IL CASO

La Ue pronta a “benedire” il piano Renzi sull’ultrabroadband. Ma resta l’incognita aiuti di Stato

Strada in discesa sui requisiti necessari per sbloccare la spesa dei fondi comunitari, un terzo delle risorse pubbliche per il piano. Bocche cucite invece sulla compatibilità con la disciplina sugli aiuti di Stato: sotto la lente l’utilizzo dei contributi a fondo perduto per le aree in cui è previsto l’upgrade a 100 Mbps

09 Feb 2015

Francesco Molica

Ultimo miglio per il Piano nazionale banda ultralarga. Il testo è pronto. Infratel in gennaio ha apportato gli ultimi ritocchi alla mappatura delle aree di intervento. E stando a quanto riferito ieri dal Sole 24 Ore il Consiglio dei Ministri si appresta ad approvare la strategia al più tardi entro fine mese. All’appello però manca il via libera della Commissione europea, senza il quale il piano non potrà diventare esecutivo.

Una bozza del documento è stata trasmessa all’esecutivo Ue già nelle scorse settimane per un’ulteriore e informale valutazione rispetto al primissimo draft inviato in novembre. Ma a Bruxelles si attende ancora la notifica ufficiale del testo definitivo. Un dettaglio non del tutto irrilevante perché se il governo non accelera l’intero processo rischierebbe di subire altri ritardi tenuto conto dei tempi formali – sia pur ormai minimi – di cui hanno bisogno le autorità comunitarie per concludere la disamina e concedere l’autorizzazione.

Disamina che si snoda su due piani paralleli. Il primo concerne la coerenza del piano con le cosiddette condizionalità ex-ante della nuova politica europea di coesione, cioè i requisiti necessari per sbloccare la spesa dei fondi comunitari 2014/2020 che costituiscono un terzo delle risorse pubbliche stanziate sotto l’ombrello del piano. Su questo fronte la strada è ormai in discesa. Fonti interne alla Commissione europea fanno sapere che la Direzione Generale Affari Regionali, che è responsabile del procedimento, è pienamente soddisfatta dell’impianto del documento. Ed è dunque pronta a dare la propria benedizione.

L’altro fronte è quello della compatibilità della strategia del governo con la disciplina europea sugli aiuti di stato. I modelli di intervento previsti dal piano, sia in forma di contributo diretto che a incentivo, devono giocoforza passare sotto la lente d’ingrandimento degli ispettori europei per la concorrenza. Alla Direzione Generale Competition, per ora, le bocche sono cucite. Ma filtrano indiscrezioni riguardo una fitta interlocuzione tra Commissione Ue e Palazzo Chigi per disinnescare il rischio che dopo la trasmissione ufficiale del piano Bruxelles domandi informazioni supplementari, o peggio ulteriori modifiche: due scenari che scompaginerebbero la tabella di marcia causando un sicuro slittamento.

WHITEPAPER
Come è cambiato in Italia il quadro normativo dei pagamenti digitali verso la PA?

Secondo alcune voci, un punto sul quale la Commissione coltiverebbe alcune perplessità riguarda l’utilizzo di contributi a fondo perduto per l’upgrade a 100 Mbps nelle aree in cui gli operatori hanno realizzato o realizzeranno reti con collegamenti ad almeno 30 Mbps (aree che rientrano nel cluster B). Fonti del Mise riferiscono che il minuetto di contatti informali tra Roma e Bruxelles si sarebbe sin qui concentrato piuttosto sulle misure di defiscalizzazione contenute nel piano: cioè il credito d’imposta al 50% già “anticipato” nel decreto Sblocca-Italia e oggetto di un decreto attuativo separato che pare non sarà notificato all’Ue.

La strategia del governo, com’è noto, punta a mobilitare risorse pari a 12 miliardi di euro (nel migliore degli scenari) con l’obiettivo di garantire entro il 2020 una connettività a 100 Mbps ad almeno l’85% della popolazione italiana (e a 30 Mbps al restante 15%). Ben al di sopra, dunque, del traguardo del 50% contemplato dall’Agenda digitale europea. Il contributo pubblico assomma a oltre 6 miliardi di euro, un terzo dei quali in provenienza dai fondi strutturali europei (Fesr e Feasr) per il periodo 2014-2020. Il ventaglio di agevolazioni e incentivi previsti va dalle garanzie sul debito alle detrazioni fiscali, fino al fondo perduto e all’intervento diretto a seconda del relativo fabbisogno delle aree di intervento che sono state suddivise in 4 cluster.

Dopo il varo del piano, gli operatori avranno tempo sino al 31 marzo per inoltrare le prenotazioni per le aree dove sono interessati a intervenire, mentre il 31 maggio ricorrere il termine ultimo per la presentazione dei piani di investimento. L’attribuzione dei lavori da parte del Mise dovrebbe quindi seguire attorno alla metà di giugno.Il piano è stato posto in consultazione pubblica dal 20 novembre al 20 dicembre ricevendo 350 contributi. Infratel avrebbe identificato 96mila aree bianche (a fallimento di mercato) destinatarie di possibili investimenti.