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Italia digitale e sostenibile, il momento è adesso

Il Rapporto Colao e lo schema di programma del governo “Progettare il rilancio” convergono su una visione strategica: investire in innovazione, nuove reti e competenze è cruciale per far ripartire il Paese. L’analisi di Carlo Mochi Sismondi, presidente di FPA

17 Giu 2020

Carlo Mochi Sismondi

presidente di FPA

Due giorni fa, nello stesso giorno in cui Vittorio Colao ha presentato agli Stati Generali dell’Economia il Rapporto del Comitato che ha coordinato, il Presidente del Consiglio ha divulgato uno schema di programma per la ripresa. Si potrebbe tentare un esercizio impegnativo e leggere in trasparenza il Rapporto Colao e lo schema di programma di “Progettare il rilancio”, che faceva bella mostra di sé come manifesto a Villa Pamphili, per scovare differenze e similitudini. Un gioco però probabilmente inutile. Ci sono dei punti fondamentali su cui i due documenti, che sono stati presentati a ben diverso livello di maturità – 121 pagine di schede e 45 di rapporto quello della Commissione Colao, un manifesto grafico di una pagina, seppure molto densa, il programma di Governo – collimano. Prendiamo quindi in considerazione alcuni di questi che sono, tra l’altro, al centro del nostro prossimo Forum PA 2020 e non perché avessimo avuto delle anticipazioni, ma perché sono nell’agenda di chiunque voglia davvero cambiare il Paese e portarlo ad uno sviluppo equo e sostenibile.

Entrambi i documenti hanno come primo punto la necessità di superare il ritardo nella digitalizzazione del Paese e nelle strategie d’innovazione. Non era scontato. Il Rapporto Colao si esprime chiaramente: “L’Italia sarà più resiliente se saprà colmare il ritardo digitale, una necessità assoluta per il futuro del Paese, espandere le opportunità di accesso a nuove e più elevate competenze per tutti, e garantire uguaglianza di opportunità.” Gli fa eco “Progettare il rilancio” con un obiettivo ancora più netto: “Un Paese completamente digitale” è infatti il primo dei nove punti chiave del documento.

Certo, come abbiamo detto il livello di approfondimento è diverso: il rapporto Colao dedica alla trasformazione digitale un corposo insieme di proposte che partono dalla connettività. In questo campo si propone un un grande “Piano Fibra Nazionale” da sviluppare con azioni sinergiche: massimizzazione degli accessi in fibra direttamente nelle case (Ftth); ampliare le aree di intervento; lanciare gare per la realizzazione della copertura Ftth nelle aree c.d.«BGrigie», per le quali :

  • selezionare un fornitore unico impegnato a offrire accesso non-discriminatorio a uguali condizioni tecnico-operative per tutti gli operatori interessati;
  • prevedere interventi per offrire un contributo parziale ai costi di realizzazione che il fornitore unico neutrale dovrà sostenere;
  • sanzionare in caso di mancata realizzazione dei piani.

Si lancia poi il tema dei limiti alle emissioni elettromagnetiche proponendo di riportarli al livello della media europea, mentre, come si sa, ora sono nettamente più bassi. Il piano di Governo non è stato ancora definito, ma ha come punti di forza gli stessi campi d’azione: sotto il titolo ambizioso “Connettere tutti” parla infatti di Rete nazionale unica in fibra ottica e di sviluppo del 5G.

Anche relativamente alle competenze digitali, per cui l’indice Desi appena pubblicato mette l’Italia all’ultimo posto in Europa, c’è una certa convergenza, anche se il Rapporto non entra nel tema dell’educazione scolastica. In entrambi i documenti sono previste azioni per potenziare le competenze digitali dei dipendenti pubblici. In tutti e due c’è una grande attenzione alla riqualificazione dei lavoratori e il Rapporto propone anche di utilizzare il tempo della cassa integrazione per accrescere le competenze digitali dei lavoratori per aumentarne la produttività, ma anche l’occupabilità. Lo sviluppo delle competenze digitali sarà uno dei focus di Forum PA 2020 che dedicherà al tema un convegno con la Ministra Azzolina

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Un terzo punto di convergenza molto importante è in un altro pilastro del documento di Governo che suona “Un Paese più verde e sostenibile” a cui corrisponde nel Rapporto la centralità data alla “Rivoluzione Verde”. Dice il Rapporto: “L’Italia sarà più sostenibile ed equa se saprà rafforzare le infrastrutture materiali e immateriali chiave, privilegiando senza compromessi gli aspetti di sostenibilità economica, sociale e ambientale.” Queste affermazioni si sostanziano poi in azioni

concrete che in entrambi i documenti riguardano la transizione energetica verso energie rinnovabili, l’economia circolare, il trasporto sostenibile.

Il Rapporto, più che lo schema “Progettare il rilancio”, mette in luce il binomio “Trasformazione digitale – sostenibilità ambientale” che sarà anche al centro del Prossimo Forum PA in un convegno di altissimo livello aperto dall’intervento del Segretario generale dell’Ocse Angel Gurria. Su questo punto il Rapporto si esprime con chiarezza ribadendo questa sinergia tra i due obiettivi. La protezione e la valorizzazione del capitale naturale e dei servizi ecosistemici è infatti giudicata al tempo stesso una necessità per la sicurezza e il benessere dei cittadini e un’opportunità di investimento e di sviluppo di competenze tecnologiche “verdi” e innovative. Il Rapporto propone un’ampia gamma di interventi (fibra, risparmio energetico, mobilità sostenibile, de-carbonizzazione, economia circolare, gestione rifiuti etc.) che possono offrire ritorni interessanti per capitali privati e possono quindi essere realizzati senza aggravare eccessivamente il debito pubblico.

In conclusione, in attesa di poter leggere l’articolazione del piano di Governo, che come detto è per ora solo uno schema, possiamo rilevare una certa convergenza. L’auspicio è che il piano di Governo non annacqui, per ragioni di consenso politico, l’energia con cui il Rapporto ha trattato i temi della trasformazione digitale del Paese e la centralità della sostenibilità di uno sviluppo che deve essere equo e inclusivo, ma che per esserlo deve poter sfruttare come beni comuni tecnologie e dati.

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