L'Europa ci boccia (ancora): l'Italia "galleggia" fra gli innovatori - CorCom

LA CLASSIFICA

L’Europa ci boccia (ancora): l’Italia “galleggia” fra gli innovatori

Dati negativi in termini di connessioni, mercato finanziario, supporto all’imprenditoria e investimenti aziendali. Note positive dall’attrattività della ricerca nazionale e dal patrimonio intellettuale. Ecco i risultati del Regional Innovation Scoreboard elaborato dalla Commissione europea

20 Giu 2017

Andrea Frollà

Il rendimento innovativo dei Paesi Ue ha continuato a crescere nell’anno passato, ma non in maniera omogenea. La Svezia continua a essere leader dell’innovazione, seguita da Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Regno Unito (leader dell’innovazione per la prima volta) e Germania. Tutti Paesi considerati “leader” dell’innovazione e “forti” innovatori dopo i quali i cosiddetti innovatori “moderati”: un gruppo consistente, dove, dopo Repubblica Ceca, Portogallo, Lituania, Spagna e Malta, troviamo finalmente l’Italia.

Il posizionamento del nostro paese nella nuova edizione del Regional Innovation Scoreboard, il quadro regionale di valutazione dell’innovazione elaborato dalla Commissione europea e presentato oggi, è uno di quelli da bassa classifica, che mette a nudo ancora una volta i limiti italiana in tema di ricerca e innovazione, ma anche di preparazione.

L’ottava edizione del Quadro regionale di valutazione dell’innovazione (Qri) presenta una valutazione comparativa del rendimento dei sistemi innovativi di 220 regioni di 22 Stati membri dell’UE e di Norvegia, Serbia e Svizzera. Mentre Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Malta sono inoltre inclusi a livello di paese.

L’Italia, con un punteggio di 75,1 (contro una media Ue di 102) si trova infatti a galleggiare tra gli innovatori moderati, come fa dal 2009 almeno, e questo per i risultati negativi in termini di connessioni, di mercato finanziario, di supporto all’imprenditorialità e di investimenti aziendali. Va meglio invece da un punto di vista dell’attrattività del sistema della ricerca nazionale, degli innovatori e del patrimonio intellettuale.

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Allargando lo scenario ai confini europei, il report della Commissione rileva che per la maggior parte delle regioni il rendimento innovativo è migliorato nel tempo. Per 128 regioni su 216, ossia circa il 60 % delle regioni, il rendimento innovativo è aumentato. Per i leader regionali dell’innovazione questa percentuale supera il 75 %, per gli innovatori regionali forti e moderati si avvicina al 55 %, ma per gli innovatori regionali modesti raggiunge a malapena il 30 %. Le riduzioni di rendimento si osservano prevalentemente in regioni europee geograficamente periferiche.

Il rendimento è aumentato in tutte le regioni di Austria, Belgio, Francia, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Slovacchia e Svizzera e in più della metà delle regioni di Grecia, Italia, Polonia e Svezia. Il valore è invece diminuito in tutte le regioni della Romania e in più della metà delle regioni di Danimarca, Finlandia, Germania, Portogallo, Repubblica ceca, Spagna, Ungheria. Nel corso del tempo si è osservato un andamento divergente nei rendimenti regionali, con un ampliamento delle differenze di rendimento tra regioni. La Commissione europea osserva poi una forte correlazione tra innovazione e competitività regionale,

“Molto si può ancora fare per ottimizzare il rendimento dell’innovazione e della ricerca. In quest’ottica ci stiamo preparando a sostenere gli innovatori di punta, grazie al nuovo consiglio europeo per l’innovazione nell’ambito del programma quadro di ricerca e innovazione – Orizzonte 2020 – commenta Carlos Moedas, commissario Ue per la Ricerca, la scienza e l’innovazione -. In tempi di globalizzazione e rapidi mutamenti tecnologici, l’innovazione è essenziale per la prosperità dell’economia europea e dei nostri cittadini”.