LA RICERCA

Lavoro, ecco l’identikit del “dipendente 2030”: algoritmi e AI in primo piano

I dati dello studio realizzato dall’Institute For The Future per Dell Technologies: secondo il 70% dei manager intervistati i lavoratori saranno sempre più chiamati a specializzarsi sulle nuove tecnologie

Pubblicato il 13 Nov 2019

lavoro, Ericsson Stella Medlicott
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Le aziende del futuro saranno sempre più digitali e faranno dei dati la pietra miliare del proprio business, implementando tecnologie come intelligenza artificiale, extended reality e algoritmi. E’ quanto emerge dallo studio realizzato da Institue For The Future per Dell Technologies “Future of Work: Forecasting Emerging Technologies’ Impact on Work in the Next Era of Human-Machine Partnerships”, che ha preso in considerazione le risposte di 4.600 business leader in 42 Paesi. Focalizzando l’attenzione sull’Italia, dalla ricerca emerge che 71% degli imprenditori e dei manager locali ritengono che i dipendenti siano obbligati a diventare dei veri e propri esperti di tecnologia entro il 2030, rispetto al 60% del campione che ha dato la stessa risposta su scala globale.

Ben oltre l’82% dei business leader italiani (54% il dato globale) è sicuro che la prossima generazione di lavoratori avrà un impatto dirompente sulla propria forza lavoro, grazie a competenze digitali profonde e a una mentalità radicalmente diversa.

Un fattore che spinge il 50% degli imprenditori e manager interpellati ad attrezzarsi in-house, attraverso lo sviluppo interno delle competenze digitali, come per esempio l’insegnamento del coding ai propri dipendenti.     

Inoltre, secondo il 53% del campione, per proteggere i diritti dei dipendenti, le strutture governative devono implementare nuove policy in tema di lavoro – che si adattino al mutamento dello scenario – e una regolamentazione più chiara circa l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.   

“Nello studio è chiara la richiesta degli imprenditori e dei manager rivolta alle strutture governative circa l’implementazione di nuove regole che possano normare uno scenario di business – e un luogo di lavoro – che sta cambiando alla velocità della luce – sottolinea Filippo Ligresti, vp & gm Commercial Sales di Dell Technologies Italia – Le aziende del futuro saranno digitali. Si posizioneranno come luoghi in cui tecnologie come big data, analytics, Intelligenza Artificiale o Internet delle Cose, saranno familiari come lo sono le scrivanie, i laptop o le stampanti. I dipendenti collaboreranno in un modo totalmente differente e immersivo, attraverso l’uso di XR, e l’Intelligenza Artificiale farà da complemento alle capacità umane, piuttosto che rimpiazzarle, aiutando i dipendenti a gestire i flussi di lavoro, a portare a termine i propri compiti e a ricavare informazioni utili al business dall’immensa mole di dati a disposizione”. 

“Siamo ormai nel vivo della quarta rivoluzione industriale – aggiunge  Federico Suria, Country manager Enterprise sales di Dell Technologies Italia – I modelli di business si stanno trasformando in tutti i settori industriali, trainati dalla digitalizzazione che anche in Italia sembra aver avviato un percorso credibile. Questo processo va sostenuto perché è fondamentale per incrementare la competitività delle nostre aziende, in uno scenario globale che presenta incertezze sia a livello economico che geopolitico. A dimostrazione della validità di questa tesi oltre il 70% dei leader di business in Italia sono convinti che la partnership persona-macchina aiuterà a superare i limiti umani sul posto di lavoro. Tuttavia, per far sì che questa trasformazione sia sostenibile, i temi della formazione della forza lavoro e della regolamentazione diventano fondamentali. Servono investimenti per creare competenze digitali, sia sulle nuove generazioni di lavoratori che su quelle esistenti per renderle in grado di essere pronte a seguire la trasformazione richiesta dal mercato. Allo stesso tempo, è importante che – a livello governativo – i temi dell’interazione persona-macchina vengano indirizzati in maniera preventiva e regolati, al fine di armonizzare i potenziali impatti di un’implementazione non regolata delle nuove tecnologie”. 

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