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L’Internet economy italiana vale 31,6 miliardi di euro

Boston Consulting: il giro d’affari del digitale vale il 2% del Pil e in tre anni è cresciuto del 10%. Pubblica amministrazione e Pmi le chiavi di volta per un mercato da 77 miliardi stimato al 2015. Saranno i device mobili a trainare la diffusione dei servizi elettronici

12 Apr 2011

31,6 miliardi di euro: questo il valore dell’Internet Economy
italiana nel 2010 secondo i risultati dello studio del
Boston Consulting Group (Bcg) commissionato da Google. La cifra,
equivalente al 2% del Pil nazionale, è in crescita del 10%
rispetto ai 28,8 miliardi di euro del 2009. Bcg puntualizza che
"se Internet fosse un settore, la sua crescita contribuirebbe
al 7% dell’aumento complessivo del Pil nazionale registrato nel
2010".

Per avere un quadro il più possibile esaustivo, il report ha
identificato e quantificato anche gli effetti indiretti della rete
sull’economia, valutando, ad esempio, l’e-procurement della
Pubblica Amministrazione ed il Ropo (Research online and Purchase
offline).
Il valore dell’e-procurement della Pubblica amministrazione è
stato di 5 miliardi di euro nel 2009 ed è stimato in 7 miliardi di
euro nel 2010. Sommando e-procurement e Ropo all’Internet economy
in senso stretto, l’impatto sull’economia italiana -sempre in
termini di Pil – è quasi il doppio rispetto al solo impatto
diretto.

“L’Internet economy italiana si trova oggi ad un punto di
svolta – spiega la ricerca – Essa può rappresentare uno dei
principali driver di crescita per il nostro paese (come è avvenuto
per Inghilterra e Francia negli anni passati), ma è necessario
identificare le leve su cui far pressione per catturare al meglio
il potenziale dell’economia di Internet”.

In tale contesto, un esempio positivo è rappresentato dalla
Pubblica amministrazione che ha fatto grandi passi avanti in
termini di e-government. L’European Benchmarking della
Commissione Europea del 2010 ha visto l’Italia ai primi posti di
speciali classifiche in cui è stata valutata la disponibilità
online di 20 servizi di base statali, 12 destinati ai cittadini e 8
alle imprese. La valutazione si è basata su cinque distinti
livelli di sofisticazione, e in Italia tutti e venti i servizi
hanno raggiunto almeno il quarto livello.
Per questi passi avanti si deve ringraziare il piano per
l’e-government varato nel gennaio del 2009 per modernizzare la PA
da un punto di vista tecnologico.

L’Italia ha dunque tutte le carte in regola per vincere la sfida
digitale e per raggiungere l'obiettivo stimato da Bcg per il
2015.
Con una crescita attesa compresa tra il 13% e il 18% tra il 2009 ed
il 2015, si prevede che l’Internet economy italiana
rappresenterà nel 2015 tra il 3,3% e il 4,3% del Pil. Secondo uno
scenario conservativo che considera una crescita della penetrazione
di Internet e della propensione all’e-commerce in linea con il
passato, l’Internet economy varrà 59 miliardi di euro nel 2015,
dato più che raddoppiato rispetto al 2009.

Tenendo invece conto delle peculiarità del nostro paese e
prevedendo un forte sviluppo del mobile commerce, l’Internet
economy potrà raggiungere i 77 miliardi di euro nel 2015. Per ogni
euro di crescita del Pil italiano da qui al 2015, in media 15
centesimi potranno essere
riconducibili all’espansione dell’Internet economy (12% o 18% a
seconda dello scenario).

Ma quali sono le “peculiarità italiane” su cui puntare?
All’interrogativo il report risponde ricordando che il nostro
Paese è innanzitutto “caratterizzato da un’elevata propensione
all’utilizzo di dispositivi per la connessione mobile, come
smartphone e tablet” ed è dunque il mobile, una delle chiavi di
volta della svolta digitale. L’Italia è infatti leader in Europa
per numero di smartphone, posseduti da 15 milioni di persone e
utilizzati da 10 milioni di questi per navigare; il 3% dei
possessori di smartphone impiega già il proprio telefonino per
effettuare acquisti online, ed il 10% si dichiara interessato a
farne uso in futuro.

Un altro elemento che caratterizza il nostro Paese è la presenza e
l’importanza delle Piccole e Medie Imprese, vero tessuto
imprenditoriale italiano, che dovrebbero volgersi con maggior
convinzione verso il mondo digitale. Il Report dimostra infatti che
le Pmi che usano Internet attivamente crescono più in fretta,
raggiungono una clientela più internazionale, assumono più
persone e sono più produttive rispetto alle aziende non attive sul
Web.

Le Pmi online-attive (che usano cioè la rete a supporto del
marketing o per la vendita) hanno registrato una crescita media
dell’1,2% dei ricavi negli ultimi tre anni, rispetto ad un calo
del 2,4% di quelle online-passive (che hanno solo un sito Web tipo
vetrina) e del 4,5% di quelle offline (senza nemmeno un sito Web).
Inoltre, le Pmi online-attive hanno registrato un’incidenza di
vendite all’estero del 15% rispetto all’8% delle online-passive
e al 4% delle offline. Il 65% delle Pmi online-attive ha inoltre
affermato di aver ottenuto vantaggi di produttività grazie a
Internet, rispetto al 28% delle online-passive e al 25% delle
offline. Infine, Internet ha portato a un incremento del personale
per il 34% delle aziende online-attive.

Gli esperti di Boston Consulting indentificano le tre priorità per
lo sviluppo futuro dell’Internet economy in Italia, partendo
dalla Pmi che sapranno spostarsi online e creare offerta,
utilizzando gli strumenti offerti dal Web per sviluppare il proprio
business e avere un respiro internazionale (la pubblica
amministrazione ne è un esempio) godranno di significative
opportunità di crescita; il Mobile commerce e – più in generale –
l’utilizzo delle piattaforme mobili saranno sempre di più una
priorità; l’obiettivo da raggiungere è lo sviluppo di un
florido ecosistema di apps tramite la collaborazione di aziende e
sviluppatori Infine l’educazione e sviluppo virtuoso dei
comportamenti dei consumatori e delle aziende italiane. Iniziative
volte a rimuovere gli ostacoli alla diffusione di Internet o a
trasmettere messaggi sulla sicurezza dei pagamenti online, o
tramite l’ulteriore aumento dell’offerta di servizi da parte
della Pubblica amministrazione, possono certamente stimolare
l’Internet economy.