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IL REPORT

Italiani favorevoli al nuovo copyright: “Google & Co devono pagare”

Sondaggio Harris Interactive alla vigilia del voto sulla direttiva: gli europei chiedono più regole per le web company. La Siae: “Messaggio forte e chiaro agli europarlamentari”

18 Mar 2019

L. O.

Google, Facebook e Youtube devono pagare il copyright agli autori. Lo dice l’85% degli italiani che, a poco più di due mesi dalle elezioni europee e a pochi giorni dal voto sulla direttiva copyright, si pronunciano a favore dell’introduzione di una regolamentazione in grado di garantire autori, editori e artisti un’adeguata protezione e remunerazione delle loro opere sulle piattaforme digitali. Emerge dalla ricerca condotta da Harris Interactive in Francia, Germania, Polonia, Spagna, Italia, Repubblica Ceca, Grecia e Romania, secondo cui gli europei chiedono maggiore regolamentazione per i giganti del web.

In particolare, per quanto riguarda l’Italia, l’86% degli intervistati dichiara pieno consenso all’imposizione fiscale sulle entrate realizzate dalle aziende del web all’interno dell’Unione Europea: dello stesso parere l’89% dei francesi e l’82% dei tedeschi.

Ancora, l’81% degli italiani ritiene che i colossi del digitale si espongano solo per proteggere i propri interessi economici e non per il bene comune.

Si tratta di un messaggio “forte e chiaro”, spiega la Siae, per i parlamentari comunitari che saranno chiamati a decidere nei prossimi giorni sulla Direttiva in materia di copyright “e che i giganti del web stanno cercando di ostacolare con forza”.

In generale, il sondaggio rivela che agli europei interessa molto che autori e artisti recepiscano compensi adeguati dalle piattaforme online. I cittadini europei vorrebbero che autori e artisti avessero la possibilità di negoziare accordi migliori per la distribuzione delle loro opere sulle piattaforme della rete: l’80% degli intervistati dichiara di essere favorevole all’entrata in vigore di una normativa che garantisca loro una equa remunerazione.

Secondo gli europei le web company non stanno “giocando pulito”: il 74% degli intervistati dichiara infatti che queste realtà quando escono allo scoperto lo fanno per proteggere i loro vantaggi economici e non certo per l’interesse degli utenti. “Stiamo infatti parlando – spiega Siae – di aziende con massicce infrastrutture di comunicazione con cui portano avanti le proprie agende politiche e commerciali e che investono budget milionari per difendere le proprie posizioni”.

Il voto finale riguardante la Direttiva europea sul copyright è previsto nel corso della sessione plenaria del Parlamento Europeo del 25-28 marzo. Il testo è frutto di un lavoro legislativo durato quasi tre anni, con l’obiettivo  di portare un maggiore equilibrio nelle relazioni economiche tra le potenti piattaforme del web come YouTube, Facebook, Google News e autori, editori o artisti le cui opere contribuiscono in modo sostanziale al successo delle piattaforme stesse. La Direttiva sul copyright fornirà pertanto una certezza giuridica alla community dei “creators” e all’intero settore della cultura garantendo allo stesso tempo il più ampio accesso a materiale educativo, testi e data mining e migliori condizioni contrattuali per politiche remunerative più eque.

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