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TRIPWIRE

L’astensione “figlia” della cyberpolitica

Le elezioni siciliane insegnano: spesso la democrazia del web fa aumentare il numero di cittadini italiani che non vanno a votare

12 Nov 2012

Piero Laporta

La clamorosa elezione siciliana assicura senza incertezze che l’astensione è figlia prediletta del cyber in tutte le sue forme: sms, twitter, blog, mail. Un mio amico dalla Sicilia mi dice che l’astensione è da una cyberdomanda: tu che fai, voti? Risposta: no. Le risposte furono sono rimbalzate da una tastiera all’altra e infine approdate ciberneticamente nella cabina elettorale non presentandovisi. La coppia binaria “voto-non voto” s’è sbilanciata come non mai e, c’è da scommettere, le prossime tornate elettorali ne saranno influenzate in misura ancora maggiore.


C’è una democrazia del web che, piaccia o meno, si fa sentire. Possiamo dire che, a dispetto del mezzo sofisticato, la voce del cyber popolo arriva più dalla pancia che dal cervello. Questo non è un dogma mentre un fatto resta tuttavia un fatto e non può essere cambiato che con un altro fatto, restando le parole, anche le nostre, un mero commento ai margini di esso. Questo evento, abbastanza banale nonostante appaia clamoroso, fu annunciato da una quantità di mail che raggiunsero ognuno di noi, invitandoci a indignarci per stipendi, tasse, ruberie, costi gonfiati.

Anche i più razionali fra di noi ne hanno subìto un’influenza che in Sicilia ha prodotto il caglio elettorale al quale si accostano i politologi con l’illusione di fare un’autopsia. Il fatto è che il cyberevento è tuttora vivo e vegeto e si sottrarrà ai bisturi della politica disfatta. Se avete dubbi sul ritardo dei politici rispetto ai cyberfatti basta andare sui loro siti. Con rarissime eccezioni, il cyber evento siciliano non esiste, mentre scrivo nel mattino successivo alle elezioni. Non conoscono il mondo in cui si illudono di contare.

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