EMILIA ROMAGNA

Lepida “raddoppia” il data center di Ravenna

Entrata a pieno regime nel 2016, la struttura aggiunge 12 nuovi armadi rack per rispondere alla richiesta degli enti locali. Il tutto assicurando la business continuity in downtime zero ai propri utenti

Pubblicato il 04 Apr 2017

A.S.

data-center-lepida-170131184737

Entrato a pieno regime nel corso del 2016, per il data center di Ravenna è già prevista una prima espansione per ospitare nuovi apparati, grazie alla crescente richiesta di servizi IT da parte degli Enti locali. A sottolinearlo è un nota di Lepida Spa, la società regionale dell’Emilia Romagna per l’innovazione e le reti: è infatti in arrivo per la struttura una seconda cage con 12 armadi rack a disposizione.

La scalabilità e la modularità dell’infrastruttura fisica e delle facility, spiega Lepida, previste come elemento strategi­co di progettazione, garantiscono la gra­nularità degli investimenti e la sostenibi­lità finanziaria del progetto complessivo, oltre ad abilitare nuovi servizi. Infatti, la disponibilità della seconda cage, ovvero di un modulo autoconsistente all’interno del data center dotato di quadri di ali­mentazione e di unità di condizionamen­to dedicati, consente di implementare un sistema di Business Continuity locale.

“Le due cage dispongono, ciascuna, di appa­rati computing e storage indipendenti che, opportunamente virtualizzati, garantisco­no il mirroring completo dell’infrastruttu­ra di un Ente – si legge nella nota – In altri termini, un cluster di host fisici distribuito nelle due cage ha a disposizione spazio disco replicato su ap­parati storage residenti in cage distinte. Questo implica che il fault di uno storage array, di un insieme di server o, più in ge­nerale, l’intera indisponibilità di una cage, consente agli Enti che implementano tale architettura di garantire la continuità ope­rativa con downtime zero ai propri uten­ti”.

Il servizio sarà disponibile ai Soci prima dell’estate per soluzioni che prevedano componenti computing in dedicated ho­sting, ovvero per i servizi computing ero­gati da host fisici dedicati (BaaS e CBaaS). In questo scenario, un cluster VMware, Hyper-V o realizzato con altre tecnologie di virtualizzazione dedicato a un Ente è facilmente distribuito sulle due cage e, grazie alla virtualizzazione dello storage, potrà in modo trasparente contare sul mirroring dei dati.

Analogo disegno – spiega Lepida – può essere implementato, per esempio, per un cluster Oracle (Rac). Il servizio non pre­vede costi aggiuntivi, ma il solo costo delle risorse già previste nel listino lepidaspa. In termini pratici, il valore economico di un’infrastruttura di questo tipo è dato dal costo dei server BaaS/CbaaS e dal costo dello storage utilizzato, considerando che in caso di mir­roring il disco utilizzato è evidentemente il doppio dello spazio utile.

“Un’evoluzione futura di tale architettura, anch’essa deri­vante dalla nativa integrazione tra l’infra­struttura di rete e i servizi di DataCenter, consentirà l’erogazione di un servizio di business continuity in geografico – conclude Lepida – Infatti, è in fase di realizzazione l’aggiornamento della componente di trasporto Wdm del­la Rete Lepida, che abiliterà la possibilità di realizzare circuiti ottici tra DataCenter. Questa prospettiva renderà compiuto il disegno strategico di una federazione di tre DataCenter regionali, connessi dalla Rete Lepida, in grado di operare in Busi­ness Continuity e di erogare mutuamente servizi di Disaster Recovery”.

Valuta questo articolo

La tua opinione è importante per noi!