LA RIFORMA

Jobs Act, via ai controlli su smartphone. Poletti: “Privacy rispettata”

Il Cdm approva il decreto che riscrive lo Statuto dei Lavoratori: accordo sindacale per installare un impianto di sorveglianza fisso ma nessuna autorizzazione per dotare i lavoratori di device mobili. Il ministro: “Rafforzato il dovere di informazione dell’azienda”

04 Set 2015

Federica Meta

Continuerà a servire un accordo sindacale per poter installare un impianto di sorveglianza fisso mentre nessuna autorizzazione sarà richiesta per dotare i lavoratori di strumenti di lavoro dal cellulare al tablet, al Pc. L’impresa dovrà invece “informare adeguatamente” il lavoratore sulle potenzialità di controllo sia degli impianti che degli strumenti e rispettare le norme sulla privacy. E’ questa la soluzione scelta dal Cdm per dipanare la matassa relativa al controllo a distanza e alla riscrittura dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori contenuta in uno dei decreti del Jobs Act, approvati oggi dal governo. Lo ha spiegato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti per il quale la norma così costruita è “un punto di equilibrio ragionevole ed adeguato all’utilizzo”.

I dati, dunque, raccolti dagli strumenti di lavoro, potranno essere utilizzati dalle imprese sempre che all’interno dei paletti relativi all’informazione e il rispetto della privacy.

Rispetto ai controlli sul posto di lavoro “la vecchia normativa riguardava solo gli impianti fissi” come “le telecamere che osservano un luogo o una linea”, mentre “non c’era nessuna normativa riferita agli strumenti di lavoro”, che oggi sono tablet, cellulari e così via, ha proseguito il ministro.

“La vecchia normativa prevedeva che per installare l’impianto serviva l’accordo del sindacato o l’autorizzazione dell’ufficio territoriale del ministero del Lavoro”, ha precisato Poletti, e poi le immagini “se potevano o non potevano essere usate ai fini disciplinari era un tema rimesso al magistrato”. La norma innovata introdotta dai decreti “in sostanza si estende nell’intervento agli strumenti di lavoro quali tablet, cellulari eccetera”, ha detto e “abbiamo dichiarato che l’utilizzo di queste informazioni può essere fatta solo nel rispetto delle norme sulla privacy” quindi “non possono essere usati sistematicamente come strumenti mirati al controllo delle attività e del comportamento dei lavoratori perché la norma sulla privacy lo vieta” e “la norma c’è già”.

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Ciò detto “la differenza “è che “oggi la norma sull’autorizzazione sindacale e del ministero continua a valere per gli impianti, come le telecamere, ma non è necessaria per tablet e cellulari”, ha puntualizzato Poletti. Però “rispetto agli impianti fissi viene richiesto qualcosa in più che nel passato”, aggiunge, perché “viene chiesto esplicitamente oltre all’autorizzazione del sindacato o dal ministero che ci sia una preventiva e congrua informazione dei lavoratori, sia per impianti fissi che strumenti di lavoro”. In relazione a questi ultimi il ministro ha precisato: “non possono essere installate sugli strumenti di lavoro applicazioni o simili che abbiano come funzione il controllo perché se si facesse quello strumento ricadrebbe nella nornativa degli impianti fissi che richiedono autorizzazione”.

Affondo della Cgil. “Governo e forze politiche si baloccano con incredibile leggerezza su un tema straordinariamente delicato quale il cambiamento arrecato nel mondo del lavoro dagli strumenti informatici di nuova generazione, con il rischio di aumentare ulteriormente la possibilità di pesanti lesioni alla privacy dei singoli”, commenta il segretario generale di Nidil Cgil, Claudio Treves.