La controffensiva della Cina: paletti a Apple se Trump non mollerà la presa su WeChat - CorCom

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La controffensiva della Cina: paletti a Apple se Trump non mollerà la presa su WeChat

Il tweet del portavoce del ministro degli Esteri cinese Zhao Lijian: “Perché usare gli iPhone?”. Nel Paese la piattaforma è molto più che una chat: serve per lo shopping online e per interagire con la pubblica amministrazione

28 Ago 2020

Andrea Cacciatori

Nella battaglia fra Stati Uniti e Cina ci finisce in mezzo Apple. La Cina ha lasciato intendere che potrebbe boicottare i dispositivi della casa di Cupertino qualora l’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump proseguirà con il ban di WeChat, popolare piattaforma di proprietà di Tencent utilizzata da 1,2 miliardi di utenti.

“Se WeChat venisse bandita, non ci sarebbe alcuna ragione per cui i cinesi dovrebbero tenere i prodotti Apple e gli iPhone” ha scritto su Twitter Zhao Lijian, portavoce del ministro degli Esteri cinese. Per Zhao, gli Stati Uniti stanno portando avanti un “bullismo economico sistematico” contro le società non statunitensi attraverso l’attacco a WeChat.

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Nelle scorse settimane, un ordine esecutivo di Trump ha preso di mira WeChat impedendo alle società statunitensi di effettuare transazioni commerciali con la piattaforma cinese a partire dalla metà di settembre. Il motivo citato è la sicurezza nazionale: secondo Trump, Tencent potrebbe fornire al governo cinese i dati degli utenti statunitensi per spiarli. Per la stessa ragione, Trump ha bandito anche le transazioni con TikTok, la piattaforma video di ByteDance.

WeChat non è una semplice applicazione di messaggistica: in Cina viene usata per i pagamenti in mobilità, per rapportarsi con l’amministrazione e, più in generale, per l’interezza della vita digitale. “Non importa quanto brava sia Apple, è solo un telefono” ha detto un utente su Weibo, riassumendo la situazione dal lato degli utenti. “Può essere rimpiazzato, ma WeChat è diverso. I cinesi perderebbero tutto se dovessero lasciare WeChat, specialmente gli uomini d’affari”. Si tratta di un rischio concreto che, al di là di ripercussioni ufficiali da parte del governo cinese, potrebbe impattare significativamente sul giro d’affari degli iPhone, che nel secondo trimestre hanno rappresentato l’8% degli smartphone distribuiti in Cina.

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