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I DATI

Spese record per fare lobby: così le web company Usa aumentano il loro “potere”

Amazon, Facebook e Google le aziende che hanno speso di più nel 2018. Microsoft si mantiene “stabile” mentre Apple ha deciso di mettere in campo meno risorse

24 Gen 2019

Antonio Dini

Quando le inchieste aumentano, l’antitrust non si ferma e i problemi con la privacy e la sicurezza si moltiplicano, la risposta è spendere di più nell’attività di lobby. E per questo negli Usa il 2018 è stato l’anno record per Amazon, Google e Facebook. Invece “normale” per Microsoft e addirittura in calo per Apple.

I big della tecnologia, infatti, hanno un rapporto molto razionale e pragmatico con le spese di lobby, cioè i soldi usati per esercitare – in maniera legale – la propria pressione sul governo americano e sul Congresso. Quanto più si addensano le nuvole di problemi e l’opinione pubblica nonché quella della Casa Bianca e del Congresso diventano negative, tanti più soldi vengono spesi per fare buona impressione.

Nel caso di Google si tratta di 21,2 milioni di dollari di spesa, come riportato nella dichiarazione di fine anno alla Sec, che supera il record dell’azienda stabilito nel 2012 a quota 18,22 milioni di dollari. Facebook dal canto suo ha segnato il suo nuovo record: dopo un 2017 a quota 11,51 milioni, lo scorso anno è salito a 12,62 milioni di dollari.

Amazon stabilisce il suo nuovo record superando quello stabilito nel 2017: nel 2018 è infatti arrivata a quota 14,19 milioni di dollari, dopo i 13 milioni del 2017.

Anche gli altri due big della Silicon Valley, cioè Apple e Microsoft, hanno spese di lobby. Ma nel loro caso sono in calo. Infatti Microsoft è per esempio cresciuta da 8,5 milioni del 2017 a 9,52 milioni dello scorso anno, ma non ha raggiunto il record – segnato nel 2013 – con una spesa di 10,5 milioni. Apple invece ha addirittura ridotto la spesa, scendendo da 7,15 milioni del 2017 a 6,62 milioni del 2018.

Nel complesso il meccanismo, che stabilisce per legge le modalità con le quali le aziende si possono muovere davanti al potere esecutivo e al legislatore statunitense, ha funzionato permettendo di indicare chiaramente, come una sorta di termometro, come si stanno muovendo i big della tecnologia nei loro rapporti istituzionali, e quali spese affrontano.

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