Jobs Act, il monito di Boldrini: "Fare chiarezza sui controlli a distanza" - CorCom

PRIVACY

Jobs Act, il monito di Boldrini: “Fare chiarezza sui controlli a distanza”

La Presidente della Camera auspica “un ineludibile confronto con i motori di ricerca” per “conciliare libertà e democrazia”. Intanto parte la campagna itinerante della Cgil “No accordo no controllo”

23 Giu 2015

DE.A.

“Mi auguro che nelle prossime settimane, durante l’esame parlamentare, ci sia la possibilità di aprire un confronto che faccia chiarezza sui dubbi emersi. Mi riferisco allo schema di uno dei decreti attuativi del Jobs Act varati dal governo la settimana scorsa, quello riguardante l’uso di strumenti di lavoro come personal computer, smartphone, tablet”. Lo ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini (nella foto), nel saluto alla presentazione della relazione alle Camere dell‘Autority della privacy.

Boldrini ha inoltre auspicato “un ineludibile confronto con i motori di ricerca” sui temi della privacy. “La chiamata di responsabilità del Garante per la protezione dei dati personali a Google –ha detto la Presidente della Camera – e alle altre mega-aziende dell’era digitale, è un confronto difficile che però non può essere eluso, se vogliamo che parole come libertà e democrazia conservino un valore sostanziale nelle nostre società.

Boldrini ha voluto ringraziare il presidente dell’Autorità Antonello Soro per “la determinazione con la quale sta affrontando una competizione assolutamente impari, che all’apparenza ha tutte le caratteristiche della mission impossibile”.

“In assenza di regole -ha aggiunto- a prevalere sono gli interessi, e talvolta gli abusi, dei soggetti più forti politicamente, come alcuni Stati e le loro Agenzie per la sicurezza; o i soggetti più forti economicamente, dotati come sono di fatturati che fanno impallidire i bilanci di molti Stati-nazione. Proprio chi tiene alla libertà della Rete e dei cittadini che la abitano, chi vuole che Internet sia efficace strumento di partecipazione, deve esigere che vengano fissati alcuni principi, e che a farlo siano le rappresentanze democratiche della società”.

Infine, Boldrini ha anche lanciato un appello all’Europa perché vari una riforma per la protezione dei dati personali. “C’è bisogno di una visione sovranazionale, e anche in questo caso c’è bisogno di più Europa. Spero che si possa presto arrivare in seno all’Unione a quella riforma della protezione dei dati personali avviata dalla Commissione già nel 2012 – e sulla quale proprio in queste ore prenderà il via la trattativa con il Parlamento europeo – che mira a stabilire un unico insieme di norme valide per tutti i 28 Stati e a vincolare alle nostre regole le società che hanno sede al di fuori del continente“.

Intanto è partita con due flash mob a Roma e a Bari la campagna itinerante promossa dalla Cgil Nazionale contro le modifiche all’articolo 4 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori sul controllo a distanza previste dal decreto attuativo del Jobs Act. Nei prossimi giorni, con lo slogan ‘No accordo no controllo‘, si terranno mobilitazioni in molte piazze d’Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione sul Parlamento per ripristinare regole di rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori.

“Il governo ha scelto da che parte stare: non serve più l’accordo sindacale per controllare i lavoratori e si cancellano i limiti previsti dalla legge 300. Il Grande Fratello è niente in confronto a quanto previsto da questo provvedimento”. Questa la denuncia contro il decreto Semplificazioni rilanciata questa mattina dalla Cgil.

Per la Cgil si pone “un problema di dignità e di equilibrio nei confronti dello strapotere aziendale, di maggiori possibilità di ricatto nei confronti delle persone che lavorano, sole e non più tutelate dall’articolo 4 dello Statuto”. Ma per il sindacato di corso d’Italia non solo si colpiscono ancora una volta i lavoratori, ma lo si fa senza alcun beneficio economico sull’altro piatto della bilancia: “questo decreto non aumenta la competitività delle imprese, non aumenta la produttività del lavoro, non facilita gli investimenti, nazionali o esteri, permette però ad alcune imprese di fare la faccia feroce”.