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LO STUDIO

L’effetto Amazon travolge la supply chain, 12 mesi al massimo per non essere “schiacciati”

Secondo i risultati dell’indagine “Intelligent Manifacturing” le aspettative dei consumatori sulla consegna degli ordini sono profondamente cambiate. Senza investimenti in innovazione non sarà possibile competere con i giganti dell’e-commerce, inclusa l'”emergente” Alibaba. Baumann: “La digitalizzazione della supply chain non è più un’opzione”

08 Mag 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

“L’effetto Amazon e Alibaba ha notevolmente cambiato le aspettative dei consumatori in merito ai tempi di consegna di un ordine. Ora più che mai, i processi di pianificazione ed esecuzione devono essere strettamente collegati. Ma se da un lato si comprende l’importanza di dare la priorità sia all’esecuzione a breve termine che alla pianificazione strategica a lungo termine, troppo spesso vediamo che le aziende si focalizzano sull’una e non sull’altra e questo limita il valore degli sforzi”. Con queste parole Fred Baumann, Group Vice President Strategia Industriale di Jda Software spiega i risultati dell’indagine Intelligent Manufacturing 2018 mirata a fare il punto sul ruolo del produttore e quello del retailer che stanno in qualche modo “convergendo”.

“Il 35% degli intervistati aspira a raggiungere la maturità digitale nei prossimi due o tre anni, ma per raggiungere questo obiettivo ed essere attrezzati per contrastare Amazon, questi produttori dovranno rendere la digitalizzazione una priorità ora. La digitalizzazione della supply chain non è più un’opzione. È un obiettivo strategico e un elemento di differenziazione cruciale. Le aziende che oggi stanno investendo nella supply chain, con il supporto del loro gruppo dirigente e quelle che stanno posizionando le funzioni della supply chain come elementi chiave della differenziazione riusciranno a eccellere e a ottenere una crescita profittevole del business”.

Stando ai risultati dell’indagine, che ha coinvolto oltre 270 professionisti del manufacturing americano, i produttori stanno già ridefinendo e concentrando i propri investimenti tecnologici su soluzioni di ottimizzazione delle scorte (43%) e sulle tecnologie di pianificazione ed esecuzione integrate (41%). Il 51% delle aziende manifatturiere intervistate sta spingendo la collaborazione interna ed esterna in tutta la supply chain. E molti produttori affermano di prestare anche attenzione al rilevamento della domanda (44%) e alle prassi di data science (33%) per migliorare le previsioni. Inoltre, quasi un terzo (31%) dei produttori ha rivelato un impegno verso la pianificazione integrata, in cui i processi a lungo e medio termine si integrano con l’esecuzione tattica attraverso una tecnologia unica e connessa, accessibile dagli utenti attraverso le funzioni della supply chain. Ma si rilevano anche alcune criticità: “Un aspetto fondamentale della capacità di soddisfare le mutevoli esigenze dei consumatori si basa sul modo in cui le aziende integrano i processi di Sales&Operations Planning (S&OP) con i processi e i Sales&Operations Execution (S&OE). Su questo fronte, due terzi dei produttori sono in ritardo”, si legge nel report.

Il 65% del gruppo aspirazionale (cioè, coloro che hanno come obiettivo una trasformazione digitale nel giro di due o tre anni e che ammontano al 35% egli intervistati) è sulla strada giusta, e dichiara che la digitalizzazione della supply chain sarà una “priorità” nel 2018. Inoltre, quasi la metà (47%) ha capito l’importanza dei processi di S&OP e S&OE integrati; entro 12 mesi, il 44% intende realizzare un S&OP connesso e “financially-led” e pianificare il processo S&OE in modo globale. I produttori aspirazionali hanno anche segnalato investimenti in corso nelle soluzioni e strategie digitali.

Resta il fatto – puntualizza lo studio – che le aziende che optano di posporre la digitalizzazione di altri 12-36 mesi rischiano di perdere vantaggio competitivo: i benefici per il business legati alla digitalizzazione della supply chain, consistono in una maggiore profittabilità (49%), miglioramento dei livelli di customer service (38%), riduzione delle spese (38%) e incremento delle capacità competitive (35%) “che sono tutti fondamentali per tenere il passo con la domanda dei consumatori”.

Se è vero che i retailer sentono maggiormente  il peso delle esigenze dei consumatori, che continuano a cambiare rapidamente, la pressione  si fa sentire anche a monte e sta spingendo i produttori a rivalutare le proprie attività di supply chain. La collaborazione digitale con i canali di retail tradizionale continua a essere un’area d’intervento per migliorare l’efficienza e rispondere proficuamente alle esigenze dei consumatori. Inoltre, per mantenere i talenti migliori, l’indagine ha rilevato che il 55% dei produttori è impegnato nella formazione di personale trasversale per tutte le esigenze della supply chain e nella creazione di centri di eccellenza.

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