IL PIANO

La Ue scommette sul “deep tech”, via al fondo da 3,5 miliardi

Le risorse andranno a finanziare tecnologie nelle primissime fasi di sviluppo, quindi ad alto rischio di fallimento. Obiettivo: iniettare ossigeno all’interno di un sistema-Europa per tenere il passo con Usa e Cina

25 Nov 2019

Antonio Dini

Un piano profondamente ambizioso, che deve trasformare il volto dell’innovazione europea. Tre miliardi e mezzo di euro che verranno distribuiti dall’Unione europea per finanziare tecnologie chiave nelle primissime fasi di sviluppo, quindi ad alto rischio di fallimento, con l’obiettivo di iniettare ossigeno all’interno di un sistema-Europa che deve crescere e tenere il passo con i laboratori e i centri di ricerca americani e cinesi.

Secondo il Commissario europeo per la ricerca e l’innovazione, Jean-Eric Paquet, per riuscire un giorno a raggiungere i giganti della ricerca e sviluppo americani e cinesi è necessario rinvigorire il sistema della ricerca partendo dalle radici. Cioè, dalle tecnologie di base. Il capitale di ventura tradizionale, ha spiegato Paquet presentando il piano della Ue, evita di investire in ricerca di base, perché cerca invece delle tecnologie applicabili che possono rapidamente trasformarsi in prodotti commerciabili. Invece, la ricerca di base finisce molto spesso nella “valle della morte dell’innovazione”, cioè nel cimitero degli investimenti che non portano mai a scoperte scientifiche e quindi a risultati misurabili perlomeno a medio o breve tempo.

Il fondo di investimento cercherà invece di colmare il divario tra la ricerca applicativa orientata alla produzione da un lato e quella di base in settori definiti “deep tech” come lo studio di nuovi principi per l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’incrocio tra salute e tecnologia.
Il fondo verrà lanciato ufficialmente nel 2021 e verrà gestito dal Consiglio europeo per l’innovazione. Le dimensioni del fondo potranno cambiare leggermente a seconda delle discussioni sul budget disponibile.
Sino ad ora i meccanismi di finanziamento europeo per la ricerca passano da assegni della Commissione e dal Fondo di investimento europeo che a sua volta finanzia aziende di capitale di ventura.

«Il nostro obiettivo – ha detto Paquet – è quello in un certo senso di emulare gli aspetti più positivi del capitale di ventura tradizioanle».
In Europa il capitale di ventura sta attraversando una fase di crescita positiva: i capitali investiti in aziende europee sono arrivati a quota 30,9 miliardi di euro rispetto ai 13,8 miliardi del 2015, secondo un rapporto della società di venture capital Atomico. La spiegazione è soprattutto data da due fattori: le raggiunte maggiori dimensioni delle aziende hi-tech europee da un lato e la guerra commerciale in corso tra Usa e Cina dall’altro, che sta spingendo molti investitori a considerare alternative rispetto ai due mercati tradizionali.

Le attività per il fondo pianificato da Paquest inizieranno questa estate con una fase pilota basata su una prima tranche di 600 milioni di euro in grant ed equity per testare il mercato degli innovatori europei e vedere quanto sia ricettivo. Entro la fine dell’anno 2020 il fondo dovrà decidere quanti progetti finanziare da un minimo di 50 a un massimo di cento in questa fase di test.

Il fondo verrà gestito da esperti esterni che forniranno le proprie competenze per l’analisi iniziale e che serviranno anche da ponte per trovare società private di venture capital più tradizionali una volta che le tecnologie avranno raggiunto una maturità maggiore e potranno muoversi verso la creazione di prodotti commerciali.
Secondo alcuni osservatori l’approccio all’investimento nella ricerca di base sulle cosiddette “deep tech” da parte della Unione europea è stato ben disegnato e tocca aree che non sono ancora percorribili da parte del capitale di ventura tradizionale, potenzialmente generando fin da subito molto valore.

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