra le grandi.

All’appello manca soprattutto una strategia digitale, evidenzia l’Istituto nazionale di Statistica: “Per l’immediato futuro (biennio 2017-2018) le imprese considerano agevolazioni e finanziamenti pubblici, nonché accesso ad infrastrutture e connessioni in banda larga, i principali fattori di impulso per la digitalizzazione e il rafforzamento della competitività, meno rilevante appare l’indicazione di una specifica strategia di digitalizzazione”.

Anche sul fronte famiglie l’Italia non è messa bene: un terzo delle famiglie non ha ancora accesso a Internet anche se rispetto al 2016 si è passati al 71,7% (dal 69,2%). Le famiglie con una connessione a banda larga passano dal 67,4% al 69,5%. La connessione fissa (DSL, ADSL ecc.) rimane la modalità di accesso più diffusa. Il tasso medio di penetrazione della banda larga tra le famiglie residenti nei Paesi europei è dell’85%, l’Italia con un tasso del 79% presenta un gap di 6 punti percentuali rispetto alla media EU28. Sul territorio le differenze tra le regioni sono ancora notevoli nel 2017, a vantaggio del Centro e del Nord Italia; le regioni con il minor tasso di diffusione della banda larga tra le famiglie sono Calabria e il Molise.

IL RAPPORTO ISTAT

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