L'allarme di Anie: "Serve scossa all'industria italiana" - CorCom

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L’allarme di Anie: “Serve scossa all’industria italiana”

Semestrale: fatturato e ordinativi in risalita, ma ancora segno meno per la produzione industriale. Il presidente Andrea Gemme: “Occorre intervenire con urgenza per sanare la situazione attuale”

02 Set 2014

m.s.

Andamento in chiaroscuro nei primi sei mesi 2014 per l’industria italiana delle tecnologie – Elettrotecnica ed Elettronica, rappresentata da Anie Confindustria. Secondo i dati Istat i segnali sono contrastanti nella dinamica dei principali indicatori. Restano negativi i dati in volume relativi alla produzione industriale: nella media dei primi cinque mesi del 2014, nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, i settori Anie mantengono un andamento cumulato negativo, più contenuto per l’Elettronica (-1,0%), più ampio per l’Elettrotecnica (-6,9%).

Dopo un biennio critico, a inizio 2014 i dati relativi al fatturato totale mostrano per i settori Anie i primi e parziali segnali di tenuta. Nei primi cinque mesi del 2014, nel confronto su base annua, l’Elettrotecnica ha registrato una variazione positiva del fatturato totale dello 0,7%, l’Elettronica dell’1,9% (+1,7% la variazione nella media del manifatturiero italiano). Sul risultato cumulato complessivo si riflette soprattutto il consolidamento delle potenzialità di crescita nei principali mercati esteri di sbocco. Fenomeni di ricostituzione delle scorte nelle filiere internazionali e il miglioramento dello scenario in alcune aree hanno, in generale, fornito impulso alla domanda di tecnologie rivolta ai settori Anie. Alcune indicazioni di recupero della domanda caratterizzano anche l’area europea, in forte sofferenza nel biennio precedente e mercato di sbocco di oltre la metà delle esportazioni settoriali.

La stagnazione del mercato interno continua a rappresentare il principale ostacolo all’avvio di una continuativa ripresa per il settore. Si riflette in particolare negativamente sull’evoluzione della domanda domestica la costante debolezza degli investimenti infrastrutturali. Il profilo degli investimenti si mantiene fragile in tutto il territorio nazionale, anche nei mercati più strategici come energia, costruzioni e trasporti.

Il portafoglio ordini fornisce indicazioni contrastanti sulla tenuta della ripresa per i settori Anie nei prossimi mesi. Nei primi cinque mesi del 2014, nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, l’ordinato totale ha evidenziato per l’Elettrotecnica una crescita del 5,9%; mentre per l’Elettronica ha registrato una flessione del 2,3%. Segnali di recupero si mantengono circoscritti al canale estero, mentre non sembrerebbero emergere indicazioni di svolta nel mercato interno. In uno scenario internazionale complesso, il rafforzamento della domanda estera resta legato alla capacità degli operatori di cogliere opportunità nei mercati più dinamici, caratterizzati da una maggiore tenuta degli investimenti. L’andamento settoriale potrebbe beneficiare nell’anno in corso dell’effettivo miglioramento delle condizioni economiche nell’area europea, tradizionale bacino di sbocco delle esportazioni di tecnologie italiane.

“C’è bisogno di una scossa, a livello di Sistema Paese, e non può essere che il nostro Governo a darla, con provvedimenti seri ed incisivi di politica industriale – commenta Claudio Andrea Gemme, Presidente di Anie Confindustria. – Ora più che mai c’è bisogno di interventi mirati, e purtroppo il DL competitività appare del tutto insufficiente ad affrontare la situazione, come di fatto dimostrano le spaccature che stanno caratterizzando il dibattito politico e industriale. A fine 2013 il fatturato aggregato dei settori Anie è ritornato agli stessi valori di dieci anni fa, annullando i picchi di crescita antecedenti al 2007. In questo stesso arco di tempo, la nostra produzione industriale ha perso nel complesso 30 punti percentuali, e la stragrande maggioranza delle nostre imprese non vede nel 2014 l’anno della ripresa. Occorre intervenire con urgenza per sanare la situazione attuale”.

“La riduzione degli oneri fiscali e contributivi, lo stimolo di moralità ed etica nei pagamenti fra privati, il saldo dei debiti della PA, l’allentarsi della doppia tenaglia della pressione fiscale e della burocrazia: queste devono essere le priorità per il nostro esecutivo – prosegue Gemme –. Detassiamo, allora, tutti gli utili reinvestiti da parte di chi decide di riportare le attività produttive in Italia. Semplifichiamo la macchina della tassazione”.

“In ogni caso, ci sono alcuni timidi segnali di incoraggiamento nei dati di questi primi cinque mesi del 2014, che non possono essere ignorati e che dimostrano quanto le nostre aziende abbiano fatto per reagire a questo lunghissimo momento di difficoltà – continua Gemme. – Il fatturato sta pian piano risalendo e il portafoglio ordini fa ben sperare per il prossimo futuro”.

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