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La blockchain separa la preistoria dalla storia

Inizia una nuova storia economica del mondo: ogni frode dei servizi sul sistema blockchain o dei bachi nel software è visibile all’istante

21 Feb 2017

Massimo Chiriatti

La blockchain separa la preistoria dalla storia

La preistoria è il periodo della storia umana antecedente l’invenzione della scrittura. È quasi impossibile ricostruire singoli fatti della preistoria. La preistoria finisce quando una società scopre il modo di registrare il presente per usi futuri.

Man mano che le economie sono diventate più complesse, quando appunto si è iniziato a registrare in forma scritta le prime transazioni, si è costruita la reciprocità e la fiducia.
Quindi dalla scrittura in avanti nasce la storia; allo stesso modo, con un unico registro condiviso, ossia con la blockchain, inizia una nuova storia economica del mondo. Una storia trasparente: ogni frode dei servizi sul sistema blockchain o dei bachi nel software è visibile all’istante.

C’è un grosso problema che è durato millenni prima di essere risolto: le informazioni si possono copiare, e con internet è ancora più facile, ma i valori devono essere protetti e non duplicabili.

Si previene il problema della doppia spesa soltanto con l’insostenibilità economica nel riprodurre quel valore digitale. È la neo-creazione della scarsità, questa volta digitale.
È la prima volta che si usa un registro per un contante digitale, quindi per un bene al portatore anonimo, ma dove tutti possono vedere il movimento dell’asset.
La storia la scrivono i vincitori, è vero, ma c’è da sottolineare che tutti possono partecipare; e ciò non vuol dire che il contenuto è vero, solo che sono stati i primi a scriverlo.

Perché è un registro e non un classico database?
Esistono già ottime tecnologie di conservazione, di trasmissione, condivisione e crittografia dei dati, sia con modelli relazionali sia non-relazionali. Anche i sistemi di analisi dei log sono molto efficienti.
Davvero pochi soggetti vogliono diffondere le informazioni sensitive all’esterno e cercare un consenso per scrivere sul database. Del resto, non sono neanche previsti spazi per memorizzare i dati.
La blockchain serve solo se si vuole spostare la responsabilità dall’amministratore alla rete; dall’intermediario al titolare.

Perché si va verso la decentralizzazione?
Perché la relazione è più prossima e non richiede permessi. E non è soggetta a guasti che interrompono fatalmente la rete. La strada è ancora lunghissima: allo stato attuale, molte criptomonete sono centralizzate nella governance (società che hanno di fatto controllo di una determinata cripto), nell’esecuzione del software (mining), nella gestione dello stesso (client), nell’acquisto del gettone nel mercato (exchange).


Preistoria, storia, ma cosa ci aspetta nel futuro?
La scrittura separa la preistoria dalla storia; l’invenzione della stampa ci fa entrare nell’era moderna.

Oggi il fatto straordinario è che nel mondo dello scambio dei valori online abbiamo due contemporanee rivoluzioni:

la scrittura del registro per i contanti digitali

e la stampa, ossia la distribuzione immediata di detto registro.

Se da ora in poi possiamo scrivere su un registro condiviso, da domani c’è di più: è la prima volta che abbiamo un registro programmabile.
La blockchain è la storia. Ognuno può leggerla da solo, ma solo insieme –nel bene e nel male- possiamo scriverla.

Quando la tecnologia arriva a questo punto, è evidente che ci saranno grandi cambiamenti non immaginabili, perché il software è codifica in forma scritta della nostra inimmaginabile creatività.

Twitter: @massimochi

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