STRATEGIE

La Brexit costa cara agli inglesi, (anche) Microsoft alza i prezzi

Nel mirino i prodotti hardware: rincari del 12% per la versione base del Surface Pro e di 150 sterline per il Surface Book. “Aumenti frutto delle condizioni di un mercato valutario dove la sterlina perde terreno”

Pubblicato il 16 Feb 2017

F.Me

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La Brexit costerà cara agli utenti britannici di Microsoft. La casa di Redmond ha deciso di aumentare i prezzi di alcuni suoi prodotti hardware come giù avvenuto per alcuni prodotti enterprise. Nel caso specifico sono stati alzati i prezzi del Surface Pro 4 e del Surface Book.

La versione base del Surface Pro 4 ha avuto un rincaro addirittura del 12%. Più contenuti gli aumenti di prezzo per le versioni di fascia alta dell’ibrido Windows 10. Per quanto riguarda, invece, il Surface Book, gli aumenti sono pari a 150 sterline. Microsoft ha spiegato al Guardian che questi aumenti sono frutto delle condizioni del mercato valutario dove la sterlina perde terreno.

Per il momento, invece, gli investimenti nel paese rimarranno inalterati. Microsoft non è la sola ad aver modificato il prezzi: Apple ad esempio ha aumentato i prezzi delle sue app in media del 25%. “Quando si verificano delle variazioni nei tassi di cambio o nelle normative fiscali, siamo occasionalmente costretti ad aggiornare i prezzi sull’App Store”, ha spiegato la società di Cupertino in una email inviata a fine gennaio agli sviluppatori. Nel caso del Regno Unito, le app sono da 0,79 a 0,99 sterline, da 1,49 a 1,99 sterline, da 7,99 a 9,99 sterline, e così via. Già a ottobre i cittadini britannici hanno visto salire il prezzo dei laptop di casa Apple e nelle prossime settimane si prevede che anche il listino di ebook (su iBooks), musica e video (su iTunes) possa essere aggiornato. Altri big della tecnologia, tra cui Htc e Tesla, hanno annunciato aumenti simili per i loro prodotti.

Proprio per fa volare investimenti tech nel Paese, la premier britannica Theresa May vuole ridurre le tasse sulle imprese in Gran Bretagna, portandole al 15%, in un tentativo di attrarre capitali dopo la Brexit. May ha spiegato a più riprese che il suo obiettivo, “non solo per la Gran Bretagna, è quello di avere le tasse sulle imprese più basse fra i Paesi del G20 ed anche un sistema fiscale che sia profondamente a vantaggio dell’innovazione“. Tagliare la corporate tax dall’attuale 20% renderebbe più competitivo il Regno Unito rispetto ad altri Paesi europei, sfidando la vicina Irlanda, dove le tasse sono al 12,5% e che è attualmente la meta preferita delle grandi multinazionali che vogliono investire in Europa.

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