La rivolta delle etichette indipendenti: "Youtube, contratti capestro" - CorCom

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La rivolta delle etichette indipendenti: “Youtube, contratti capestro”

L’appello delle “indie” alla Commissione Ue contro la piattaforma Google. Nel mirino l’imposizione di condizioni non negoziabili per l’imminente servizio di streaming audio

05 Giu 2014

L.M.

Un gruppo di etichette discografiche indipendenti ha chiesto alla Commissione europea di intervenire nei confronti di Youtube per impedire alla società di proprietà di Google di abusare della propria posizione dominante che le consentirebbe di imporre ai “piccoli” un nuovo contratto di licenza non negoziabile per il suo imminente servizio di streaming audio.

Secondo l’associazione Win (Worldwide Independent Network), che riunisce la comunità musicale internazionale indipendente, Youtube avrebbe proposto alle case discografiche europee indipendenti condizioni economiche considerate inaccettabili, con “l’esplicita minaccia” di bloccare la diffusione dei contenuti sulla sua piattaforma in caso di mancato accordo.

Win sta perciò collaborando con Impala, organismo di categoria europeo che riunisce le società di musica indipendente (le cosiddette indies), per rivolgere una richiesta di intervento alla Commissione europea. In particolare intendono chiedere misure urgenti che impediscano a YouTube di abusare della posizione dominante nei confronti delle controparti che non firmano accordi di licenza non negoziabili.

Youtube si sta comportando come un dinosauro – ha detto Helen Smith, presidente esecutivo di Impala – e cerca di censurare quel che non le piace. È un atteggiamento completamente fuori sintonia in Europa, dal momento che la Commissione Europea insiste sistematicamente sul fatto che i cittadini debbano essere messi in grado di accedere alla diversità delle proposte culturali e di scegliere ciò che desiderano. L’Europa ha già dovuto assumere la linea dura con Google su questioni come le ricerche online e la privacy. Un pronto intervento nei confronti di YouTube deve essere il prossimo passo”.

Ancora più duro il commento di Mark Chung, dell’associazione tedesca Vut che si è unita alla protesta: “La rimozione di video musicali legali, con l’obiettivo di allargare il dominio della società su un altro giovane mercato in via di sviluppo, è un atteggiamento che va oltre il cinismo”.

Secca la replica di Youtube: “Abbiamo in essere accordi soddisfacenti con centinaia di case discografiche, sia indipendenti sia major. In ogni caso non commentiamo i negoziati attualmente in corso”.

Le tre principali case discografiche – Universal, Sony e Warner – generano la maggior parte dei ricavi dell’industria musicale, ma le etichette indipendenti giocano un ruolo importante nella scoperta di nuovi talenti. E, per molti dei “piccoli, Youtube, con il suo miliardo di visitatori mensili, è diventato uno dei luoghi più rilevanti per pubblicizzare i propri artisti.

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