IL COMMENTO

La Grecia, il web e (ancora) Eco

Le discussioni sui social hanno dato il polso dell’interesse dell’opinione pubblica europea. E internet ha capito prima della carta stampata che la querelle era di natura politica, non economica. La rubrica di Piero Laporta

11 Set 2015

Piero Laporta

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Se vi fossero ancora dubbi circa l’utilità di Internet per far circolare le idee, la vicenda greca dovrebbe fugarli senz’appello. Il caso ha voluto che, pochi giorni prima, Umberto Eco, come ricordammo da queste colonne, se la prendesse con gli “imbecilli” del web nel corso d’una conferenza stampa, dopo una lectio magistralis a Torino. Dopo un paio di settimane, sull’Espresso ha fatto una mezza marcia indietro, tanto elegante quanto rapida, da ricordare Berlusconi.

Eco ha tuttavia avanzato una proposta interessante: “I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine ogni giorno all’analisi di siti web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni”. Proprio la vicenda greca, con le discussioni sul web, ha dato misura dell’interesse appassionato dell’opinione pubblica europea. In tempi di fuga dalle urne, non è poco. D’altronde ben più che la carta stampata, il confronto sul web ha messo in luce le dispendiosità incongruenti dell’intransigente Germania e la capacità negoziale niente affatto naif del governo greco, in grado di giocare contemporaneamente su tre tavoli: quello europeo, quello Nato e quello russo.

Tutti hanno infine compreso che il problema greco non è ragionieristico ma politico. Lo hanno capito anche i politici vessilliferi della fedeltà cieca alla Ue – a sinistra, a centro e a destra. Hanno ammesso che il problema doveva essere impostato politicamente e, solo dopo questa unitaria impostazione, avviato al tavolo finanziario. Toh, il primato della politica fu visto dal web prima che dalla carta stampata. Chissà che ne dicono a Torino.

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