L'hard disk del futuro? 10mila volte più veloce - CorCom

LA RICERCA

L’hard disk del futuro? 10mila volte più veloce

L’esperimento realizzato dall’università Sapienza di Roma dimostra che è possibile memorizzare i dati più velocemente utilizzando impulsi laser di durata brevissima. In campo anche il Politecnico di Milano. La ricerca pubblicata su “Nature Photonics”

08 Lug 2015

E.L.

La possibilità di manipolare le proprietà magnetiche di un materiale è alla base di moltissime applicazioni nella vita di tutti i giorni, come quella di memorizzare informazioni sull’hard disk del proprio computer. Finora questo è stato realizzato utilizzando testine magnetiche di lettura/scrittura, che alterano l’orientazione relativa dei campi magnetici tra diversi domini all’interno di un materiale. In questo modo viene fornito un contributo all’energia elettrostatica, detto appunto energia di scambio, che codifica il bit di informazione.

Un gruppo di ricercatori della università di Roma Sapienza, in collaborazione con la Radboud University di Nijmegen e il Politecnico di Milano, ha dimostrato come sia possibile modificare direttamente l’energia di scambio, senza necessariamente alterare la struttura magnetica del materiale. “Utilizzando impulsi laser di durata brevissima (quantificabile in miliardesimi di milionesimo di secondo) è stato osservato un aumento dell’energia di scambio, per un tempo limitato alla durata dell’impulso stesso, e dunque estremamente piu’ rapido di quello ottenibile applicando un campo magnetico esterno”, spoega una nota.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Photonics, permetterà di raggiungere una velocità di scrittura e memorizzazione incredibilmente superiore a quella odierna. Attualmente il record di densità di informazione su supporto magnetico si attesta a 125 Tera bit per pollice quadrato, ben 50 milioni di volte maggiore del primo prototipo IBM di disco rigido, datato 1956. La velocita’ di lettura con la stessa tecnologia non ha pero’ subito un aumento paragonabile, avendo ormai raggiunto il proprio limite, che e’dell’ordine del bit per nanosecondo.

“Il risultato sperimentale ottenuto apre nuove prospettive applicative verso la memorizzazione di dati a velocità diecimila volte superiori a quelle realizzabili con le attuali tecnologie – afferma Tullio Scopigno, docente di Fotonica presso il dipartimento di Fisica e coordinatore della ricerca – e costituisce un importante passo avanti nella comprensione del femtomagnetismo, in particolare di quei fenomeni magnetici ultraveloci che non prevedono riscaldamento e dissipazione.”

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