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L'AUDIZIONE

Italia 4.0, affondo di Attias: “Basta città-Stato digitali, centralizzare la governance”

Davanti alla Commissione parlamentare alla Semplificazione il commissario evidenzia i rischi legati alla frammentazione di ruoli e competenze: “Gli Stati dove la digitalizzazione ha funzionato meglio sono quelli più centralizzati. Nel nostro Paese una selva di anagrafi e applicazioni ha bloccato i processi di innovazione”

20 Mar 2019

Federica Meta

Giornalista

Troppe poche risorse per i progetti di digitalizzazione della PA. E così non si va da nessuna parte. In occasione dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare alla Semplificazione, Luca Attias, commissario al Digitale, non usa mezzi termini ed evidenzia come la carenza di personale del Team per la Trasformazione digitale rappresenti un grande ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di innovazione del Sistema Paese.

“Prima di dire quello che si può fare va dichiarato quello che non si può fare – ha evidenziato Attias – Sul digitale in Italia ci siamo presi in giro per tanti anni, dicendo che avremmo fatto grandi progetti con quattro gatti. Il Team per la Trasformazione Digitale è composto da una trentina di persone, mentre dovrebbero essercene trenta per ogni progetto”.

“Quello che facciamo – ha continuato Attias – è già un miracolo se pensiamo che la struttura equivalente in Gran Bretagna è composta da 820 persone“. Ma, ha sottolineato il commissario, non è solo una questione di personale e risorse: “Possiamo fare le piattaforme più belle al mondo ma non servono senza divulgazione digitale sul territorio”.

E qui entra in ballo la spinosa questione della governance: centralizzare o decentralizzare dando più autonomia agli enti locali? Attias non ha dubbi. “Gli Stati dove la digitalizzazione ha funzionato meglio sono quelli più centralizzati”, mentre in Italia ogni istituzione ha i propri standard: “Le pubbliche amministrazioni locali sono state abbandonate e oggi ci sono 12.000 città-Stato, monarchie digitali“. Una selva di anagrafi, regole, tecnologie e data center che rende lo scenario estremamente frammentato e la digitalizzazione complessa. “Nella sanità, ad esempio – ha continuato Attias – il Paese potrebbe esser il numero uno al mondo ma tracolla sul digitale. Ritengo triste che in Lombardia ci sia un fascicolo sanitario che funziona benissimo e in altre regioni non si sappia cos’è. E spesso le resistenze arrivano proprio dalle regioni che sono piu’ indietro. Qui parliamo di persone che muoiono”.

La governance auspicata di Attias difficilmente però troverà il placet delle Regioni. Nelle scorse settimane i governatori avevano inviato una lettera alla ministra della PA, Giulia Bongiorno, e a quella degli Affari regionali, Erika Stefani. Nella missiva si evidenziava come una centralizzazione della governance avrebbe messo a rischio gli investimenti fatti dai territori sul fronte digitale.

Attias ha poi fatto il punto sui progetti chiave. A cominciare da Spid che ha subito una forte accelerazione con l’avvio del Reddito di cittadinanza: le identità digitali erogate hanno raggiunto quota 3,7 milioni.

Il sistema di pagamenti digitali PagoPA ha invece registrato 6 milioni di transazioni nel solo mese di gennaio, con l’obiettivo di raggiungere i 40 milioni nel 2019.  L’Agenzia delle entrate dal 1° giugno di quest’anno porterà tutti i pagamenti sul nodo.

“Quando, nel 2016, il Team per la Trasformazione Digitale ha preso in mano il progetto, le transazioni annuali erano 900.000. Il volume di incassi mensili è passato da circa 15 milioni a quasi un miliardo di euro – ha fatto sapere il commissario – Pago PA e Spid sono strumenti di democratizzazione serve però l’impegno di tutti, perché democratizzare attraverso il digitale è un obiettivo”. Un obiettivo ha rimarcato che “però non si può raggiungere in 30 né può farlo solo la Presidenza del Consiglio”.

Focus anche sulla carta di identità elettronica (Cie). “La carta d’identità elettronica è uno strumento molto più sicuro rispetto a quella cartacea – ha spiegato Attias – Stiamo lavorando con il Poligrafico dello Stato perché possa essere strisciata per poterla utilizzare per aprire i tornelli, entrare negli stadi, pagare la metropolitana. Il progetto è abbastanza a regime, ormai tutti i Comuni la stanno erogando con pochissime eccezioni”.

Nuovi dati anche su su Anpr. “Quando abbiamo iniziato a lavorare all’anagrafe digitale c’era un solo Comune integrato con questa infrastruttura: Bagnacavallo in provincia di Ravenna, con 17mila abitanti – ha ricordato Simone Piunno, chief technology officer del team, con Attias in audizione – Grazie alla nostra azione ora sono agganciati 1.800 comuni con più di 20milioni di cittadini. Circa 2.200 Comuni sono in fase di test avanzato. Pensiamo che entro la fine dell’anno potremmo raggiungere 45milioni di cittadini”.

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