La capacità critica tra scuola e media diet - CorCom

DIGITAL LEARNING

La capacità critica tra scuola e media diet

L’educazione all’uso di servizi internet e dati elettronici. Gli italiani indietro: non trovano risposte efficaci. La rubrica di Mario Dal Co

06 Nov 2015

Mario Dal Co, Economista

Students, Computers and Learning: Making the Connection, Pisa, Oecd parla di media diet come educazione all’uso critico dei servizi internet e dei dati elettronici. Il rapporto non nasconde i problemi che l’adozione dell’informatica propone o ripropone: se da un lato le scuole rimangono indietro nell’utilizzo dell’informatica, dall’altro i paesi che hanno investito di più non registrano un miglioramento della capacità di lettura digitale. Un dato colpisce subito: negli USA vi sono 1,8 studenti per ogni computer scolastico, contro i 4,1 dell’Italia. Un rapporto molto sfavorevole per l’Italia.

Eppure, nell’alfabetizzazione digitale degli studenti i risultati sono molto vicini. I test PISA del 2012 sulle performance nella lettura digitale danno 511 punti USA e 504 in Italia, mentre quelli per la soluzione di problemi matematici con ausilio di computer danno rispettivamente 7,2 contro 25,2 (media OECD 26,6). Ma come usano internet gli studenti? In media stanno due ore al giorno in rete, ma quelli che ci stanno oltre le sei ore, dichiarano di sentirsi soli a scuola.

Invece, a casa, gli studenti italiani hanno il computer più o meno come gli altri, ma spesso sono i soli ad averlo, con un distacco molto significativo dagli altri paesi sviluppati: indicatore questo di un gap delle famiglie, non dei giovani. Questi accedono al computer e a internet a un’età mediamente più elevata degli altri paesi OECD, anche se intorno ai 15 anni sono pressochè tutti connessi, con una permanenza media – fuori dalla scuola – tra le più basse. Infine, nel verificare il browsing degli studenti per la soluzione di un problema: quelli del nostro paese si collocano al di sopra della media come n. di pagine, ma al di sotto come qualità del browsing.

Insomma, gli studenti italiani sono un po’ testardi, la capacità di correggere gli errori di navigazione è bassa, non trovano risposte efficaci. Il riduzionismo tecnologico ogni giorno ripropone l’idea di “completezza” della rete, per il fatto che essa rende accessibili i dati, ma si rischia in questo modo di dimenticare che la rete da sola non sviluppa capacità critica. Vengono bene le parole del rapporto: “La costruzione di una comprensione concettuale profonda (…) richiede una interazione intensiva tra studente e insegnante, e talvolta la tecnologia distrae da questa importante interazione”. Il rapporto sottolinea anche come la scuola sia impreparata, spesso, a recepire l’innovazione in modo non banale, e sia priva degli strumenti che renderebbero le tecnologie di comunicazione ed elaborazione ausili validi al servizio di una formazione critica e di una capacità espressiva e di elaborazione culturale autonoma.