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LO STUDIO

Italia sul podio Ue della Blockchain: mercato in crescita del 76%

I dati dell’Osservatorio Polimi: le aziende più attive sono attori finanziari (48%), PA (10%) e operatori logistici (8%). Ma c’è ancora molto da fare: 6 imprese su 10 non hanno un budget dedicato, e soltanto il 2% dei cio considera la distributed ledger come una priorità

01 Mar 2019

A. S.

La blockchain ha ormai slegato il proprio destino da quello delle criptovalute, grazie alle quali la Distributed ledger technology ha ottenuto la massima visibilità a iniziare dagli ambienti finanziari. Così, mentre Bitcoin & co. stanno vivendo un momento di difficoltà e un brusco calo di capitalizzazione, la tecnologia su cui le valute virtuali sono basate ha iniziato a vivere di vita propria e a dispiegare le proprie potenzialità su scala più ampia, attirando l’attenzione delle imprese. Nei tre anni dal 2016 al 2018 infatti sono stati sviluppati su scala globale 579 progetti basati sulla blockchain, 328 dei quali riguardano soltanto l’ultimo anno, in cui si è registrata una crescita del 76% rispetto al 2017.

In progressione gli annunci, i prototipi e i progetti operativi, con un +56%, dovuto soprattutto al crescente interesse per la materia nel settore finanziario, che da solo conta sul 48% dei progetti di blockchain, seguita da PA (10%), e operatori logistici (8%). La tecnologia viene prevalentemente usata per la gestione dei pagamenti e la gestione documentale (entrambi rappresentano il 24% del totale), e la tracciabilità di filiera (22%).

Nel 2018 l’Italia ha saputo conquistarsi un posto di rilievo nel panorama europeo per numero di progetti, con 19 iniziative che hanno potuto contare su un’alta visibilità mediatica ma un totale di 150. Il mercato però non è ancora maturo, e può contare su grandi possibilità di sviluppo: da una survey condotta su 61 Chief innovation officer delle grandi imprese italiane emerge che il 59% delle aziende ha avviato sperimentazioni o è in procinto di avviarne, ma gli investimenti sono ancora limitati e il 59% non ha un budget dedicato. Inoltre il 26% del campione dichiara di avere una conoscenza elevata della “catena dei blocchi”, mentre il 31% non sa ancora cosa sia. E se soltanto per il 32% sarà una rivoluzione, appena il 2% dei Cio la considera una priorità. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, presentata nel corso del convegno “L’Universo dell’Internet of Value, tra le galassie della Blockchain” al Campus Bovisa.

“Il crollo del valore delle criptovalute non ha rallentato l’evoluzione e la diffusione della Blockchain tra le aziende, che anzi ha registrato una forte crescita nel numero degli annunci e dei progetti operativi – afferma Valeria Portale (nella foto sopra), Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger – In Italia soltanto il 3% delle grandi imprese ha progetti già operativi e gli investimenti sono ancora limitati, anche perché la maggior parte delle aziende ha una conoscenza scarsa di questa tecnologia, ma è prevista una crescita nei prossimi anni. Per cogliere i vantaggi di questa rivoluzione sarà necessario lavorare sulle barriere che in questo momento ne stanno limitando l’uso: la mancanza di competenze, la scarsità delle risorse a disposizione e la difficoltà nel valutare i benefici attesi”.

“La tecnologia Blockchain è molto maturata in questo ultimo anno, grazie anche agli sforzi della community di sviluppatori per far evolvere le piattaforme di Distributed Ledger che compongono l’Internet of Value, un sistema che permette lo scambio di beni di valore senza intermediari e in modo programmabile attraverso i cosiddetti smart contract – afferma Francesco Bruschi, direttore dell’Osservatorio – Oltre a Bitcoin ve ne sono oltre 800 con caratteristiche differenti. Lo sviluppo di una moltitudine di piattaforme può suscitare una domanda: quale di queste prevarrà nel lungo termine? In questo scenario, molte piattaforme di scambio di valore coesisteranno, insieme ai rispettivi token, che verranno utilizzati per finalità diverse”.

Il mercato internazionale è caratterizzato da un’area di forte concentrazione di progetti legati alla Blockchain in Asia, con il 32% dei progetti, poi Europa (27%) e America (22%), Oceania e Africa (5%), mentre il restante 14% è costituito da progetti multicontinentali. Il singolo paese con più progetti attivi sono gli Stati Uniti, seguiti da Giappone, Cina, Regno Unito e Corea del Sud. In Europa l’Italia è in terza posizione dopo Uk e Germania.

Quanto allo specifico dell’Italia, nel 2018 le società del nostro Paese hanno investito su progetti legati alla blockchain complessivamente 15 milioni di euro in 150 progetti che vanno dai corsi di formazione e consulenza strategica alle consulenze per conoscere le piattaforme e sviluppare progetti pilota, fino ai progetti operativi, come le Initial coin offering. Per il momento in ogni caso a investire in blockchain sono soprattutto le grandi aziende e le startup. Se infine il 41% delle imprese italiane non ha ancora lanciato progetti, il 31% di queste si sta informando per capire cosa fare.

Ma cosa blocca lo sviluppo di nuovi progetti? Innanzitutto la mancanza di competenze, insieme alla difficoltà nel valutare i benefici attesi e la scarsità delle risorse a disposizione. Se infatti, come dicevamo, il 59% delle imprese non ha stanziato risorse per questa tecnologia nel 2018, il 30% ha un budget inferiore a 100mila euro, il 7% ha preventivato risorse comprese tra 100mila e 500mila euro e solo il 4% ha investito più di 500mila euro.

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