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IL CASO

Iva a rischio su app e musica online, non c’è il decreto per gli extra-Ue

Alle nuove norme che entreranno in vigore a gennaio 2015 manca un provvedimento attuativo. Così gli extraeuropei che acquistano musica, applicazioni e servizi di tlc in Italia saranno esenti dall’imposta fino alla pubblicazione in gazzetta ufficiale di una norma ad hoc

10 Dic 2014

A.S.

Le nuove regole sull’imposta sul valore aggiunto entreranno in vigore il primo gennaio 2015, ma al momento manca all’appello un decreto attuativo del ministero delle Finanze, e questo potrebbe creare più di qualche problema. In pratica, scrive oggi IlSole24ore, per musica, film, videogiochi, programmi televisivi e di intrattenimento, telefonia fissa e mobile, Internet, e-book, e abbonamenti per riviste acquistati online sarà applicata l’Iva in vigore nel Paese del consumatore, e non quella del paese del soggetto fornitore. Questo vuol dire che se l’acquirente-consumatore è un cittadino che non risiede nell’Ue, sarà esentato dal pagamento dell’imposta, almeno finché non sarà pubblicata in gazzetta ufficiale una norma specifiche che regoli questi casi.

Alla questione sono interessati da una parte i privati che acquistano programmi online, e dall’altra i produttori-sviluppatori italiani di programmi e servizi digitali che vendono la propria produzione all’estero.

Con le nuove norme i consumatori italiani subiranno un aumento dell’aliquota pagata su ciò che acquistano online: se fino a oggi infatti i giganti del Web applicavano nella maggior parte dei casi l’imposta che vige nelle loro sedi in Lussemburgo, quindi al 15%, da gennaio dovranno applicare l’aliquota dei paesi consumatori, e quindi per l’Italia il 22%. Una questione che potrebbe causare disparità di prezzo, anche grandi, tra Paese e Paese.

A fronte di questo, però, l’Italia rischia di dover perdere, ad esempio, gli introiti dei servizi di telecomunicazione venduti a soggetti che risiedono fuori dall’Ue e che si trovano temporaneamente in Italia per lavoro.

Gli acquisti online registrati in Italia nell’anno che sta per concludersi sono stati oltre 100 milioni, e sono aumentati del 24,2% rispetto all’anno precedente, e di questi più del 15% sono partiti da dispositivi mobili, quindi smartphone o tablet.

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